La
guerra "infinita" e lo stato sociale negli Stati Uniti.
di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova
Settembre 2003: l'esercito degli Stati Uniti ha
chiuso la campagna di reclutamento; con mesi di anticipo, a tempo di record, è
stata completata la selezione dei centomila volontari necessari al "turn
over" con gli altri militari dislocati nelle tante aree di occupazione
dell'Impero. Infatti il personale volontario da selezionare non è mancato, e le
domande sono state il doppio degli anni passati.
Spirito patriottico? Volontà di portare nel
mondo la bandiera della democrazia e della libertà per tanti popoli? Desiderio
di impartire dure lezioni agli "stati canaglia"? A mio parere, poco
di tutto questo.
Per il secondo anno consecutivo la dimensione
della povertà negli Stati Uniti ha assunto considerevole spessore. Attualmente
i non abbienti raggiungono la quota di 35 milioni di persone; nel 2002 questa
quota è stata rinforzata da altri 1.7 milioni di poveri.
Il tasso di povertà negli USA è balzato dall'11.7%
al 12.1% e i miserabili, sotto i 15.000 dollari annui per una famiglia di tre
persone, hanno subito l'incremento di 1.3 milioni di individui.
Le cose non vanno troppo bene neppure per la
"middle class",
il ceto medio, che ha visto diminuire progressivamente il proprio reddito, con
la perdita media di 500 dollari pro capite nel solo 2002.
Questi dati sono stati riportati dal "Census Bureau", che illumina a tutto tondo come
l'Amministrazione Bush della Assoluta Superpotenza,
dichiarando e portando guerra a tanti popoli del mondo per …garantire la pace e
la sicurezza al popolo Statunitense, in realtà sta conducendo una pesante
guerra proprio alla sua gente, conducendola alla sicura rovina economica.
Infatti i lavoratori degli Stati Uniti stanno
perdendo in modo irrimediabile la guerra sul campo di battaglia per il
mantenimento persino delle poche ultime difese di stato sociale a loro ancora
riservate, e quindi coloro che nel sistema liberistico di sfruttamento di
risorse e di uomini, tipico degli USA, non contano vengono definitivamente
cancellati.
Ecco che, per resistere alla miseria, alcune
decine di migliaia di proletari e sottoproletari adeguano la loro esistenza
sotto le bandiere dei "marines", con la
speranza di portare a casa qualche gruzzolo che permetta una sopravvivenza alle
loro famiglie, una boccata di speranza davanti a tanta desolazione. Qualcuno
purtroppo torna a casa senza poter vedere realizzato questo progetto, torna
racchiuso come spazzatura dentro un "sacco nero per cadaveri".
Il quadro disegnato dal Census
Bureau presenta tratti accentuati quando ci si addentra nei meandri razziali
della miscellanea delle genti che costituiscono il
popolo degli USA: nel 2002, 400 mila bambini e 200 mila anziani, di colore o di
origine ispanica, sono entrati nel turbine doloroso dell'indigenza e della
assoluta carenza di protezione sociale, hanno imboccato un percorso di miseria
che negli USA risulta irreversibile.
Le spese militari per sostenere la guerra
"infinita", per …la libertà, la democrazia, e la salvaguardia
dell'Occidente, stanno drenando decine di miliardi di dollari, falcidiando così
la possibilità di spesa per i contributi sociali. A questo bisogna aggiungere
la crisi della fiscalità degli USA, dove risulta un puro mito la non evasione
dalle tasse, dove la politica di Bush & Soci ha
abbattuto le imposte per i ricchissimi, allargando il divario con gli altri
redditi.
Tanti economisti avevano annunciato che la
recessione era terminata, ma la realtà è assolutamente non adeguata ai loro
pronunciamenti: vengono costantemente cancellati posti di lavoro, sotto
l'Amministrazione Bush ne sono scomparsi quasi tre
milioni, ma per il Presidente "siamo in presenza di una forte
ripresa", affermazione che va di concerto con la dichiarazione che
"la guerra contro il terrore Iracheno è vinta, e le cose in quel Paese
vanno per noi a gonfie vele".
Peccato che queste di Bush
siano pure fantasie aberranti e bugiarde, che questo Presidente truffaldino non
veda i milioni di diseredati che ha prodotto in casa propria, e le "sacche
nere per i morti" che tornano pesanti dall'Iraq!
Nonostante i tanto decantati… successi,
mercoledì 24 settembre 2003 il Congresso degli Usa è stato costretto a
contribuire ulteriormente alla macchina da guerra del Pentagono con ben 379
miliardi di dollari, e questo a spese di eventuali attribuzioni per risolvere
le necessità sociali.
L'assegnazione è avvenuta con decisione unanime
e trasversale fra Repubblicani e Democratici, 407 voti favorevoli e 15
contrari. Dopo un dibattito sbrigativo di soli sette minuti, la Camera dei
Rappresentanti ha approvato un nuovo budget per il Pentagono, che continua
l'escalation di Washington per le spese belliche, che va avanti già da oltre
otto anni.
Quindi il bilancio militare, per l'anno
finanziario che inizia dal 1 ottobre, ammonta a 379 miliardi di dollari, una
quota che la precedente Amministrazione Clinton
pensava di raggiungere solo nel 2009.
Altri 19 miliardi di dollari se ne sono andati
per pagare un programma di ricerca su nuovi tipi di armi nucleari, un programma
di armamenti diretto dal Dipartimento di Stato per l'Energia.
Il bilancio per il Pentagono approvato dalla
Camera viene così ripartito: 100 miliardi per stipendi al personale, 133
miliardi per operazioni e la difesa, 75 miliardi per i nuovi sistemi d'arma, e
61 miliardi per ricerca e sviluppo.
Nessuna di queste somme enormi è destinata a
finanziare le guerre USA, che continuano in Iraq e in Afganistan.
A questo scopo, l'Amministrazione Bush sta tentando di ottenere separatamente uno stanziamento
di 87 miliardi di dollari, in aggiunta dei 79 miliardi già assegnati dal
Congresso in aprile per la conduzione della guerra in Iraq.
La spesa approvata per i nuovi sistemi d'arma è
di circa 2 miliardi in più di quella che era stata assegnata per l'anno
finanziario 2003.
Dal 1996 gli stanziamenti per gli armamenti sono
aumentati di continuo e si tratta del più lungo periodo di aumenti di spesa per
le armi dalla Seconda Guerra Mondiale. Questa Amministrazione ha patrocinato la
crescita di queste spese fino a 100 miliardi di dollari entro il 2008.
Gli stanziamenti nei nuovi sistemi d'arma
comprendono più di 9 miliardi di dollari per un sistema missilistico per la
difesa nazionale che l'Amministrazione Bush sta
forzando, in modo da renderlo operativo per l'anno prossimo, a coincidere con
le elezioni Presidenziali, utile strumento di propaganda elettorale.
Nell'ultima settimana è stato emanato un
documento dalla Ragioneria Generale degli USA che mette in evidenza come,
nell'affanno alla corsa per la messa in opera del sistema missilistico, il
Pentagono vi abbia incluso tecnologie radar e di altro tipo ancora in fase
sperimentale, una procedura con il sicuro risultato di proiettare la spesa ben
più in alto di 50 miliardi di dollari per i prossimi cinque anni.
“È stato dimostrato che la decisione di dare
inizio all'integrazione delle potenzialità di un sistema prima della completa
messa a punto di tutte le tecnologie essenziali produce l'incremento dei costi
e rischi nella programmazione e nella riuscita."
Inoltre lo stanziamento finanzia la costruzione
del caccia invisibile "22 F-22 Raptor", un
aereo da combattimento con lo scopo principale di abbattere altri aerei. Data
la schiacciante superiorità aerea degli USA rispetto a qualsiasi nemico
potenziale, la necessità di questi aerei, che comunque non potranno essere
pronti nei prossimi tre anni, è stata messa in discussione da analisti militari
indipendenti. Queste critiche sono state spazzate via dai lobbisti
della Lockheed Martin e dai
rappresentanti al Congresso per il Texas e la Georgia, dove questi aerei
andranno in produzione.
Nel bilancio del Pentagono sono previsti anche
11.5 miliardi di dollari per la fabbricazione di nuove navi per la Marina,
somma che supera di un 25% quella dell'anno precedente. L'aumento verrà
impiegato per il varo di cinque nuovi sottomarini d'attacco, che andranno a
raggiungere la flotta attuale di 54 di questi mezzi. Un rapporto della
Commissione del Senato per le spese militari ha sottolineato come il costo di
questi sottomarini sia aumentato del 31% in un anno.
Ancora, il budget provvede al finanziamento per
un Programma contro il Terrorismo, un programma di sorveglianza elettronica di
massa che ha scatenato molte polemiche, dato il suo obiettivo di coordinare la
raccolta da parte del Pentagono di informazioni di natura finanziaria, medica,
di lavoro e di credito bancario su milioni di Americani.
Malgrado che Organizzazioni per le Libertà
Civili abbiano denunciato tutto questo come un'operazione di spionaggio domestico
tipico di uno stato di polizia, i finanziamenti sono continuati, anche se il
Programma è stato sottratto alla supervisione dell'Agenzia del Pentagono per i
Progetti di Ricerca Avanzata di Difesa.
Questa Agenzia, nota come DARPA
(Defense Advanced Research Projects Agency), è stata diffusamente criticata, sia per il
programma di sorveglianza che per un progetto apparso ai primi di quest'anno di
costituire un mercato azionario su attacchi terroristici internazionali,
consentendo agli investitori di scommettere su futuri assassinii, attentati
terroristici ed altre azioni di violenza.
Il Congresso ha anche fatto scivolare fra le
pieghe del bilancio un articolo dell'ultimo momento per salvarsi la faccia,
allo scopo di nascondere all'élite che decide dei destini dell'America i reali
sentimenti della popolazione rispetto alle truppe. L'articolo dovrebbe far
terminare una pratica che metteva in risalto come un numero sempre più
crescente di soldati feriti e mutilati stiano tornando dall'Iraq. Dopo essere
stati dimessi dagli ospedali militari negli USA, questi soldati e le loro
famiglie si scandalizzavano nel ricevere i conti dal Governo che domandava loro
di pagare per i pasti che erano stati somministrati durante l'ospedalizzazione,
per un ammontare di 8.10 dollari al giorno.
In qualche caso il conto raggiungeva le diverse
centinaia di dollari.
Anche se la Camera dei Rappresentanti ha
destinato al Pentagono la cifra di 379 miliardi di dollari, l'Amministrazione
si ostina a richiedere altri 87 miliardi per finanziare le operazioni in Iraq e
in Afganistan.
Il Segretario alla Difesa Donald
Rumsfeld, chiamato questa settimana a testimoniare
davanti alla Commissione del Senato per gli Stanziamenti, ha così liquidato le
preoccupazioni relative a questi interventi che avrebbero condotto il bilancio
militare fuori controllo:"87 miliardi di dollari sono un bel po' di
denaro? Sì. La nostra nazione se lo può permettere? La risposta è ancora
sì."
L'amministrazione Bush
ha rifiutato di dare spiegazioni dettagliate su quanto produrrà questo
dispendio. Invece ha scartato la possibilità di ridurre le ulteriori
agevolazioni e i tagli di tasse a favore dei ricchi, pari a 878 miliardi di
dollari, che si intendono far passare per quest'anno, lasciando solo due
possibilità: o le spese militari verranno affrontate attraverso un'ulteriore
riduzione della spesa sociale, o verranno semplicemente addizionate al deficit
federale che sta gonfiandosi a dismisura, andando per il prossimo anno ben
oltre il mezzo milione di miliardi di dollari.
Nessuno dei Democratici, membri della
Commissione per gli Stanziamenti, ha contestato queste valutazioni di Rumsfeld, e ci si può aspettare che i finanziamenti
richiesti saranno approvati senza contrasti da entrambe le Camere del
Congresso.
Durante la discussione in Campidoglio relativa
all'azione di pressione esercitata dalla Casa Bianca per ottenere i
finanziamenti per l'occupazione dell'Iraq, Paul Bremer, il proconsole di Washington in Iraq, richiedeva uno
specifico articolato di bilancio di 20.3 miliardi di dollari da destinare per
la "ricostruzione".
L'articolato comprendeva la richiesta di 400
milioni di dollari per la costruzione di due nuove prigioni di massima
sicurezza da 4.000 posti, presumibilmente destinate a contenere quegli Iracheni
sospettati di battersi nella resistenza contro l'occupazione militare
Statunitense.
Il membro del Congresso, David
Obey, capogruppo dei Democratici nella Commissione
per gli Stanziamenti, sottolineava come il costo per posto letto ammontasse a
50.000 dollari. Egli si chiedeva: “Come è possibile che costi così tanto
costruire questo tipo di prigioni in Iraq, quando negli Stati Uniti per le
stesse costruzioni si avanzerebbero dei soldi?”
Bremer,
con imbarazzo rispondeva che erano state prese in considerazione le stime di
previsione sui costi per la costruzione delle prigioni negli USA di un decennio
prima, e dichiarava che la "carenza di cemento" in Iraq aveva fatto
lievitare i costi.
Questo episodio offre solo uno scorcio sulla
truffa colossale e sui furti che si stanno preparando in Iraq, sotto la
copertura dello sforzo della "ricostruzione".
Indubbiamente, i costi per la costruzione delle
carceri sono pensati in concerto con gli appaltatori negli USA, strettamente
legati con la politica, che stanno preparandosi ad arraffare forti
guadagni.
Che gli USA stiano spendendo ben oltre 1
miliardo di dollari al giorno per il loro Esercito, in una situazione in cui il
nemico che si sta affrontando risulta al limite militarmente poco credibile,
quasi mai viene messo in rilievo dai media e viene fatto passare sotto silenzio
dalla dirigenza del Partito Democratico.
La spesa per armamenti degli USA è
approssimativamente equivalente al totale delle spese combinate delle 19
potenze a più alta spesa militare, il più delle quali sono formalmente alleate
con Washington. E risulta tripla delle spese per armamenti sostenute
complessivamente da Russia e Cina.
Quando vengono addizionate le spese per le
guerre in Afganistan e in Iraq al bilancio normale del Pentagono, il governo
degli USA sta spendendo ben oltre i cinquecento miliardi di dollari all'anno in
armamenti. Questa è all'incirca la stessa cifra che viene stanziata per i
settori che concernono risorse umane e servizi sociali, considerando la
Sicurezza Sociale, l'Assistenza Statale Medico-ospedaliera
soprattutto per gli anziani,
l'Educazione pubblica, il Diritto alla Casa,
l'Occupazione, lo Stato sociale, gli aiuti alimentari, e per i fondi delle
agenzie governative che si impegnano su questi settori.
L'ampio storno di ricchezze dal sociale alle
spese per armamenti e guerre è la causa diretta delle carenze della Sanità
Pubblica e della crisi del Sistema Educativo, del fallimento
dell'Amministrazione Statale e del deterioramento accelerato delle
infrastrutture degli Stati Uniti.
Mentre l'Amministrazione Bush
ha promosso questi bilanci militari imponenti in nome della "guerra
globale contro il terrorismo", la maggior parte delle spese del Pentagono
ha ben poche connessioni con la prevenzione degli attacchi terroristici.
Piuttosto, questi finanziamenti sono dedicati
alla costruzione di forze armate in grado di portare all'esterno interventi
imperialisti e produrre intimidazioni ai potenziali rivali degli USA nel campo
economico e geopolitico con una schiacciante potenza militare.
Il Pentagono ha incorporato nelle sue dottrine
essenziali questa strategia di offesa, in particolare come conseguenza delle
dichiarazioni di Bush del 2002 di una nuova Strategia
per la Sicurezza Nazionale basata sulle "guerre preventive" di
aggressione.
Come veniva sottolineato in un articolo
pubblicato nell'ultimo numero di "Parameters",
la rivista della Scuola Militare di Guerra degli USA, mentre nel passato
l'Esercito degli USA veniva impegnato in progetti "basati sulla
minaccia", adeguati alla contrapposizione e alla deterrenza
di attacchi potenziali provenienti dal blocco dell'ex Unione Sovietica, ora, nell'"evidente assenza di qualsiasi reale
minaccia", ha adottato una strategia "basata sui potenziali
d'arma".
L'articolo asseriva: “Un esercito "basato
sulla minaccia" per sua natura era reattivo alla difesa: gli Stati Uniti
aspettavano gli attacchi. Al contrario, una forza armata "basata sui
potenziali d'arma" comporta l'implicazione di capacità offensive, se non addirittura
di una volontà di aggressione: il centro dell'attenzione degli USA non si
rivolge tanto su qualche particolare minaccia, quanto è già preparato per
qualsiasi contingenza, adottando di partenza un atteggiamento aggressivo,
proiettato nel futuro.”
Questo "atteggiamento" assicura che
gli interventi in Iraq e in Afganistan sono solo l'inizio dell'esplosione
estesa al mondo intero del militarismo Statunitense.
A ben esaminare questa situazione economica e
sociale, di seguito in allegato, viene presentata una mia traduzione di un
articolo di Michael Hudson
dal titolo "L'Imperialismo Monetario Americano".