MICHEL COLLON
(Traduzione
di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
"IL PAESE DI CUI NON SI PARLA PIÙ… "
Due
anni più tardi, che ne è della Jugoslavia ?
Aumento esplosivo dei prezzi, dei licenziamenti,
dei tumori, dei suicidi.
E rigetto del governo del FMI.
Perché non ci parlano più del tutto della
Jugoslavia ?
Eppure vi stanno avvenendo delle cose molto
interessanti…
Con il nuovo regime, i prezzi del pane, della
carne e dell'elettricità sono esplosi.
I suicidi anche. Così come gli scioperi. Ma i
minatori di Kolubura, che avevano aiutato a rovesciare Milosevic, attualmente
sono accusati di « ricatto » da parte del primo ministro Djindjic. Il cui
indice di popolarità è caduto all' 8%.
Nel frattempo, il Kosovo, ragione principe dei
bombardamenti, vive sotto il terrore delle mafie e della pulizia etnica di
tutte le nazionalità, a dispetto (o a causa?) della presenza di 40.000 soldati
della Nato.
Benvenuti in Jugoslavia, divenuta neo-colonia e
vetrina della mondializzazione! Un avvertimento importante per tutti i paesi
che gli USA si apprestano a « conquistare ».
E un'esperienza interessante per quelli che
avevano sostenuto la guerra della Nato nel 1999. Non dovrebbero costoro
domandarsi perché la maggioranza dei Serbi è arrivata al punto di rifiutarsi di
andare a votare?
Il prezzo del pane è passato da 4 a 30 dinari in
un anno. Un chilo di carne di maiale da 180 a 260 dinari (sotto Milosevic era a
60 dinari). Le patate da 7 a 12, lo zucchero da 25 a 50, un litro di olio da 36
a 70 dinari. Rispetto al periodo di Milosevic, le differenze sono ancora più
enormi. Un metro cubo di gas è passato da 3 a 11,20 dinari.
170.000 famiglie di Belgrado non possono più
pagarsi l'elettricità, che è arrivata ad un prezzo doppio in quattro mesi su
richiesta del FMI, e altri aumenti sono annunciati. Quindi, questo inverno,
saranno private del riscaldamento urbano.
« Dei
Francesi non potrebbero mai vivere con così poco », mi confida Dominique, di
ritorno da Belgrado : « Dei miei vecchi amici, una coppia di intellettuali di
Belgrado, acquistano una banana o uno yogurt alla volta, non possono pagare di
più. Il caffè non si vende più a pacchetti da mezzo chilo, ma solamente da
cento grammi. Ma loro non ne bevono più, è diventato un lusso.
"Ma sì, va bene, ce la caviamo!", mi
dicono, ma intanto hanno perso dieci chili. Un pasto era costituito da una
scatola di sardine in tre, qualche peperone, del pane…E non si contano più i
suicidi di vecchi che non possono più acquistarsi i loro medicinali.»
Lo stesso ci ha detto con angoscia una domestica
di Jagodina, Senka: « Come faccio al mattino quando il mio bambino reclama del
pane, del latte, ed io non ho nulla da dargli? ». « Nessuno ha più mezzi per
acquistare», spiega la sua amica francese: «Tantissimi non hanno più un lavoro
e alcun sussidio sociale. Sopravvivono grazie ad espedienti del tipo "Io
ti riparo la macchina, tu mi passi tre chili di patate o dell'olio". Quasi
tutte le coppie fanno riferimento alla loro famiglia in campagna che li aiuta
per il mangiare. Altrimenti non potrebbero più durare!».
Alcuni militanti del Partito del Lavoro, di
recente formazione, su nostra sollecitazione hanno effettuato una piccola
inchiesta:
« Nelle tre città operaie di media dimensione,
l'85% delle persone ci hanno dichiarato che il loro livello di vita si è
abbassato del 150% !»
4.900
donne di Belgrado hanno il cancro, ma non hanno medicine!
Sicuramente catastrofica è la situazione della
sanità. Gli Jugoslavi già avevano sofferto molto per le privazioni imposte
dall'embargo occidentale, dopo il 1991. Ed ora soffrono a causa dei gravi
inquinamenti ambientali provocati quando la Nato ha bombardato il complesso
chimico di Pancevo, in violazione delle leggi sulla guerra.
La buona salute non si accorda con la caduta
drammatica del livello di vita e quindi dell'alimentazione. E, per coronare il
tutto, le privatizzazioni fanno le loro devastazioni: terminato l'accesso ai
medicinali a buon prezzo nelle farmacie di Stato, queste medicine sono
diventate quasi introvabili. D'altro canto, è necessario un solido portafoglio
per pagarsi le medicine nelle farmacie private.
30 fialoidi anticancro costano 60 Euri:
pressochè l'equivalente di una rendita mensile di un operaio.
Secondo il giornale Novosti, 4.900 donne di
Belgrado sono aggredite dal cancro, ma non è consentito loro l'accesso ai
farmaci. E però si osserva una forte recrudescenza del tasso di cancerosità,
particolarmente del polmone. Il ministero della Sanità ha riconosciuto il
fenomeno, ma non ha intrapreso alcuno studio epidemiologico.
Il problema della salute rischia di prendere da
subito una svolta ancora più drammatica: una recente statistica rileva un
aumento dei decessi, in tre anni, del 30%. Colpendo tutte le fasce di età, ivi
compresi i giovani.
Essendo deceduto il padre di un'amica di
Belgrado, la sua famiglia ha dovuto
« attendere per settimane prima di seppellirlo,
dato che non si trovava posto nei cimiteri, divenuti troppo piccoli », lei ci
ha confidato con amarezza.
Dove
sono andate a finire le promesse dell'anno 2000?
Quale contrasto con le promesse elettorali fatte
nell'ottobre del 2000, dai partiti filo-occidentali! A credere loro, la
prosperità avrebbe dovuto raggiungere tutti i Serbi, bastava volgersi verso
Occidente...
In quel momento, sotto il titolo « Kostunica,
Djindjic e Washington manterranno le loro promesse? », noi abbiamo scritto:
«Una grande illusione domina attualmente la gioventù iugoslava, che è
soprattutto quella che nutre tante illusioni verso le promesse dell'Occidente.
La grande illusione consiste nel credere che, accettando le volontà delle
multinazionali e dei governanti occidentali, la prosperità sarebbe arrivata a
compensare la popolazione iugoslava. La questione decisiva resta: quanto
valgono le promesse degli Stati Uniti e dei loro alleati?
Allettati dalle promesse di prosperità fatte nel
1989, dei paesi come la Russia, la Bulgaria o l'Albania si sono prostrati in
ginocchio davanti al capitalismo occidentale. I loro popoli vivono meglio oggi?
I fatti hanno risposto.»
Anche
a Belgrado i fatti hanno risposto dopo due anni.
La mondializzazione made in USA e made in
Brussels impoverisce i popoli.
Sono stati proprio gli "investitori
occidentali", come sono chiamati, che hanno preteso e ottenuto la fine dei
prezzi controllati.
Il
FMI: "Bisogna licenziare almeno 800.000 lavoratori."
Il livello di vita e le condizioni di salute
potranno risollevarsi nei prossimi anni?
Non bisogna aspettarsi nulla a riguardo, visto
che la disoccupazione tende a crescere in modo catastrofico: « Bisogna licenziare
almeno 800.000 lavoratori serbi dei servizi pubblici e delle imprese di Stato.
»,questo esige Arvo Cuddo, responsabile della Banca Mondiale. Comunque
consigliando al governo di muoversi sempre progressivamente e di prevedere
delle compensazioni, in modo da evitare "una situazione sociale
esplosiva".
In fondo, non vi sono novità dal punto di vista
della Banca Mondiale.
Già nel 1989 questa reclamava la messa in
fallimento di 2.435 imprese iugoslave e il licenziamento in massa dei
lavoratori (due su tre, in Serbia). Queste pretese ed esigenze Occidentali
avevano spinto i dirigenti delle diverse repubbliche in una fuga in avanti
delle rivendicazioni nazionaliste. I primi colpi della guerra furono sparati
dalla Banca Mondiale e dal FMI!
Dieci anni più tardi, grazie alle bombe della
Nato, la privatizzazione ha effettivamente debuttato. Le cinque più importanti
imprese pubbliche sono il bersaglio del governo Djindjic, ma le resistenze sono
forti.
Per esempio, da parte dei 36.000 lavoratori
dell'industria agro alimentare Karnex.
In giugno, questi hanno scoperto che la loro
cassa sociale è vuota. Un lavoratore che cade ammalato, non ha più diritto ad
alcuna previdenza. Dove è finito il denaro?
« Non ne abbiamo idea! », risponde il governo,
che rifiuta di aiutare questi lavoratori, e tenta di fare accettare loro la
privatizzazione.
« Nessun problema! », ribattono i lavoratori. E
decidono di vendere i loro prodotti direttamente alla grande distribuzione e
non più al governo che si accaparra il 50% dei profitti : «Quando noi
consegniamo la merce, voi ci trasmettete i pagamenti solo in parte e con
ritardi. Ma noi non abbiamo proprio bisogno di capitali stranieri per salvarci,
visto che già esportiamo in 24 paesi. Noi facciamo a meno di voialtri!»
La
resistenza alle privatizzazioni.
Questi lavoratori cercano di preservare il loro
sistema di autogestione. Questo si deve grazie anche al successo della
iniziativa del nuovo sindacato (di opposizione), rivolta verso il futuro, che
ha proposto agli operai di fondare essi stessi una cassa sociale, lavorando
quattro sabati al mese per alimentarla.
I
problemi sono identici per le altre quattro « grandi » imprese : Zastava
(automobili), Smederevo, Startid 13 (metallurgia), GOSA (costruzioni).
In Startid 13, 150.000 tonnellate di acciaio
prodotte in tre mesi sono state prelevate e consegnate, ma dal governo non sono
mai state pagate. Però il governo ha ridotto a metà il salario degli operai.
Dunque, la cassa è vuota. In giugno, il primo
ministro Djindjic visita lo stabilimento e propone di recuperare il denaro con
la privatizzazione. Manovra respinta, e sciopero di 48 ore.
In
conclusione, le cinque più importanti industrie del paese restano fedeli
all'autogestione, rifiutano di essere privatizzate e svendute alle
multinazionali straniere. Gosa è sotto mira di interessi tedeschi, mentre
Peugeot ha messo gli occhi sulla Zastava.
Poco prima delle elezioni, il governo, dopo aver
licenziato la metà dei trentamila lavoratori, ha fatto balenare un'altra volta
delle belle promesse. Quasi casualmente, alla vigilia delle elezioni, il
governo ha annunciato che l'industria sarebbe stata rilevata da un miracoloso
investitore USA che prometteva il rilancio della produzione. Fino a 220.000
vetture per anno! Del tutto ipotetico, in un momento nel quale l'industria
capitalistica mondiale dell'automobile è sicuramente in grado di produrre 70
milioni di vetture per anno, ma non arriva a venderne che 50 milioni; quindi vi
è una crisi di sovrapproduzione. Se si licenzia, e si impoveriscono i
potenziali clienti, a chi si venderanno le automobili?
Del
resto, di fronte a tutte queste promesse, la diffidenza ha preso il posto delle
precedenti illusioni: « Il governo non si preoccupa affatto della gente, ma
solamente della sua borsa. »
La
privatizzazione serve davvero, e soprattutto, a riempire queste tasche?
Sicuri esempi lo confermano. La metà delle
compagnie per telecomunicazioni sono state vendute, e la rete Mobil 063 è
caduta nelle mani dei fratelli Karic. Tutti si chiedono da dove è arrivato loro
tutto il denaro necessario per installare una rete in tutta la Serbia. E così
pure i fondi per finanziare la televisione BK, che presenta i migliori
programmi del paese. I fratelli Karic sono del tutto contigui a Djindjic.
Quanto alla rete 064, sono tedeschi i capitali che stanno dietro a quelli che
ricomprano, mentre un nuovo operatore è stato venduto a British Telecom.
Chi
si è arricchito in Jugoslavia?
Se la maggior parte degli Iugoslavi si sono
considerevolmente impoveriti, allora dove si è travasato il loro denaro?
« Quelli che si sono rimpinzati, sono i mafiosi
del circolo del primo ministro Djindjic», denuncia Zarko, riassumendo un
sentimento molto diffuso.
Mafia
? Accusa esagerata? Assolutamente no!, ci scrive un Francese di ritorno da
Belgrado: « Un imprenditore vicino al
partito del Signor Djindjic di recente è stato assassinato. Lui, aveva ricevuto
la concessione della gestione dell'autostrada
Belgrado-Horgos, e come inizio doveva terminarne la costruzione. Se voi
vi recate in automobile fin laggiù, vedrete che questa autostrada è nelle
stesse condizioni del tempo di...Milosevic. Si pensa che questo imprenditore
sia stato ammazzato per mascherare lo storno di fondi in favore del DOS. »
Questa
accusa viene addirittura espressa dallo stesso entourage del presidente
Kostunica. Fin dall'agosto, i ministri del suo partito, il DSS, hanno
abbandonato il governo in segno di protesta contro l'omicidio di Momir
Gavrilovic.
Alto responsabile dei servizi di sicurezza,
Gavrilovic era intenzionato ad incontrare Kostunica per fornirgli informazioni
sui legami esistenti tra il primo
ministro Djindjic e il capo mafioso Stanko Subotic.
Fino ad oggi nessuno è stato arrestato, ne'
accusato per questo assassinio.
Inoltre si deve sottolineare che la privatizzazione delle principali
imprese pubbliche è stata gestita per fornire profitto a determinati gruppi
bancari. I cui consigli di amministrazione sono dominati dai membri del partito
di governo, il DOS…
La
gestione del potere non avviene a Belgrado
Ma non ci sono solo gli amici del Signor
Djindjic che si arricchiscono.
Quando costui ha chiuso le quattro banche più
importanti della Serbia, mettendo in liquidazione diecimila impiegati, chi le
ha rilevate? La Société Générale francese e la banca tedesca Raiffeisen.
Nel settore della birra, è il produttore di
birra belga Interbrew che si è riinsediato.
Qual
è il paese che si ritaglia la parte più grossa della torta? Senza dubbio, la
Germania! Molti parlano già di « nuova invasione tedesca ». A scuola, i corsi
di tedesco hanno detronizzato l'inglese. Questa invasione tedesca riguarda
molteplici settori.
E' una impresa tedesca che convoglia con le sue
installazioni l'acqua del Montenegro. Sono società tedesche che hanno
ricomprato la maggior parte dei mezzi di comunicazione della Serbia.
Westdeutsche Allgemeine Zeitung ha assunto il controllo del celebre quotidiano
Politika, mentre Grunner & Jahr si è impadronito del quotidiano
scandalistico Blic.
En
passant, un'osservazione. Sotto Milosevic, l'opposizione filo occidentale,
generosamente finanziata da individui come il miliardario USA George Soros,
controllava la maggior parte dei titoli di stampa; attualmente tutti i titoli
sono filo occidentali. Pluralismo ?
Tutto
questo non costituisce una sorpresa. Gli avvenimenti attuali non sono altro che
l'applicazione di un copione di scena scritto parecchi anni fa a Washington,
Berlino e Bruxelles. Sono gli Stati Uniti e l'Unione Europea che hanno preso
direttamente nelle loro mani la vita economica e sociale della Jugoslavia. Essi
esercitano il loro controllo assoluto tramite il « G-17 Plus », un circolo
economico finanziato dall'Occidente, e composto dai vecchi responsabili del
Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale.
E' il « G-17 Plus » che ha fornito tutti gli
uomini chiave del nuovo regime: il vice primo ministro Mirojslav Labus, il
governatore della Banca Nazionale Mladan Dinkic e il ministro delle Finanze
Bozidar Djelic. Sono costoro che hanno preparato tutte le norme per la messa in
liquidazione delle protezioni sociali e lo smantellamento dei diritti dei
lavoratori.
Sono
costoro, gli uomini del FMI, che hanno scatenato la privatizzazione delle
imprese autogestite dai lavoratori, l'ultima eredità di Tito. 22 società sono
state vendute all'asta, 5 privatizzate, 26 sono in fase di ristrutturazione. La
proibizione ai licenziamenti è stata soppressa per meglio piacere agli
investitori stranieri.
Proprio Djelic è stato quello che ha abbassato di recente l'imponibile
per le società, dal 20% al 14%. Al momento, dove la gente comune non ha più di
che vivere, si inondano di regali i nuovi padroni, le multinazionali e i paesi
ricchi.
Djelic ha annunciato che il suo governo
«rimborserà» immediatamente 60 milioni di euri alla Banca Mondiale, alla Banca
Europea d'Investimento e al « Club de Paris ». L'Occidente ha distrutto la
Jugoslavia, ma si fa «rimborsare»!
Disillusioni,
ma anche resistenze…
A tutt'oggi, due Serbi su tre vivono al disotto
della soglia di povertà. Questa situazione provoca disillusioni, ma anche
resistenze.
Oggi,
come si sentono i Serbi? La risposta è unanime: « Disillusi, disincantati,
scoraggiati», indica Dominique. «Si accorgono di essere stati infinocchiati»,
ci confida Stefan. E Jelena : « Si accusa Milosevic, ma quando questo era al
potere, si poteva mangiare regolarmente tre volte al giorno. Mentre ora…»
La
partecipazione molto scarsa alle ultime elezioni conferma che ne hanno le
scatole piene dei partiti: « Tutti corrotti! ».
Djindjic, il nuovo primo ministro, ha visto la
sua quota di popolarità piombare all'8%. Ma anche il presidente Kostunica è
soggetto a forti critiche: « Promette molto, ma non fa nulla. », s'indigna
Branko. Che pure aveva votato per lui, pieno di speranza. Questo vale anche per
i giovani, ostili a Milosevic e che speravano di godere del modo di vita
occidentale, che sono ora disillusi.
Il
tasso di suicidi è diventato esplosivo: solo l'anno scorso ne sono stati
registrati 900, a Belgrado. A Nis, città di trecentocinquanta mila abitanti, la
polizia segnala un suicidio ogni cinque giorni. Nel 2001, i Serbi hanno
consumato 41 milioni di tavolette anti stress Bensedin, 63 milioni di
Bromazepam e 40 milioni di Diazepam.
La
stessa agenzia Associated Press, sicuramente filo occidentale, segnala la
catastrofe sociale : « Migliaia di tassisti e di contadini hanno paralizzato il
traffico di Belgrado e un'autostrada verso la Bosnia, per protesta contro una
nuova tassa (un mese di salario in meno!) che va a colpire i conduttori di
taxi, e per esigere dei prezzi più alti per i loro lamponi, che vengono
acquistati dal governo. »
Lo
slogan dei protestatari: « DOS-ta ! » (Basta !)
esprime bene la disillusione totale nei
confronti del DOS, messo al potere dall'Occidente nell'ottobre 2000.
Questa estate, molte manifestazioni sono state represse brutalmente
dalla polizia (che il nuovo regime ha quasi del tutto sostituito). In giugno,
davanti al Parlamento di Belgrado, 40 persone sono state ferite durante una
manifestazione di « poveri ».
Ma
nulla di tutto questo passa per il filtro dei mezzi di comunicazione di massa
occidentali. In Occidente l'opinione pubblica viene tenuta nell'ignoranza. Ci
si è ben guardati dallo spiegare alla gente il disincanto profondo del popolo
Iugoslavo nei riguardi di coloro che avevano fatto tante « promesse ». Questo
disincanto costituisce la causa reale della crisi politica in Serbia, dello
scontro Kostunica-Djindjic, e della recente "impasse" elettorale.
Ma, prima di proseguire, bisogna anche esaminare
le reali motivazioni che hanno condotto gli Stati Uniti e la Germania ad
intervenire nei Balcani. Ed ad annodare strani rapporti con la mafia e i
terroristi locali.
La
battaglia per i « corridoi » viene alla ribalta, esce dall'oscurità
Nei fatti, il crimine più alto della Jugoslavia
è stato di pretendere di conservare un sistema di ispirazione sociale e
indipendente dalle multinazionali.
Ma c'è stato anche un crimine « geografico » :
quello di trovarsi attraversata dai
« Corridoi 8 e 10 ».
Che cos'è un "Corridoio"? Si tratta di
un insieme di moderne comunicazioni: autostrade, ferrovie, porti marittimi e
fluviali, oleodotti e gasdotti. Lo scopo: far arrivare verso l'Europa
occidentale le merci prodotte in siti delocalizzati, ma anche,
e
soprattutto, il petrolio e il gas provenienti dal Caucaso e dall'Asia centrale.
Questo gigantesco progetto dell'Unione Europea (90 miliardi di Euri di
investimenti previsti fino al 2015), mira ad assicurarsi delle connessioni
commerciali dirette, e a buon mercato, con le industrie decentrabili nei
Balcani, e soprattutto con il petrolio e il gas che provengono dal Caucaso e
dal Mar Caspio.
Uno degli assi strategici del commercio mondiale
negli anni a venire!
Per
dove passerà il Corridoio ? Dei tracciati opposti sono contrastanti da una
decina d'anni, posta in gioco di una rivalità segreta decisamente feroce tra
Washington e Berlino. Questa rivalità è stata al centro del conflitto in
Jugoslavia, che ciascuna grande potenza voleva controllare, (come noi abbiamo
già scritto nei nostri libri "Poker menteur" e "Monopoly").
La
politica internazionale sembra complicata e alle volte incomprensibile?
Ecco una regola molto semplice per fare
chiarezza: in qualsiasi regione del mondo dove si trova una via del petrolio o
di gas naturale, sempre si constata che gli Stati Uniti tentano di installarvi
le loro basi militari, provocando o suscitando a questo scopo dei conflitti
locali. Quindi, di solito, gli Usa si presentano come osservatori o come
"pompieri", pronti a spegnere sul nascere i fuochi di guerra. Questa
regola molto semplice spiega la maggior parte dei conflitti «incomprensibili »
: Jugoslavia, Macedonia, Cecenia, Caucaso, Afganistan, ex repubbliche
sovietiche dell'Asia centrale...
Nei Balcani, il "Corridoio tedesco"
progettato è il seguente: Constanza (porto rumeno) - Belgrado- Amburgo. Si deve
utilizzare la via d'acqua del Danubio e si dovranno costruire grandi oleodotti,
raddoppiamenti di autostrade, ferrovie, porti marittimi e fluviali.
Il "Corridoio rivale", quello degli
Stati Uniti, prevede questo tracciato: Bulgaria - Macedonia - Albania
(Mediterraneo). Tre Stati che Washington fa di tutto per controllare, alle
spalle dell'Unione Europea.
Ammettiamolo, la nostra teoria dei "Corridoi", come motore
della guerra contro la Jugoslavia, aveva lasciato molti scettici. A dispetto di
una riservata confessione del generale Jackson, che comandava la Nato in
Macedonia, poi in Kosovo nel 1999 :
« Noi resteremo qui certamente per lungo tempo,
allo scopo di garantire la sicurezza dei corridoi energetici che attraversano
questi paesi. »
Ma
attualmente, ecco che i corridoi escono dall'ombra!
L'ultimo 10 settembre i ministri dell'Economia
della Romania, Jugoslavia, e Croazia sottolineavano la messa in opera del
" Corridoio 10". Questo oleodotto di 1.200 km trasporterà dieci
milioni di tonnellate di grezzo per anno, con la possibilità di estensione
verso l'Italia e il Mediterraneo.
E le
strade? Anche a questo riguardo, i tracciati rivali si contrastano.
Belgrado pensa di scegliere di investire in un
complemento del "Corridoio 10" : il collegamento Nord-Sud con la
Grecia. Questo investimento andrebbe a detrimento di un collegamento Ovest-Est
con la Bulgaria.
L'Agenzia Europea per la Ricostruzione ha
investito 47 milioni di Euri nelle strade e nelle autostrade del Kosovo,
complementari del "Corridoio 10".
Per contro, è nel percorso rivale del
"Corridoio 10" : Bulgaria - Macedonia - Albania che l'Agenzia degli
Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale ha investito 30 milioni di dollari.
L'aiuto:
veramente un aiuto?
Gli Iugoslavi pagheranno caro per queste strade,
tanto agognate dalle multinazionali europee.
Certo,
ufficialmente, l'Occidente « aiuta ».
Di fatto, la Banca Europea per la Ricostruzione
e lo Sviluppo (BERD) e la Banca Europea di Investimento avanzeranno dei
capitali per la costruzione del
"Corridoio 10". Ma questo « aiuto »,
in realtà, consiste in prestiti. I quali permetteranno di "incatenare
l'assistito", che pagherà caro per rimborsarli: lo Stato Iugoslavo dovrà
tagliare a colpi di accetta le spese sociali e gli impieghi pubblici.
La
parola « aiuto » non sarà forse sinonimo di « ricatto » ?
Un esempio che riguarda la vicina Macedonia.
Nel giugno scorso, non sottomettendosi questo Stato troppo rapidamente alle sue
pretese, il FMI rompe i negoziati e sospende tutti gli aiuti accordati.
Bloccando nel contempo « i progetti che non
potevano legalmente essere fermati », indica il ministro macedone delle Finanze,
Nikola Gruevski. I soli progetti che trovano favore agli occhi del FMI, sono
quelli che favoriscono i ribelli albanesi dell'UCK.
« Aiuto » = « Ricatto »
Ancora una volta, nulla di tutto questo avviene
per caso. Lo scenario non ha nulla di improvvisato, come dimostra questo
commento della rubrica « Business » dell'agenzia di stampa USA-UPI : « La
costruzione delle infrastrutture nei Balcani è stata caratterizzata dal
carattere politico degli aiuti internazionali accordati. La guerra della Nato
nel 1999 ha distrutto infrastrutture, come la raffineria di petrolio di Novi
Sad, la radiotelevisione serba, strade, ponti, ecc. Che, in seguito, le
politiche occidentali siano state imposte nei piani di ricostruzione, non
costituisce proprio una sorpresa, ne' un fenomeno a breve termine. »
Dunque, si confessa, tre anni più tardi, di non aver bombardato
obiettivi militari, ma economici. E si traduce questa confessione in un
linguaggio meno ipocrita:
le bombe della Nato erano la prima tappa della
privatizzazione - globalizzazione.
Quindi, per tutto questo, gli Iugoslavi pagheranno più di una volta la
medesima fattura. 1. Innanzitutto, l'Occidente ha distrutto le loro ricchezze.
2. Facendo questo, li ha privati dei loro impieghi e mezzi di sussistenza. 3. E
farà ancora pagare loro una
« ricostruzione » che, in realtà, porterà
profitti solo alle multinazionali occidentali.
La
guerra e le basi militari: un buon affare
Dunque, quello che ci hanno accuratamente
nascosto dopo il 1991, è che la Jugoslavia era l'obiettivo non di forze d'urto
"umanitarie", ma sicuramente di una guerra con l'obiettivo di
ricolonizzarla. Per annettere il suo mercato al « grande mercato » delle
multinazionali! E per controllare le sue strade strategiche.
E, soprattutto, questa guerra è stata anche
un'operazione « self-service » per
molti dirigenti USA, del tutto collegati alle grandi multinazionali degli
armamenti.
In
Kosovo, giusto a lato della via del petrolio, gli Stati Uniti hanno installato
una gigantesca base militare: Camp Bondsteel. Un posto strategico per
intervenire in Medio Oriente, nel Caucaso, anzi, un giorno, contro Mosca.
Chi ha costruito questa enorme base, chi la
dirige, chi si intasca gli enormi benefici? Brown & Root Services. Si
tratta di una filiale della compagnia USA di servizi petroliferi Halliburton,
il più grosso fornitore di beni e servizi all'industria petrolifera. Un affare
enorme. Alla testa di Halliburton, noi troviamo…Dick Cheney, attuale
vicepresidente degli Stati Uniti.
Brown
& Root, compagnia specializzata nelle forniture all'esercito USA, ha
assunto importanza nel 1992, quando Dick Cheney, allora ministro della Difesa
del governo di Bush senior, le ha assegnato il suo primo contratto di sostegno
logistico alle operazioni all'estero dell'Esercito USA.
Tra il 1995 e il 2000, Cheney ha abbandonato la
politica ed è entrato alla Halliburton Corporation. La fortuna di questa
impresa è salita parallelamente alla crescita del militarismo degli Stati
Uniti.
Nel 1992, B & R ha costruito e provveduto
alla manutenzione delle basi dell'Esercito Usa in Somalia. Per questo ha
intascato 62 milioni di dollari. Incasso raddoppiato nel 1994 : 133 milioni di
dollari grazie alle basi e ai sostegni logistici forniti per 18.000 uomini a
Haiti. Nel 1999, la società si è vista attribuire un contratto di 180 milioni
di dollari, per costruire delle installazioni militari in Ungheria, Croazia, e
Bosnia.
Ma è Camp Bondsteel che costituisce "la
perla dei contratti", come spiega Paul Stuart...
« A
Camp Bondsteel, è la Brown & Root che assicura tutto: la fornitura di 2500
m3 d'acqua al giorno, dell'elettricità necessaria ad una città di
25.000 abitanti, il lavaggio di 1.200 sacchi di biancheria, il servizio di
18.000 pasti al giorno, e il 95% dei collegamenti ferroviari ed aerei, più il
servizio antincendio.
Con 5.000 impiegati kosovari albanesi e 15.000
arrivati da altre località, B & R è il primo datore di lavoro del Kosovo. »
Questo
viene ribadito dal suo direttore, David Capouya :
« Noi facciamo nella base tutto quello che non
richiede portare un fucile! ». Effettivamente, la compagnia di Houston fornisce
tutto, dalla colazione ai pezzi di ricambio per i blindati. La guerra ingrassa
direttamente il portafoglio del Signor Cheney.
E
sempre meglio: l'occupazione dell'Afganistan ha procurato ancora dei succosi
contratti alla Brown & Root. E nei Balcani, è sempre la medesima società
che ha effettuato gli studi preparatori per l'autostrada greca Egnazia
(prolungamento greco del "Corridoio 10"). Come pure i progetti per
l'oleodotto USA Bulgaria - Macedonia - Albania, citata precedentemente.
L'amministrazione Bush pratica il "
self-service ", veramente con un'impudenza record!
Perché
gli Usa e la Germania hanno dovuto appoggiarsi su razzisti e criminali?
Per prendere il controllo delle vie di
comunicazione strategiche dei Balcani, Washington e Berlino avevano bisogno di
forze locali sulle quali appoggiarsi, per evitare di fare la guerra in modo
troppo diretto. Allora, chi hanno scelto e armato?
Per
la Croazia, è stato il gruppo razzista attorno a Tudjman, l'uomo che ha
riscritto in maniera revisionista la storia della Seconda Guerra Mondiale. Un
Le Pen croato, che si rallegrava che « la sua donna non fosse ne' ebrea ne'
serba ».
Per la
Bosnia, si è trattato del nazionalista islamista Izetbegovic. Per costui, non
c'era « alcuna coesistenza possibile tra la religione islamica e le istituzioni
sociali e politiche non islamiche », cosa che non gli ha impedito, comunque,
per mantenere il suo potere e i suoi traffici, di sparare addosso a musulmani
in Bosnia, a Bihac e a Sarajevo. Anche questo fanatico fu ugualmente
ribattezzato in fretta come
« democratico » e « antirazzista ».
Ma oggi che il vento si è girato, si ammette -
in modo molto discreto- che Washington gli aveva inviato un bel numero di
moudjahedins del feudo di Ben Laden.
Per
il Kosovo, lo strumento è stato l'UCK, una organizzazione separatista e
razzista, che ha provocato la guerra (questo viene riportato dagli stessi
documenti dell'UCK), per imporre una « Grande Albania » etnicamente pulita.
L'inviato speciale degli USA nella regione,
Robert Gelbard, aveva dichiarato a più riprese, nel febbraio del 1998, davanti
alla stampa internazionale: « L'UCK rappresenta, senza ombra di dubbio, un gruppo
terroristico ». Questo veniva confermato dal ministero degli Affari esteri USA:
« Alcuni responsabili dell'UCK hanno minacciato di assassinare abitanti dei
villaggi e di incendiarne le case, se non si fossero congiunti con le loro
bande. La minaccia rappresentata dall'UCK assume tali proporzioni che gli
abitanti di sei villaggi della regione di Stimlje si preparano a fuggire.»
Malgrado tutto questo, tre mesi più tardi, la Nato è divenuta la forza
aerea di questa UCK « terrorista ».
Qual è la moralità da parte degli Stati Uniti,
che pretendono di imporre la guerra estensivamente, in nome della lotta al
terrorismo, quando essi stessi tentano ancora oggi di utilizzare tanti
terroristi islamici, per esempio in Cecenia?
Il
Kosovo "Natizzato": pulizia etnica, terrore e mafia
Quali sono oggigiorno le conseguenze?
Ebbene, come è stato mostrato nel nostro film
"Les Damnés du Kosovo (I Dannati del Kosovo)", questa regione è
ancora, al presente, in preda alla pulizia etnica, al terrore e alla mafia. E
la soluzione di questo conflitto locale non si è per niente avvicinata, ma si è
allungata nel tempo.
Una
indiscutibile pulizia etnica ha scacciato dal Kosovo la maggior parte dei non
Albanesi: Serbi, Ebrei, Rom, Musulmani, Turchi, Goran, Egiziani, ecc.
Tutte queste nazionalità sono state
sistematicamente espulse con il terrore: attentati con bombe, assassinati,
distruzione delle loro abitazioni, minacce permanenti...
230.000 persone hanno dovuto rifugiarsi in
Serbia, Montenegro, Macedonia, o da altre parti. Quelli che restano, sono
bloccati in piccoli enclaves-ghetti, dai quali non possono uscire che
raramente, e solo se scortati da truppe della Nato.
Questa « pulizia » si è limitata solo al periodo che è seguito
immediatamente la guerra? Molti vorrebbero farlo credere! Ma in seguito alle
rivelazioni del nostro film "Les Damnés du Kosovo", un giornalista ha
interrogato a Ginevra Niurka Pineiro, la
portavoce dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, che
dipende dall'ONU. Lei conferma: « Noi continuiamo a registrare quotidiane
intimidazioni e molestie tormentanti, ma anche attacchi di una violenza
estrema, sovente mortali, benché in numero minore rispetto a tempo fa. »
Ecco,
come pretendono certi difensori della Nato, le cose stanno andando bene, ci
sono meno ammazzati che all'inizio. Effettivamente, ma perché? Con il rischio
di sembrare cinici, bisogna pur dire che sta avvenendo questo, perché la
maggior parte dei membri delle minoranze nazionali sono fuggiti, e quindi ne
restano molti di meno da ammazzare!
Infatti la situazione non sta migliorando affatto, riconosce sempre la
stessa portavoce dell'ONU: « Le minoranze restano vulnerabili agli attacchi
(...) La libertà di movimento costituisce il loro problema chiave, influenzando
negativamente la loro possibilità di vivere una vita normale (...) Senza
libertà di movimento, l'accesso ai servizi essenziali, all'impiego e alle
strutture civili (ospedali, insegnamento, ecc.…), diventa estremamente
difficile e molto spesso impossibile. »
Riassumiamo.
Nessuna possibilità di spostamento. Nessun accesso ai servizi pubblici, ne'
all'insegnamento, ne' agli ospedali. Nessun impiego. Per contro, come premio,
il terrore quotidiano.
Il Kosovo "Natizzato" rimane una terra
senza legge, un inferno per tutti quelli che sono l'obiettivo dell'UCK,
compresi numerosi Albanesi.
Di più, il 5 novembre scorso, il governatore ONU
del Kosovo, Michael Steiner, ha lui stesso riconosciuto che « i membri delle
piccole comunità del Kosovo non erano ancora ritornati nei loro insediamenti, e
la maggior parte di quelli che erano rimasti sul posto vivevano in condizioni
inaccettabili. »
Perciò, il pretesto dell'intervento della Nato
non crolla in modo definitivo?
Perché non si parla più di questi argomenti nei
mezzi di comunicazione dell'Occidente e in una certa sinistra?
"In
Kosovo, la Nato ha fatto un matrimonio di interesse con la mafia"
Inoltre, perché non viene mai analizzato il
carattere mafioso e criminale dei regimi insediati dalla Nato? La constatazione
diventa assolutamente lampante a sentire James Bisset, ex ambasciatore Canadese
in Jugoslavia : «Il Kosovo resta una società senza legge, completamente
intollerante nei confronti delle minoranze etniche, e uno dei siti più
pericolosi della terra. »
Perché
il Kosovo rimane una terra senza legge?
A causa di potenti interessi economici, spiega
l'esperto analista politico canadese Chossudovsky : «I baroni della droga del
Kosovo, d'Albania e di Macedonia sono divenuti le nuove élites economiche,
spesso collegate ad importanti interessi commerciali dell'Occidente.
Ne consegue che i proventi finanziari dei
traffici della droga e delle armi sono stati riciclati in altre attività
illegali, come lo sfruttamento della prostituzione.
Alti
responsabili del regime del presidente albanese Berisha sono stati coinvolti
nel traffico illegale di droga e di armi con il Kosovo.
Traffici che hanno potuto svilupparsi
impunemente malgrado la presenza, dopo il 1993, di un importante contingente di
truppe americane. In questi ultimi anni, questo traffico di droga ha consentito
all'UCK di predisporre l'equipaggiamento per trenta mila uomini, pronti per la
guerra in breve tempo. La Nato ha fatto un matrimonio di interesse con la
mafia. »
Questo viene confermato dai servizi delle
polizie europee, e in particolare dall'Agenzia federale per il Crimine della
Germania:
« Gli Albanesi ad oggi sono il gruppo più
importante per la diffusione dell'eroina in Occidente. »
Si sa
che la droga costituisce, con le armi e la pubblicità, uno dei tre settori
economici più importanti per la società capitalistica attuale. Si sa anche che
la CIA, un po' dappertutto sul pianeta, ha messo in gioco dei traffici o dei
baratti di scambio
« armi - droga - petrolio », e questo in
complicità con i peggiori gruppi mafiosi.
Il flirt con l'UCK ha numerosi precedenti.
La mafia albanese controlla persino le
sottrazioni e gli storni agli aiuti internazionali, riesportandoli, con la
corruzione che ne consegue. Nel luglio 2002, dopo un'inchiesta dell'Unione Europea
« si sono scoperti 4,5 milioni di Euri su diversi conti a
Gibilterra » . Questo denaro era stato stornato
dall'Agenzia per l'Energia del Kosovo. Dunque non ci si dovrà stupire se in
Kosovo le interruzioni di energia elettrica costituiscono un quotidiano
flagello.
Tutte
queste frodi possono essere considerate solamente un accidente, un fenomeno
secondario? O, al contrario, una parte integrante del sistema messo in atto? Un
funzionario Europeo, parlando a condizione di mantenere l'anonimato, risponde:
« La comunità internazionale ha profuso in
Kosovo in questi tre ultimi anni fra i 15 e i 18 milioni di Euri, ma ancora non
abbiamo reso stabili le strutture di base.» .
Quindi non si tratta di frodi trascurabili. La
stessa massiccia evasione di capitali di aiuti si era prodotta in Bosnia,
intorno al clan del presidente musulmano Izebetgovic.
Territori
occupati: un'economia artificiale e corrotta
L'economia dei territori sotto amministrazione
neocoloniale costituisce un sistema interamente artefatto. I numerosi
"4X4" delle ONG
internazionali, piuttosto che le dozzine di hôtels e di centri di servizio
installati lungo le vie di comunicazione, possono creare un'illusione. Ma negli
enclaves-ghetti delle minoranze etniche non ci sono segnali di ricostruzione e,
come è già stato detto, il principale datore di lavoro del Kosovo resta la
compagnia USA Brown & Root, che
gestisce la base militare di Camp Bondsteel.
I due
protettorati occidentali dei Balcani sono in effetti i due «paesi » che hanno
il tasso di disoccupazione più elevato in tutta l'Europa: 57% in Kosovo, e 60%
in Bosnia.
Tutto
questo rappresenta una « inevitabile transizione », o forse meglio un fenomeno
duraturo? In realtà, l'occupazione di pezzi della ex-Jugoslavia, trasformati in
protettorati, si rivela una catastrofe che durerà a lungo per le popolazioni
locali.
Lungi da decollare, queste economie sono
economie di natura coloniale.
E
moralmente pervertite.
Anche in Bosnia l'occupazione militare USA ha
fatto sorgere tutto un sistema di traffici, ben esemplificati dal recente
"scandalo DynCorp".
Questa impresa, uno dei principali fornitori di
servizi per l'esercito USA, aveva inviato in Bosnia 181 dipendenti e dirigenti
per la manutenzione degli elicotteri Apache e Blackhawk.
Nel
gennaio 2002, uno di questi addetti, Ben Johnston, ha denunciato le pratiche
ignobili di schiavitù sessuale imperanti a DynCorp : « Appena sono arrivato, mi
hanno parlato di prostituzione, ma io ho impiegato un certo tempo per capire
che si compravano giovani ragazze per cifre che andavano da 600 a 800 dollari.
Io ho subito dichiarato che tutto questo era senza dubbio una forma di
schiavitù.»
Molte
di queste ragazze avevano fra i 12 e i 15 anni.
Le denunce di Johnston gli avrebbero costato il posto,
ma comunque hanno raggiunto lo scopo di provocare un'inchiesta.
Nel frattempo, nel 1995, l'esercito USA si era
preso cura di imporre l'impunità per i
suoi soldati, e altro personale, che fossero incappati in fatti di legge di
quel paese. E così i colpevoli poterono ritornare negli USA senza essere
perseguiti.
Questa la considerazione indignata di Christine
Dolan, promotrice della Campagna Internazionale Umanitaria contro lo
Sfruttamento dei Bambini:
« Ecco dei funzionari dei fornitori dell'esercito
USA che vanno a letto con la mafia, che acquistano bambini come oggetti
sessuali. È sorprendente sentire che DynCorp ha potuto conservare i suoi
contratti, quando gli Stati Uniti pretendono di voler mettere fine alla tratta
degli esseri umani! »
Infatti,
in tutto il mondo, le basi militari USA sono dei veri e propri centri
nevralgici di gravitazione per la schiavitù sessuale femminile, organizzata in
collaborazione con le mafie locali.
Un
documento dell'Alto Commissariato dell'ONU per i diritti dell'uomo afferma che
la Bosnia dopo la guerra è divenuta una piazza importante del traffico di
donne.
Certamente che il documento non mette in
evidenza i legami di questo traffico con la base militare della Nato a Tuzla,
dove stazionano migliaia di uomini. Ma spiega il capo islamico Mrisada Suljic :
« Voi potete immaginare 20.000 giovani senza donne per un lungo anno? ». Già
nel 1995, il New York Times presentava a riguardo un titolo eloquente: « Tuzla
: Arrivano gli Americani! Ma anche la prostituzione, la droga e il Sida. »
Il
governo Djindjic vuole a tutti i costi far aderire la Serbia alla Nato. Se
avvenisse questo, la sorte delle donne della Serbia sarebbe forse differente da
quella delle donne della Bosnia?
Questo, in quanto lo scandalo DynCorp non è proprio uno scandalo
isolato.
Si tratta di un classico fenomeno. Alla fine
della Seconda Guerra mondiale, i soldati americani hanno costretto 40.000 donne
di Napoli, quasi un terzo della popolazione femminile, a prostituirsi.
Durante la guerra di Algeria, lo stupro delle
donne algerine da parte delle truppe francesi era utilizzato come un'arma di
guerra contro i combattenti del FLN e contro la popolazione civile, come
abbiamo visto in un recente documentario basato su numerose testimonianze di soldati.
I mezzi di comunicazione occidentali sono sempre
pronti a dare lezioni sui crimini di guerra (che siano reali o no) delle
nazioni « inferiori ». Per contro, generalmente sono molto discreti su questo
fatto incontestabile: l'arrivo degli eserciti delle grandi potenze occidentali
è inseparabile dallo sfruttamento economico e sociale dei popoli occupati, in
particolare modo delle loro donne.
"Gli
Albanesi ammazzeranno tutti coloro che resteranno"
Come mai i capi dell'UCK non hanno alcuna
intenzione di cercare una soluzione ai problemi e di procurare tranquillità al
Kosovo? Perché intendono proteggere i loro interessi economici mafiosi.
Instabilità e illegalità sono loro indispensabili.
Di
conseguenza, la protezione accordata dall'Occidente alla strategia razzista e
terrorista dell'UCK costituisce una sicura bomba a scoppio ritardato per i mesi
e gli anni a venire, in quanto i capi dell'UCK hanno ancora intenzioni
minacciose.
Ad esempio, Ethem Ceku, ministro dell'ambiente e
cugino di Agim Ceku, capo dei TMK, « Corpi di protezione Civile », nuovo nome
delle milizie UCK integrate nell'attuale apparato dello Stato, all'inizio del
2002, ha dichiarato pubblicamente:
« I Serbi, che tenteranno di ritornare in Kosovo
senza autorizzazione, saranno respinti con la forza delle armi, se sarà
necessario. »
Una minaccia presa molto sul serio da Everett
Erlandson, poliziotto pensionato di Chicago, oggi in servizio a Pristina per
conto dell'ONU : « Quando gli "internazionali" abbandoneranno il
Kosovo, gli Albanesi ammazzeranno tutti quelli che resteranno. »
Ma gli
Stati Uniti hanno proprio l'intenzione di lasciare il Kosovo? O, almeno, di
mostrarsi più severi nei riguardi dei terroristi?
La recente « evasione » di Florim Ejupi prova il
contrario.
Come
si evade senza problemi da una base militare USA…
Chi è questo Florim Ejupi ? Un uomo con le mani
coperte di sangue…
Il 16 febbraio 2001, alcuni terroristi albanesi
hanno fatto esplodere, con telecomando a distanza, una bomba nel momento del
passaggio di un autobus serbo della linea Nis-Gracanica. 11 morti, 40 feriti
gravemente. « Dappertutto c'era fumo e sangue.», racconta la giornalista Gorica
Scepanovic, di anni 25, che è sopravvissuta all'attacco del bus, ma che resterà
marcata per sempre da questo choc orribile.
Per
una volta, l'inchiesta ha avuto uno sbocco di una qualche rilevanza.
« Benché siamo stati accusati di lentezza,
questa indagine è stata in realtà un esempio di buon lavoro poliziesco. », ha
dichiarato il Britannico Derek Chappell, portavoce della polizia ONU. Di fatto,
sono state arrestate quattro persone; di queste, due erano ufficiali del «
Corpo di Protezione Civile del Kosovo » (ex-UCK). Ma uno solo, Florim Ejupi, è
stato imprigionato. E siccome la polizia dell'ONU temeva che i suoi complici
avrebbero tentato di liberare Ejupi con la forza, allora lo hanno trasferito
dal Centro di Detenzione di Pristina, alla base USA di Camp Bondsteel.
Questo avrebbe potuto sembrare una buona idea, a leggere la descrizione
che ha fatto di questa base l'esperto militare canadese Scott Taylor : «
Situata sulla sommità di una collina, questa impressionante installazione - 40
chilometri quadrati - è una vera e propria fortezza. Completamente circondata
da tre sbarramenti di filo spinato, con perimetri di protezione molto larghi,
con torrette di osservazione e riflettori in ogni posizione.
Ma, malgrado tutti questi ostacoli, Ejupi è
evaso tranquillamente da Camp Bondsteel, nel maggio 2002, prima di essere
giudicato.
Ecco la reazione indignata dello stesso
poliziotto britannico Chappell : « Gli Americani ci hanno riferito che lui
aveva ricevuto un oggetto metallico in una torta salata agli spinaci. Io non mi
sto inventando nulla!».
Aveva
ben motivo di indignarsi. Come è possibile che un prigioniero, con addosso una
tuta arancio fluorescente, possa scappare tranquillamente in mezzo a 5.000
soldati USA, a meno che non lo si lasci volontariamente filare?
L'UCK
: metamorfosi improvvisa, o imbroglio sulla mercanzia?
Sono forse questi dei sospetti esagerati? Non
esiste forse alcun motivo perché i Serbi e le altre minoranze nazionali del
Kosovo possano accusare gli Stati Uniti di proteggere dei criminali?
No! Il generale Klaus Reinhardt, che comandava
le truppe della Nato in Kosovo fino al marzo del 2000, si arrabbia in questo
modo: «Gli Americani fanno troppo affidamento sulla lealtà dell'UCK. Gli
estremisti albanesi, che sono stati arrestati dalla KFOR, sono stati rilasciati
troppo rapidamente. Se la KFOR avesse potuto agire più efficacemente contro gli
estremisti, la situazione in Macedonia non sarebbe tanto degradata. »
Se
quindi attualmente è consentito criticare i « cari alleati », questo è dovuto
alla forte accentuazione della rivalità Washington-Berlino nei Balcani e nel
mondo. Sullo sfondo resta la crisi economica « globale ».
Dunque è il settimanale tedesco "Der Spiegel" - ma mai la
stampa USA - che inizia a spiegarcelo: i dirigenti dell'UCK non erano proprio
quelli che ci avevano presentato. Il 21 settembre scorso, lo "Spiegel"
intervistava Bujar Bukoshi, un tempo
« primo ministro » dei Kosovari albanesi in
esilio: « Dopo la guerra, le eliminazioni più crudeli hanno avuto luogo fra
Albanesi. Con il pretesto che si trattava di
"collaboratori", i dirigenti dell'UCK
hanno liquidato i loro avversari politici. »
Secondo l'inchiesta di "Der Spiegel", « un ex comandante
dell'UCK avrebbe arruolato un criminale di guerra per assassinare Ekrem Rexha,
anche questo ex capo dell'UCK. »
Rexha preparava un libro sui crimini di guerra
commessi in Kosovo, particolarmente su quelli dell'UCK.
I
rifugiati del Kosovo sono diventati i Palestinesi dell'Europa
Sicuramente ci si domanderà perché non si è denunciato tutto questo
immediatamente? Forse che i leaders dell'UCK erano degli angeli quando la Nato
se ne serviva per abbattere la Jugoslavia? O forse meglio, erano già dei «
terroristi », come aveva denunciato l'inviato speciale degli Stati Uniti nella
regione?
Tutto
questo viene messo in evidenza solo adesso, dato che Washington e Berlino
sempre di più si contrastano rispetto ai "Corridoi" energetici dei
Balcani e per un sacco di altre cose. Ma non è avvenuta una metamorfosi
dell'UCK. Semplicemente, le grandi potenze hanno occultato la sua vera natura,
dato che avevano bisogno dei suoi servizi.
Il
dramma del Kosovo aggiunge discredito alla Nato e al governo serbo attuale. Non
solamente non ci si dà da fare per il ritorno dei 230.000 rifugiati serbi e
degli altri espulsi dal Kosovo, che sono divenuti i Palestinesi dell'Europa. Ma
in sovrappiù, gli amministratori occidentali che dirigono la missione ONU si
sforzano completamente, fanno tutto il possibile per smantellare… la sola zona
del Kosovo che resta popolata dai Serbi. Vale a dire la parte nord della città
di Kosovska Mitrovica. Infatti, il numero di Albanesi che si trovavano in
questa zona è relativamente limitato: circa cinque mila cittadini. Molto pochi
in confronto ai 230.000 espulsi di altre nazionalità. Ma è il loro ritorno a
costituire la priorità assoluta dell'amministrazione ONU.
Nonostante ciò, molti reclamano ugualmente un comportamento ancora più
aggressivo nei riguardi dei Serbi.
Per esempio, l'International Crisis Group, un
gruppo di pressione vicino alla CIA, e finanziato dal miliardario USA George
Soros. Appartengono a questa lobby Louise Arbour, ex-procuratore all'Aja, e Wesley Clark, il comandante responsabile
dei bombardamenti della Nato nel 1999: « L'ONU, e le truppe della KFOR dirette
dalla Nato, devono stabilire la loro autorità su Mitrovica. Il nuovo governatore
del Kosovo, Michael Steiner, ha annunciato nuovi arresti di Serbi. »
Kosovo
: « Grande Albania » e novella Israele ?
In linea di principio, il Kosovo fa sempre parte
della Jugoslavia, secondo la risoluzione dell'ONU che ha messo fine alla guerra.
Ma in questo caso, come per altri, gli USA
prendono in considerazione delle risoluzioni solo quello che è utile ai
loro interessi. Numerose pubblicazioni attuali dei mezzi di informazione USA
preparano l'opinione pubblica all'indipendenza del Kosovo. Una promessa già
prospettata all'atto del « matrimonio » degli USA con l'UCK. Questa opzione di
separazione pura e semplice sta per essere suggerita da una commissione
cosiddetta indipendente, composta da qualche « esperto » fra cui Robertson,
segretario generale della Nato.
Ma le
potenze europee non si augurano proprio questa indipendenza. Loro sanno che
Washington cerca di creare una Israele nei Balcani. Uno Stato dipendente dagli
USA in tutto, che dovrebbe agli USA tutto, e che questi potrebbero utilizzare
come una portaerei.
Detto
questo, gli Stati Uniti hanno effettivamente così tanta urgenza di arrivare a
questa indipendenza? Senza dubbio, no!
La strategia della tensione, per adesso, è loro
estremamente utile.
Il mantenersi dei conflitti - e dunque delle
sofferenze - serve loro per giustificare l'insediamento stabile delle loro basi
militari.
Questo loro incoraggiamento per la politica del terrore invita ad altri
separatismi nelle regioni vicine. Il Montenegro e la Macedonia sono nello
stesso modo concupite dall'UCK. Ma potrebbe essere che il primo attacco abbia
come obiettivo un territorio del sud-ovest della Serbia. Non se ne parla molto,
ma la regione dello Sandzak potrà diventare una nuova Bosnia.
E
domani lo Sandzak?
Un istituto filo occidentale specializzato negli
affari balcanici, l'International War and Peace Report, conferma: « Alcuni
Serbi valutano che circa mille membri della loro comunità abbiano abbandonato
la città di Novi Pazar, negli ultimi anni. Sempre nuovi cartelli con su scritto
"Vendesi" compaiono ogni giorno sulle case e sulle terre dei Serbi.
Si pensa che l'esodo sia stato accelerato dal partito SDA, a dominante
musulmana, che ha fatto revocare i mandati dei direttori serbi delle compagnie
pubbliche e delle amministrazioni locali. »
La percentuale serba nella popolazione si è
quindi abbassata dal
22% al 17% (N.B. Un esodo paragonabile, ma più
massiccio, si era prodotto in Kosovo negli anni '70 e '80).
Nel
giugno scorso, il Consiglio Nazionale Bosniaco del Sandzak, legato al partito
musulmano SDA, dichiarava: « Noi non vediamo alcun motivo per integrarci alla
Serbia o al Montenegro, o alla comunità internazionale, in quanto lo Sandjak
deve diventare un'entità territoriale separata. »
Lo
Sandzak s'infiammerà a sua volta? Questo dipende dagli Stati Uniti.
Come in Bosnia e in Kosovo, gli USA getteranno
benzina sul fuoco, se sentono il bisogno di un nuovo conflitto per aumentare la
pressione da esercitarsi su una Serbia "ribelle".
In questo gioco cinico, i popoli sono solo dei
pedoni che si possono manipolare a piacere su una scacchiera.
In ogni caso, il quotidiano serbo Vecernje
Novosti suona l'allarme:
« Ben presto, i larghi viali del passeggio e i
coffee-shops dello Sandszak staranno per vedere divisioni, e tutto precipiterà
più velocemente che in Bosnia. Scoppieranno i primi incidenti armati:
avverranno assassinii politici. Se le autorità non metteranno in atto qualcosa,
lo Sandzak andrà in fiamme entro un anno! »
La
crisi di fiducia risulta la causa del conflitto Kostunica-Djindjic
Come mai la maggioranza dei Serbi hanno
rifiutato di andare a votare alle ultime elezioni presidenziali?
Perché l'alleanza Kostunica-Djindjic, che aveva
trionfato su Milosevic nell'ottobre 2000, è andata in pezzi tanto presto e si
sta lacerando sempre di più?
« La
grande maggioranza dei Serbi pensa di essere stata presa completamente in giro
dagli Stati Uniti », spiega Dragana. Si
era fatto loro credere a promesse di un avvenire migliore, se il loro paese si
fosse avvicinato all'Occidente. Ed ecco che ora vedono crollare le loro
speranze. Nella loro vita quotidiana stanno scoprendo che la maggior parte
della popolazione vivrà molto peggio di come viveva prima. Che le
multinazionali occidentali andranno ad arricchire solo una sparuta minoranza di
privilegiati, ma soprattutto se stesse.
Gli
Iugoslavi constatano che, dopo l'attacco militare della Nato, sta arrivando
quello economico del Fondo Monetario Internazionale.
E che i due attacchi fanno parte di uno stesso sistema
globale, il cui obiettivo è quello di imporre a tutto il pianeta la dominazione
delle multinazionali.
Ecco
perché la maggioranza ha rifiutato di andare a votare! E a questi astensionisti
malcontenti va ad aggiungersi anche quel 66% che ha votato per Kostunica.
Questo, in quanto per costoro ciò ha il valore simbolico, a torto o a ragione,
che esprime la volontà di conservare l'indipendenza del loro paese di fronte
alla Nato e all'Occidente.
Ecco
che si spiega allora perché Labus, il candidato del FMI, ha subito uno scacco
fragoroso, a dispetto di una campagna massiccia dei mezzi di informazione in
suo favore. Una mimetizzazione totale del primo ministro Djindjic. Molti temono
che egli trascini il paese in una serie di provocazioni e in una escalation
repressiva. Perché, se Kostunica verrà finalmente eletto presidente, egli
convocherà delle nuove elezioni legislative e lo screditato Djindjic farà
fatica a spuntarla.
Una
sottolineatura, en passant, per tutti coloro che si sono vantati con noi per la
novella « democrazia » instaurata a Belgrado.
Cosa
prevedeva la legge elettorale serba? Che un presidente poteva essere eletto
solo se la maggioranza degli elettori fosse andata a votare. Ora, nello scorso
ottobre, solo il 46% hanno partecipato al voto. Qual' è stata la reazione
dell'Unione Europea? Ci si è domandati perché la popolazione respinge i suoi
politici? No, l'Unione ha addirittura preteso che venisse annullata… la legge
elettorale e la norma del 50%. Il popolo non ne vuole sapere più di voi?
Cambiate il popolo!
Lo SPS, il partito di Milosevic, non sembra
assolutamente in grado di approfittare di questa crisi della maggioranza
politica. In seguito alle pressioni e ai canti delle sirene dell'Occidente, una
consistente parte della sua attuale dirigenza ha tentato una svolta filo
occidentale. Ma essa è stata sconfessata dai suoi elettori. Costoro hanno
sanzionato i due candidati SPS con una percentuale molto mediocre, preferendo
dare seguito all'appello di Milosevic a votare Seselj, unico candidato contro
la Nato e contro il FMI.
Si
stenta nel considerare per l'oggi lo SPS in grado di offrire una alternativa
realisticamente credibile. Alla sua sinistra, diversi gruppi comunisti si sono
unificati per creare il nuovo Partito del Lavoro (Radnicka Stranka
Jugoslavije). Minacciato immediatamente dalle autorità, nondimeno questo
Partito persegue un lavoro di organizzazione e di sensibilizzazione,
particolarmente nei centri operai come Kragujevac e Kraljevo. Certamente, la
situazione finanziaria drammatica del paese complica qualsiasi sforzo di
autonoma organizzazione, ma la sua analisi e il suo programma cominciano a
rilevare echi di riscontro.
Perché
questo silenzio degli intellettuali occidentali?
Qui, in Occidente, un fenomeno dovrebbe insospettire:
il silenzio dei mezzi di informazione occidentali. Questi avevano presentato
come una benedizione il cambiamento di regime dell'ottobre 2000. La
sostituzione di Milosevic con partiti filo occidentali doveva essere la porta
aperta verso un avvenire più o meno radioso. Kostunica era l'uomo presidenziale
opportuno, la Nato si apprestava a regolare il problema del Kosovo...
Questa analisi era stata sposata dagli
intellettuali « mediatizzati ».
Ora,
ecco che appena due anni più tardi, la maggioranza dei Serbi rifiuta molto
semplicemente di spostarsi per partecipare alle elezioni presidenziali, e
questo non suscita alcun commento, alcuna interpretazione, alcuna analisi da
parte dei mezzi di informazione occidentali. Amnesia?
O rifiuto di dibattere su una posizione che
praticamente si è avverata ben falsa?
La guerra contro la Jugoslavia non era che una
delle tante battaglie della guerra globale lanciata dagli Stati Uniti. Quindi
l'Afganistan, l'Iraq e altre ancora. A fronte di questa guerra globale, è
giunto il tempo di tirare le somme di un bilancio catastrofico di ciò che gli
USA hanno fatto nei Balcani.
E
della paralisi ingenerata da posizioni del tipo « Ne' con Bush, ne' con Saddam
», « Ne' con la Nato, ne' con Milosevic », « Ne' con Sharon, ne' con Arafat ».
Dopo dodici anni, questa posizione dominante
nella sinistra intellettuale europea condanna il movimento contro la guerra
alla passività. In quanto pone sullo stesso piano l'aggressore e l'aggredito.
Se tutti sono in pari maniera malvagi, non esistono ragioni per fare tutto il
possibile per arrestare l'aggressione.
Il « Ne', ne' », costituisce il cancro del
movimento contro la guerra. Bisogna metterci una fine!
Non sono proprio Saddam o Milosevic che
minacciano il mondo intero, è Bush. Non sono proprio la Jugoslavia o l'Iraq
che, ogni giorno, condannano a morte 35.000 bambini del terzo mondo, sono le
multinazionali!
Gli
Stati Uniti minacciano la pace, dappertutto nel mondo.
Mettendo in campo motivi di biasimo, validi o
no, per gli Stati che resistono agli USA, si fa solo il gioco dell'aggressione.
Non spetta ai governi occidentali decidere chi deve dirigere questo o quel
paese del terzo mondo, e secondo quali interessi. Spetta assolutamente a questi
popoli il potere della decisione e della propria autodeterminazione. Ma se si
consente a Washington l'occupazione di queste regioni, nessuna lotta sociale o
democratica diventerà più facile, ma bensì il contrario. Solo le multinazionali
ne guadagnano.
Che
la sofferenza e la collera siano trasformate in forza!
Perché si è sentita la necessità di scrivere
questo articolo? Forse per analizzare un problema della storia passata, al
quale non ci è possibile mettere più alcun rimedio? No! Solo per mettere in
guardia: quello che gli Stati Uniti hanno commesso nei Balcani, essi si
apprestano a rifarlo contro l'Iraq. In seguito, arriverà il turno di tutti quei
paesi che rifiutano di mettersi in ginocchio di fronte alla globalizzazione:
Iran, Corea del Nord, Cuba, Venezuela, Congo, i Palestinesi, i Colombiani e
tanti altri…
Perché è così importante continuare a parlare della Jugoslavia e di
sostenere la lotta di questo popolo?
Per 5 buone ragioni:
1. La
disinformazione servirà in primo luogo a « giustificare » le numerose guerre a
venire. Per questo è cruciale mettere in risalto le menzogne dei mezzi di
informazione ("mediamenzogne") che hanno giustificato la guerra
contro la Jugoslavia. L'aggressione della Nato era un processo di
privatizzazione attraverso i bombardamenti. Oggi, la popolazione perde i suoi
impieghi, il suo potere d'acquisto, la tutela della sua salute. Aiutarla a
sviluppare la sua resistenza fa parte della lotta contro la mondializzazione.
Quello che hanno subito gli Iugoslavi, sarà inflitto a tutti quei popoli dei paesi
che presto saranno aggrediti.
2.
Ciascuno ha il dovere morale di sostenere il diritto al ritorno di centinaia di
migliaia di rifugiati scacciati dai loro focolari del Kosovo. Come il diritto
al ritorno dei Palestinesi.
Nel momento in cui la Nato stende i suoi artigli
sull'Europa dell'Est e sui Balcani, nel momento in cui 188 intellettuali
Sloveni invocano un referendum contro l'integrazione del loro paese in questa
alleanza militare, sottolineando che l'idea
« congiungersi con la Nato, è congiungersi con
il mondo » risulta una pericolosa manipolazione dell'opinione pubblica, allora
proprio in questo momento è importante di mettere in evidenza a tutti il
bilancio catastrofico della Nato in Kosovo e i suoi effettivi obiettivi.
3. In
Iraq come in Jugoslavia, gli Stati
Uniti elaborano dei piani per scatenare le nazionalità e le religioni, le une
contro le altre. Questo produrrà una guerra civile prolungata e il caos. Dopo
aver assunto il controllo dell'Iraq, Bush se ne servirà come base per destabilizzare
prima, e poi controllare, l'Iran e la Siria.
A seguire, l'Arabia Saudita. Tutti i grandi
paesi produttori di petrolio potranno essere frazionati in mini Stati più
facili da colonizzare. Il Medio Oriente, come pure il Caucaso, saranno «
balcanizzati » : sbriciolati secondo la ricetta che è servita contro la
Jugoslavia. Se si consentirà di fare questo nuovamente in Iraq, si distruggerà
il rapporto di forze globalmente. Ogni volta che Washington arriva a spezzare
uno Stato che gli resiste, si piazza in posizione sempre più favorevole per
attaccare il prossimo.
4. Per unire i popoli che resistono alla
mondializzazione e alle sue guerre, diventa importante isolare completamente la
strategia degli Stati Uniti. Tantissimi Arabi e musulmani affermano con forza
che la guerra contro la Jugoslavia consisteva in un'aggressione, alla stessa
maniera della guerra contro l'Iraq e i Palestinesi. Gli Stati Uniti, che
massacrano i musulmani in Palestina e in Iraq, non sono stati certamente loro
amici in Bosnia o nel Kosovo. Inoltre, in quest'ultima regione, i musulmani
sono stati anche vittime della pulizia etnica organizzata dall'UCK, con la
complicità di Washington.
5. In
Iraq, come in Jugoslavia, l'esercito USA bombarderà nuovamente stabilimenti,
con produzione di inquinamento, e utilizzerà le terribili armi all'Uranio.
Con la conseguenza di provocare nuovamente
cancri, leucemie e mostruose malformazioni nei neonati e per le popolazioni
locali, ma anche per i soldati occidentali che saranno impegnati. Un recentissimo
rapporto dell'Istituto per la Ricerca sull'Energia e l'Ambiente dell'ONU
(Institute for Energy and Environmental
Resarch), sottolinea che « questo tipo di azioni
hanno provocato in
Jugoslavia dei gravissimi effetti a lungo
termine sull'ambiente e la salute », in modo particolare la liberazione
massiccia di PCB e di mercurio. Il rapporto mette esplicitamente in guardia
contro la reiterazione in Iraq di simili violazioni delle convenzioni
internazionali.
Noi non possiamo dimenticare la Jugoslavia, come
non dimentichiamo coloro che resistono al FMI e alla Nato. Quello che stanno
sopportando rimane come avvertimento per tutti i paesi che gli USA si
apprestano a « conquistare ».
Che le loro sofferenze e la loro collera si
trasformino in forza per opporsi ed impedire le aggressioni già programmate!
Per richiedere il film "Les Damnés du
Kosovo" (9 Euros):
http://lesdamnesdukosovo.chiffonrouge.org
Per leggere i riferimenti delle citazioni
vedere: http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/
files/Yugoslavie2002.rtf
Il testo completo di note si può' scaricare alla
URL:
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/
files/Yugoslavie2002.rtf
Notizie
dell'ultima ora; 23 dicembre 2002
NE' SERBIA NE' MONTENEGRO
Sono state invalidate ieri (23 dicembre 2002)
per mancanza del quorum le elezioni
presidenziali nella Repubblica del Montenegro.
Esse dovrebbero tenersi nuovamente tra un mese,
ma non ci sono ragioni
per pensare che la prossima volta la
partecipazione al voto sia superiore.
Nella associata Repubblica di Serbia le elezioni
presidenziali sono fallite per due volte consecutive (l'ultima l'8 dicembre
scorso) a causa del non raggiungimento del quorum.
Nel frattempo, il Presidente della Federazione
dei due paesi, prevedendo la scomparsa della sua funzione istituzionale (la
Repubblica Federale di Jugoslavia
si sta infatti trasformando in una ancor piu'
blanda "Unione di Serbia
e Montenegro"), e dunque per non perdere il
lavoro, si era candidato a
presidente della Serbia - ma, appunto, senza esito.
Si palesa in questa maniera una crisi
istituzionale devastante, che
non ha sbocchi a breve. E si esplica cosi' anche
il sentimento
generalizzato della popolazione delle due
repubbliche: il senso di
nausea, depressione ed impotenza per un quadro
politico dominato da
mafiosi, corrotti, servi dell'Occidente,
liquidatori dell'economia e
della dignita' nazionale, complici di chi li ha
bombardati, degni
compari dei loro "colleghi" al potere
nelle altre repubbliche
jugoslave ex-federate.