CHI SIAMO COSA VOGLIAMO
TUTTI CONTRO LA GUERRA, LA
SOPRAFFAZIONE, IL RAZZISMO
Le
prossime scadenze del 26 settembre e del 25 ottobre
Ci siamo riuniti, giovani e
anziani - provenienti spesso da molti anni di attività contro le guerre
neocoloniali, (da quella contro il Vietnam, a quella contro la Jugoslavia)
contro le basi della morte di cui sono disseminate le nostre terre- col
nome di Venetocontroguerra - nel settembre del 2001, aderendo da subito
all’iniziativa internazionale ANSWER act now against war & end racism,
promossa dagli ambienti "pacifisti" americani più
conseguenti e decisi. Da allora abbiamo promosso numerose iniziative,
manifestazioni, presidi contro la guerra infinita, scatenata da Bush per
coprire le crescenti difficoltà economiche del sistema economico “neoliberale”,
come ora si chiama.
La prima serie di manifestazioni e
iniziative ( nel 2001-2002) si è schierata contro la guerra imminente e poi
contro l’aggressione all’Afghanistan e ci ha visto attivi nelle manifestazioni
di Montecchio (Vicenza), Padova e Venezia. Numerose sono state le attività di
controinformazione, di intervento nella rete, di conferenze. Una seconda
serie di iniziative dall’autunno 2002 ad ora si è sviluppata contro la guerra
all’Iraq. Ricordiamo le manifestazioni di Vicenza 18 gennaio 2003 e di Padova 8
marzo e ancora quella di Vicenza 25 aprile 2003. Ricordiamo i numerosi presidi
contro la caserma Ederle di Vicenza. E ancora le numerose iniziative di
controinformazione e di presenza nelle reti.
Nelle riunioni di valutazione che
abbiamo tenuto dopo la “vittoria” americana dell’inizio di aprile, abbiamo
espresso la convinzione che la guerra non è affatto terminata, che un lungo
periodo di aggressioni attende i popoli del mondo, che vanno sostenute tutte le
resistenze e gli aggrediti, che solo la forza unita dei popoli di tutto il
mondo saprà far cessare questo flagello che procede da un meccanismo egoista e
di sopraffazione economica. Abbiamo in particolare osservato il dispiegarsi,
col procedere della guerra, di un nuovo diritto ineguale dove gli aggressori
non pagano mai, mentre invece sanzioni dure e prigioni speciali vengono
destinate agli aggrediti.
Queste prepotenze di guerra si
accompagnano al peggiorare delle condizioni dei popoli, anche di quelli
del Nord America e dell’Europa, in particolare al peggioramento delle
condizioni salariali e normative dei lavoratori.
Per noi quindi vanno
strettamente legate le azioni di protesta contro la guerra, di solidarietà con
gli aggrediti e con le lotte di resistenza (in primo luogo quella irachena e
palestinese) a quelle di difesa delle condizioni di vita dei lavoratori
(salari, pensioni, servizi sociali). Enormi ricchezze infatti vengono sottratte
al sociale per essere destinate alla guerra. La guerra mostra una duplice
facciata: contro i paesi aggrediti per rapinare le loro ricchezze
naturali, i minerali, i loro mercati nazionali, per instaurare nuove egemonie
di controllo economico e geopolitico, ma è fatta anche contro i lavoratori dei
paesi “avanzati”.
Gli stessi capi americani dicono
che la guerra durerà a lungo. Per un’intera generazione.Ci attende dunque un
lungo periodo all'interno del quale sviluppare le forze di una nuova
resistenza. Per questo abbiamo deciso di mantenere l’organizzazione di lotta
alla guerra e anzi sentiamo la necessità di potenziarla, renderla stabile,
adeguata alla nuova fase. Riteniamo che siano inadeguate e sorpassate le
vecchie strutture, le vecchie ipotesi.
In particolare, alla luce anche
degli anni recenti e delle esperienze cui abbiamo direttamente contribuito- in
primo luogo la partecipazione al controvertice di Genova del luglio 2001-
riteniamo siano da considerarsi particolarmente nocive tutte quelle esperienze
settarie (già ampiamente verificate e senza appello) che non permettono di
entrare in contatto con l’insieme degli strati popolari, dei lavoratori e di
avviare un processo di organizzazione ampio, unico possibile argine al dilagare
delle pratiche di sopraffazione, mistificazione, di guerra, unico vero soggetto
di rovesciamento, di cambiamento reale, di trasformazione.
Ben più in là dei ristretti
gruppetti localistici e/o ideologici dobbiamo andare, per inserirci in un
contesto mondiale, globale di resistenza e di lotta alla guerra e alle sue
cause.
E dunque un nuovo modello di
militanza si impone, una “militanza” che permetta a tutti di aderire, secondo
le loro reali possibilità e disponibilità, sviluppando il lavoro a rete già
iniziato dal nuovo ciclo. Ci sono di esempio le resistenze più ampie ( in primo
luogo i palestinesi, ma tanti altri popoli con loro…) e i momenti più alti del
movimento antiliberista da Seattle a Genova.
Lavoreremo dunque nel nostro
territorio allo sviluppo del movimento contro la guerra, privilegiando la sua
ampiezza e non rifiutando il contatto con nessuno che sia contro l'economia di
mercato e la sua logica di guerra permanente. La cacciata delle basi americane
dalle nostre terre è un obiettivo centrale del nostro programma, ma anche il
ritiro delle truppe italiane da tutti i luoghi di aggressione neocoloniale.
Immense risorse vengono sperperate nel foraggiare questi contingenti mercenari.
Ci interesseremo poi ad alcune delle cause maggiori della guerra, in primo
luogo al campo dei rapporti di produzione, alle condizioni di lavoro e di vita
della nostra gente dei giovani e dei meno giovani.
Le nostre prossime
scadenze sono in
connessione col movimento internazionale:
- Il 26
settembre 2003 (terzo anniversario dell’Intifada, giornate mondiali
delle resistenze terremo una scadenza pubblica con un compagno palestinese, un
avvocato dei Giuristi Democratici ( che ci parlerà delle allucinanti condizioni
processuali e di vita dei prigionieri islamici di Guantanamo) e di un altro
avvocato che affronterà il tema dello sviluppo in questi tempi di guerra del
nuovo diritto ineguale.
- Il 25
ottobre 2003, in connessione con le manifestazioni che si terranno in
molti paesi del mondo contro l’occupazione americana dell’Iraq
manifesteremo anche noi contro una base americana.
Facciamo appello ai giovani e ai
lavoratori più decisi e consapevoli ad unirsi a noi e con noi ad unirsi a tutti
quelli che nel mondo resistono realmente ai processi di guerra, di
sopraffazione, di mercificazione.
La Resistenza non è
mai stata inutile. Alla fine i popoli prevarranno Un altro mondo sarà
costruito. Costruiamolo assieme da ora, subito, lottando contro la guerra ed il
razzismo, impegnandoci a tessere con paziente e tenace determinazione la trama
del nostro futuro.
Granezza di Asiago 13 agosto
2003
Anna M.,
Fausto S.