Su un articolo de “La Repubblica” sulle elezioni amministrative a Vicenza

 

Ecco, vedi P., uno dei motivi per cui ho diminuito di molto la comunicazione con te e la non reciprocità. Tu mi chiedi, a proposito dell'articolo di Rumiz sulle elezioni amministrative a Vicenza:corrisponde? Ma non mi dici se per te corrisponde, se ti va bene, male o qualcosa. Tu non ti esponi, né sopra la cintura, né tantomeno sotto. Non vale!!

 

Quanto all'articolo in questione è il solito articolo di Repubblica, una menata melensa e inutile.

Apparentemente ti da delle notizie scandalistiche dirompenti, come quella sul terreno su cui sarà costruito il Tribunale, appartenente a una società della Fininvest, uno dei tanti affari della banda Berlusconi. La solita menata su Berlusconi e la sua banda. Al di là di quello non vanno. L'altra banda quella dei padroni della Olivetti e della Unipol, quella dei buoni medici imperialisti che vanno a fare le missioni di pace in Kossovo, quella dei venditori di caffè democratici alla Illy, quella degli amministratori di sinistra che hanno disseminato di veleni il suolo delle Venezie come hanno fatto coi fanghi di Marghera gli amministratori democratici veneziani, tutte queste cose quelli della Repubblica o de Il Mattino di Padova non le vedono. Non vedono tutti gli affari che hanno da sempre imbastito nelle autostrade o nelle banche quelli della Margherita, l'attuale biancofiore d’antan.

 

E così non colgono, non colgono ad arte, la trasformazione orrenda, l'orrenda metamorfosi che è in atto nell'insieme della società veneta ed italiana, metamorfosi a cui entrambe le bande mutuamente concorrono, passandosi la palla da un pacchetto Treu, da un lodo Maccanico ad altri di polo opposto, ma di segno eguale. E' la modernizzazione neoliberale che avanza. Chi è più affarista? La società immobiliare di Berlusconi che valorizza con l'Ente Pubblico il suo terreno per costruirvi il Tribunale o la società pubblica controllata da comune di Venezia che ha venduto come fertilizzanti i putridi fanghi velenosi di Marghera? A chi la palma d'oro?

 

E' da una vita che vanno avanti così, quelli della Repubblica, sollevando polveroni moralisti...mi ricordo da bambino un giornale scandalistico democratico perbene che si chiamava L'Espresso, per certi versi simile a un giornale scandalistico di destra che si chiamava il Borghese.

 

E comunque gli va bene, perché sono l'altra faccia possibile del sistema, l'altro mondo possibile, l'altra società per bene possibile. Al di là niente altro è permesso. Nulla più esiste. Tu pensi che io esista? In realtà non esisto né io, né le mie idee, né tu esisti. Nessuno esiste a meno di non avere un idea conforme. Se non sei Berlusconi, sei Repubblica. Tertium non datur.

 

In fondo hai fatto bene a non esprimere alcun parere sull'articolo: i nostri pareri non contano un cazzo!

vale

Fausto

 

P. 26/5/03 : che dici: corrisponde?

 

Castelli ha promesso un nuovo palazzo di giustizia
su un terreno di proprietà della Fininvest
Vicenza tra il Polo degli affari
e un medico del Terzo Mondo
Riboni è stato sei anni in Africa. E promette: largo alle donne
Hullweck tenta il bis, la Lega divide il centrodestra
dal nostro inviato PAOLO RUMIZ

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VICENZA - "El xe mato" pensò il popolo del Polo-Lega quando il ministro della Giustizia arrivò con le auto blu in corso Palladio a far campagna elettorale. Annunciò: vicentini, presto avrete un nuovo, splendido tribunale. Paga tutto Roma ladrona, 23 milioni di euro. "Nessuna città in Italia si commosse Castelli - ha avuto quanto voi". Era il 10 maggio, data storica per i veneti.

Ma l'ingombrante regalo sollevò dubbi. "Cossa ne servi un tribunal?", si chiese la gente in piazza delle Erbe. Che senso ha quel palazzo spaziale nella sacrestia d'Italia, il posto più quieto del Paese? Cosa gli ha preso alla Lega? Da quando Berlusconi "ghe vol ben" ai giudici? Erano quesiti irrilevanti. Dietro, c'era un business già fatto, chiuso, firmato. Business con chi? Eccola, la domanda giusta. Con la Findi, società di Berlusconi. La padrona del terreno.

Lo schema? Lo stesso di Milano Due, eretta sotto Craxi imperatore. Il Comune ha un suo spazio utile, che non usa. Ne vuole, chissà perché, un altro: quello del Cavaliere. Ma c'è un ostacolo. E' un'area industriale dismessa, non edificabile. Così si firma un protocollo. Nel quale la Findi cede al Comune 18 mila metri dei suoi, e il progetto del tribunale da costruirci sopra. In cambio, il Comune promette che tutta l'area diverrà edificabile. E, già che c'è, aggiunge 200 mila metri cubi edificabili in uno spazio attiguo, ancora più pregiato. La Rotonda del Palladio.

Scandalo? Perché? Il Comune non spende una lira. Berlusconi moltiplica il valore dell'area. La giustizia vivrà in spazi efficienti. Gli avvocati avranno studi luminosi. I costruttori guadagneranno. Un'area abbandonata tornerà a luccicare, avrà palazzine, garages, metronotte e allarmi. E poi, i vantaggi politici! A Vicenza-città la Lega è all'opposizione contro la giunta del Polo. Ora, col business, tutto cambia: la Lega-Castelli suggella un'alleanza con Forza Italia-Fininvest. E allora, dove sta il problema? Nei 23 milioni che i cittadini pagheranno con le loro tasse? Ma no, a Vicenza sono tutti d'accordo. La Regione è centrodestra; la Provincia, il Comune, i media, gli industriali, tutto pende da quella parte. Persino il vescovo scrive su testate vicine al Polo. Un potere assoluto, da era dorotea.


Il problema sta altrove. Sta nella base della Lega che se ne fotte di Castelli e degli inciuci. La Lega, maledetta Lega, che anche qui si presenta da sola al voto del 25 maggio, esponendo il Polo al rischio nero di una batosta. Sta nel sindaco che ci riprova, l'azzurro Enrico Hullweck, il borgomastro Franz. Uno che piace sempre meno: troppo ricco, troppo Beautiful per la Vicenza che lavora.

Poi, c'è l'elettorato di Forza Italia che, si sa, ai ballottaggi va al mare
. C'è la sinistra che ricupera velocemente consensi. E c'è che proprio qui, in mezzo al Mar Bianco, dove la Dc regnò con percentuali bulgare, il voto moderato è maledettamente mobile. Qui nello spazio di una notte la Dc divenne Lega e poi la Lega Forza Italia. Ora potrebbe scattare un'altra, inattesa metamorfosi.

"Berlusconi bueo" leggi su un muro in mattoni rossi. "Bueo" vuol dire qualcosa di simile a "ribaldo mai sazio". E' l'insofferenza che affiora, come per la Balena Bianca, dieci anni fa. I sondaggi la confermano, e il Cavaliere sa che non può perdere. Se accade, non solo ci rimette di suo, perché non passa la delibera che moltiplica il valore dei suoi terreni. E' anche il crollo di un muro.

Il centrosinistra governa già in quattro capoluoghi. A Venezia, Rovigo, Belluno e persino a Verona, roccaforte imprendibile. Se ora cade Vicenza, frana tutto. Il governatore regionale Galan è fritto. E, se poi l'ulivista Illy vince in Friuli-Venezia Giulia, la frittata è fatta.

Eh sì, tiene duro l'orgoglio leghista. Lo sbandiera Emanuela Dal Lago, presidente della Provincia. Un tipo deciso, attento ai borbottii della provincia profonda, tosto come Gentilini, il sindaco-sceriffo di Treviso, ma molto meno rozzo di lui. La Dal Lago sa benissimo che al popolo veneto dei capannoni, della partite Iva e dei contoterzisti, non piace certa sudditanza degli azzurri nei confronti dei poteri forti: banche, grande industria e commercio.

Né piace ai serenissimi padani quel loro capoluogo dove la modernizzazione berlusconiana si è ridotta a speculazione edilizia, trasformazione delle strade in velodromi, ostacoli sempre maggiori all'uso dei mezzi pubblici e della bicicletta. Non si vive più bene a Vicenza. In un anno sono raddoppiati gli incidenti stradali e l'inquinamento dell'aria.

Così il candidato di sinistra Vincenzo Riboni ci spera. Medico, coordinatore a Vicenza di un pronto soccorso tra i migliori d'Italia, sei anni in Africa nelle missioni, poi in Albania e Kosovo, interpreta al meglio gli umori del volontariato. "Vorrei mettere al centro la persona, non il mercato, il cemento, l'automobile". Promette: il cinquanta per cento degli assessori sarà composto da donne. E annuncia: "Faremo un assessorato all'identità", per togliere il giocattolo alla Lega. E non fa niente se a sinistra qualcuno storce il naso.

Sì, perché poi la sinistra riesce a farsi del male anche col vento in poppa. A pochi giorni dal voto è sbucato un secondo candidato, Giovanni Giuliari, che si richiama alla società civile. Il pericolo è grosso: che al ballottaggio vada, assieme al sindaco uscente, proprio la Lega, tagliando fuori l'opposizione.

L'ultimo scontro, dicono, si farà sulle panchine, che la giunta polista ha reso meno praticabili con una speciale ordinanza anti-bivacco. Ora la sinistra vuole togliere il divieto. Giorni fa, il settimanale locale Abc, in una pagina satirica, ha titolato: "Spuntano i panchimetri, pensionati inferociti". Accanto, la foto di un timer a monetine avvitata sulle assi in legno. "La gente c'è caduta", ride Alberto Graziani, ex giornalista di Cuore e autore della burla. Dice: "Il fatto che una cosa simile sia sembrata vera e non grottesca non è solo il segno della dabbenaggine padana. Vuol dire che il berlusconismo è entrato ovunque".

Emilio Franzina, in lista per Rifondazione, docente di storia veneta e autore di esilaranti vaudeville in musica, si vendicherà chiudendo la campagna con la messa in scena di una storia semiseria del Veneto. "La tragedia è che oggi la politica non fornisce più nemmeno materiale per la satira", protesta. "No solo no i xe più boni de rider, ma gnanca de farne rider".

(20 maggio 2003)