LO SVILUPPO DELLA RIVOLUZIONE BOLIVIANA

RIUSCIRANNO IL MILIARDARIO MESA E GLI ALTRI A FERMARE LE MASSE INSORTE?

(RESPONSABILITA’ DELL’UNIONE EUROPEA)

 

Bolivia: Mesa riuscirà a fermare le masse in rivolta?

by venetocontroguerra.net Saturday October 18, 2003 at 08:09 PM

mail: venentocontroguerra@libero.it 

 

BOLIVIA: UN MILIARDARIO TIRA L'ALTRO. ECCO AL POTERE MESA MILARDARIO NEOLIBERALE ELETTO DA TUTTI. PROMETTE ELEZIONI MA NON PARLA DEL GAS VENDUTO ALLE MULTINAZIONALI, NE' DEGLI ALTRI ODIOSI PROVVEDIMENTI PRESI IN QUESTI ANNI. RIUSCIRA' A FERMARE LE MASSE? RIUSCIRANNO MESA E GLI ALTRI A FERMARE CON L'INGANNO LE MASSE CHE LA VIOLENZA DI LOSADA NON HA PIEGATO ?

Bolivia: Mesa riusci...
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LO SVILUPPO DELLA RIVOLUZIONE BOLIVIANA

RIUSCIRANNO MESA E GLI ALTRI A FERMARE CON L'INGANNO LE MASSE CHE LA VIOLENZA DI LOSADA NON HA PIEGATO ?

Mentre nei no-global c'è chi sta lì a discutere se Lula in Brasile è reazionario in toto o solo in parte e stanno a criticare come spesso fanno certe correnti (è una loro tradizione storica) quegli stessi governi, partiti, percorsi, che hanno esaltatati nei giornali, nei convegni e nelle aule universitarie fino a ieri l’altro.( e quando dico ierlatro non è una metafora, ma un esempio preciso), la vecchia classe operaia, il vecchio e desueto popolo, le vecchie e desuete masse hanno fatto irruzione con prepotenza lassù sulle Ande e hanno mandato all’aria la pesante cappa di preti, militari, gringos gente perbene, ambasciatori americani, uomini di fiducia delle banche di mezzo mondo, nunzi apostolici e altro che da molto li opprime.

In Bolivia stanno le classi dirigenti hanno scaricato il miliardario, nonché presidente, nonchè macellaio assassino Sanchez de Losada, il quale se n’è andato a Miami. Via un miliardario ne arriva un altro (lo presentano come intellettuale e storico, ma si dimenticano di dire che è un altro miliardario neoliberale e padrone di televisioni, razza politica questa in espansione planetaria.

Il neopresidente Mesa (altro miliardario neoliberale fino a ieri assolutamente d'accordo con Sanchez de Losada) ha subito offerto nuove elezioni. Non più solo un referendum consultivo. Nuove elezioni in cui magari possano vincere quei partiti della sinistra moderata che fino a ieri hanno appoggiato Losada, gente comunque educata e perbene in grado di contenere la canaglia, la plebaglia armata di candelotti di dinamite che nonstante 140 morti non si è piegata, forte delle sue organizzazioni di massa ha continuato l'offensiva, ha conquistato la campagna, le periferie ed ha invaso la capitale nella più classica e desueta delle insurrezioni. Fregandosene dei potenti mezzi tecnologici della Cia e fregandosene anche dei media, invece che stare a guardare le televisioni e ascoltare le prediche dei preti in tonaca e in borghese, inneggianti all'abbandono della violenza, allo sciopero della fame e alla concordia tra sfruttati, mitragliati e sfruttatori e aguzzini.. ha invaso la piazza di san Franceso con migliaia di minatori ben provvisti di candelotti di dinamite ha paralizzato tutto ed ha vinto cacciando De Losada per ko, mostrando al mondo intero che è possibile cacciare Berlusconi seppur appoggiato da Bish, dall'ambasciatore americano e dall'Europa. Eccolo qua effettivamente l'altro mondo possibile. Di questi tempi può succedere. E' successo in Argentina, è risuccesso in Venezuela e ora succede ancor più in larga scala in Bolivia.

Ma c'è Mesa eletto da tutti. Passerà questa soluzione, appoggiata da tutti i borghesi di destra e di sinistra? I minatori, i contadini poveri, i proletari che hanno vinto, se ne torneranno così nei loro miseri accampamenti e villaggi, lasciando che al tavolo del potere si alternino gli uomini che provengono dalle stesse classi dominanti e che hanno gli stessi programmi?

Sembra che questa volta le cose non andranno così. Pur essendo diretti da sindacati, gli operai e le masse popolari pongono delle precise rivendicazioni ad ogni governo che voglia costituirsi e minacciano di attuarlo direttamente instaurando i loro organismi popolari se non saranno accolte le loro richieste, fatte dalla Centrale operaia boliviana , la maggiore organizzazione che ha guidato l’insurrezione.

1) La punizione di tutti i responsabili dei massacri

2) L’abrogazione immediata della legge che privatizza e vende il gas (una di quelle belle privatizzazioni, cioè ruberie tanto cara ai governi tipo Bush o Putin etc etc..

3) Profonde misure di riforma agraria

4) Annullamento di vari provvedimenti repressivi

Qualunque sia il governo che si instaura wsso deve fare queste cose” Altrimenti le vie e le stade della pareia si trasformeranno di nuovo in barricate”- Come è meglio e più sonoramente espresso da loro : De lo contrario, las calles y los caminos de la patria se convertirán nuevamente en nuestra barricada

Le questioni di fondo sono dunque tutte aperte. L’insurrezione vittoriosa di questi giorni non è che una tappa, importantissima, della rivoluzione boliviana.

Ci resta da segnalare ad uso interno nostro, italiano ed europeo, la bella faccenda che fino a pochi giorni fa l' Unione Europea del nostro caro Prodi si è solidarizzata col macellaio Losada, e questo si capisce bene visto che il gas boliviano doveva andare alla popolare Repsol spagnola (oltre che alla BP inglese). Questo bel comportamento fa il paio coll’altro bel comportamento dell’Ulivo per quanto riguarda l’Iraq (e si capisce adesso molto bene perché non vogliono manifestazioni in appoggio alla resistenza irachena, ma semmai manifestazioni in appoggio delle missioni umanitarie dei nostri bravissimi soldati)

fausto schiavetto di venetocontroguerra e soccorsopopolare (18 ott 2003)

 

Da econoticiasboliviacom  due documenti  apparsi ieri sera 17 ottobre

COMUNICADO DE LA CENTRAL OBRERA BOLIVIANA

Redacción de Econoticiasbolivia.com

 

LA SANGRE DEL PUEBLO NO SE NEGOCIA

La salida que coyunturalmente se vislumbra sobre la base de lo que pueda hacer el Parlamento para la sucesión presidencial, no es, de ninguna manera, la señal que nos invite a los bolivianos arriar las banderas que tras cuatro semanas de cruenta lucha hemos logrado.

En el camino han quedado 140 vidas que han regado con su sangre generosa nuestra Patria mostrando que con nuestra fuerza somos capaces de tumbar las dictaduras, así utilicen los afeites de la democracia. Los gobiernos por muy sanguinarios que sean caen tras los golpes que certeramente da e! pueblo. Ahora sabemos que con nuestra organización y lucha podemos y debemos derrotar al neoliberalismo.

No hay solución con los partidos políticos que consintieron y fueron cómplices de la carnicería contra el pueblo. No hay solución si persiste inalterable la política económica de enajenación de los recursos naturales, y no habrá solución con leyes que favorecen sólo a los privilegiados de siempre. Este pueblo con heroicidad inigualable ha luchado por el gas. No queremos sólo cambio de personas del mismo cuño; queremos cambios reales y profundos.

Habían soluciones sólo si se recogen los planteamientos de la movilización Nacional y Popular por el cual han caído 140 héroes nuestros, a los que no debemos traicionarlos.

Los planteamientos del pueblo movilizado son:

* Anulación del Decreto Supremo 24806 que establece la renuncia del Estado a los Hidrocarburos Anulación de la Ley de Hidrocarburos. Elaboración de una política soberana de hidrocarburos, base sobre la que se debe tomar decisiones para la industrialización y el futuro del gas

*Revisión en el Congreso de todos los contratos de capitalización, de nesgo compartido y arrendamiento de los yacimientos petrolíferos, mineros y empresas estatales, haciendo respetar el espíritu de la Constitución Política del Estado.

*Anulación de la Ley INRA que mercantiliza la tierra. Redistribución de la Tierra

*Respeto a la propiedad comunitaria y de origen.

*Restitución de los derechos sociales de los trabajadores bolivianos

*Anulación inmediata de la libre contratación.

*Reactivación del aparato productivo nacional, rechazando el libre comercio, como el que establece el ALCA.

*No a la impunidad de los carniceros de octubre: Juicio por genocidio a la población boliviana que se alzó en defensa de los recursos naturales y de la democracia.

*Anulación de la Ley de Seguridad Ciudadana al amparo de la que se asesinó al pueblo.

*Cualquiera que sea el gobierno, tiene la obligación de cumplir con el clamor del pueblo. De lo contrario, las calles y los caminos de la patria se convertirán nuevamente en nuestra barricada

 

La Paz, 17 de octubre de 2003

COMITÉ EJECUTIVO DE LA CENTRAL OBRERA BOL1VIANA

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CARLOS MESA, EL NUEVO PRISIONERO DE PALACIO

Tras derribar a piedra y palo al gobierno del millonario Gonzalo Sánchez de Lozada, la rebelión de los pobres y excluidos ha conminado al nuevo Presidente Mesa a no exportar el gas, a industrializarlo en el país y recuperarlo de las manos de las transnacionales. Menuda tarea para un hombre que no tiene partido ni apoyo social y se sustenta solo en la Embajada y en un desmoralizado Ejército

Redacción de Econoticiasbolivia.com

La Paz, octubre 17, 2003 (Hrs. 21:00).- El nuevo Presidente de Bolivia, Carlos Mesa Gisbert, era, hasta hace poco, un declarado "gonista", un ferviente admirador de Gonzalo Sánchez de Lozada. Admiraba su inteligencia, su destreza política, su capacidad para inventar y recrear políticas neoliberales. Hoy, debe administrar el desastre que ha dejado el millonario, que después de intentar ahogar en sangre la protesta de los pobres, ha escapado en helicóptero de la furia de la sublevación civil más grande del sur de América.

No es un día feliz para él, pese a que está a minutos de que el Congreso de la República le imponga la banda presidencial. Se lo ve abrumado. Está muy solo, no tiene partido ni movimiento social que lo respalde. En el fondo, nadie confía en él. Ni siquiera la Embajada de Estados Unidos, que sólo a última hora y con muchas reticencias le ha dado el visto bueno para que gobierne o, al menos, no se caiga de inmediato.

David Greenlee, el Embajador, se ha reunido con él anoche, de emergencia, tras convencerse que mantener a Goni era perderlo todo. De mala gana está aceptando a Mesa, le duele que sea tan débil, tan timorato, tan inexperto.

Mesa ha sido un exitoso periodista e historiador. Ha hecho fortuna con su canal de televisión. Es un millonario admirador del neoliberalismo. Ante la Contraloría ha declarado que posee a sus 53 años una fortuna de un millón y medio de dólares, mucho, demasiado, en un país donde un tercio de la población pasa hambre y otro tercio apenas tiene para comer lo más indispensable.

En los sectores populares tampoco tiene arrastre ni simpatía. Sus promesas no cumplidas de combatir efectivamente la extendida corrupción pública y su silencio ante la matanza de tantos bolivianos (más de 70) le ha valido perder el escaso apoyo que tenía entre la gente, especialmente en los sindicatos y la población más pobre. Muchos creen, están seguros, que no hay gran diferencia entre él y Goni.

Por ahora, en términos políticos, sólo tiene el apoyo de los partidos neoliberales caídos en desgracia, que se escudan y se refugian detrás de él para no perder todo, como Sánchez de Lozada. Es un apoyo muy débil, incluso incómodo para el nuevo Mandatario que los quiere en segunda fila, no visibles, por lo que ha comenzado a volcar sus ojos hacia la clase media.

Allí, en los segmentos más acomodados, en la alta burocracia, entre las "personalidades" y en los sectores empresariales está su única esperanza. Allí quiere generar una base social que lo sustente y que lo preserve de la insurgencia popular, de la sublevación de los pobres, de la revolución social.

Muchos de sus nuevos amigos ya han comenzado a organizarse. Han contribuido a la huelga de hambre de las clases medias que aisló más a Goni y ahora quieren cosechar el triunfo que otros han abonado con su sangre, en busca de la continuidad institucional, con algunas reformas pero nada que se parezca a una revolución social, nada que incomode al señor Embajador.

Mesa y sus amigos, muchos de ellos en los grandes medios de comunicación, quieren armar un "gobierno de unidad nacional", unir a las clases medias y convencer a los trabajadores y a los vecinos más pobres que Mesa es muy diferente a Goni. Fallido intento, por ahora.

El Cabildo abierto de la Central Obrera Boliviana (COB), el poder de la calle, el otro poder, ya ha dicho su palabra y ha ordenado al nuevo Presidente lo que debe hacer: "No exportar gas ni por Chile ni por Perú, industrializarlo en Bolivia y recuperar el gas y el petróleo para los bolivianos". Menuda tarea para un hombre solo, prisionero de las masas insurrectas.

Si no cumple con estas demandas, una Asamblea Popular, autoconvocada y conformada por representantes laborales, sindicales y populares asumirá la tarea de arrebatar el gas y el petróleo de manos de las transnacionales, dice el líder de la COB, el minero Jaime Solares. El grito y los palos de la ululante multitud confirman la advertencia.

La certeza entre los rebeldes es que la sublevación popular ha derribado a pedradas y palo a Sánchez de Lozada, pero aún no ha logrado nada sobre el gas, el petróleo, la tierra y territorio, la coca y otras demandas sociales que van orientadas a destruir al neoliberalismo.

Y eso también lo saben los parlamentarios que eligen hoy al nuevo Presidente con un mandato hasta agosto del 2007, aunque, en verdad, muy pocos piensan que durará tanto. El mismo Congreso está acorralado, prisionero, en medio de un combate mortal entre el pueblo insurrecto, organizado, que tiene al frente al otro poder real sustentado en los grandes intereses de las transnacionales del gas y del petróleo, en los intereses norteamericanos, defendidos hasta ahora por la metralla y los tanques del Ejército.

En Bolivia, a un mes de iniciada la guerra del gas, la sublevación civil, la gigantesca rebelión de los pobres y excluidos, sólo ha escrito la primera página de su historia.

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