Gli Stati Uniti e l’Iraq in prospettiva storica

Richard Baker

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In occasione della nostra iniziativa del 25 ottobre 2003 contro la caserma americana Ederle di Vicenza (presidio dalle ore 14,30) riproduciamo questo testo diffuso dall’INTERNATIONAL ANSWER  e tradotto  dall’inglese da Ciano Orio. Richard Baker è un coordinatore statunitense dell’International Action Cenetr e membro dell’International ANSWER Coalition Steering Committee. Ha viaggiato in Iraq e attraverso il Medio Oriente parecchie volte, spesso con Ramsey Clark, ex ministro della giustizia degli USA. Scritto immediatamente prima della guerra, oggi la sua chiusa è superata dagli eventi. Bush e Blair  hanno invaso l’Iraq, proprio basandosi su quelle menzogne citate da Baker ,e spudoratamente sostenute dai media del mondo intero: i mezzi di distruzione di massa  posseduti da Saddam -di cui non si trovano tracce- e  i diritti umani da restaurare – adesso le donne sono costrette a riandare in giro col velo-.  La loro azione si inquadra perfettamente  nella prospettiva storica di secolare  rapina imperialista americana ed europea delineata dall’articolo, come in quella prospettiva storica si inquadra la fiera resistenza del popolo iracheno che è immediatamente cominciata dopo l’invasione imperialista e che noi riconosciamo legittima e da sostenere -  venetocontroguerra ottobre 2003)

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Come e perché è cominciato il coinvolgimento degli USA in Iraq? Nelle interminabili  ore di “copertura” (cioè di propaganda) mass-mediata dedicata alla diffusione delle bugie e degli inganni dell’amministrazione Bush sull’Iraq, una domanda così semplice e cruciale non viene mai posta. E per buone ragioni.

Fin dall’inizio otto decenni fa, la politica USA verso l’Iraq e’ stata intensamente indirizzata ad un solo obiettivo: prendere il controllo delle ricche fonti di petrolio del paese.

Le radici dell’intervento USA in Iraq stanno nel proseguo della Ia Guerra Mondiale, una guerra tra imperi capitalistici. Da un lato c’erano Germania, gli Imperi Austro Ungarico e Ottomano (Turco); dall’altra l’entità imperiale Britannico-Francese-Russa. La maggior parte del Medio Oriente era sotto il controllo Ottomano.

La Gran Bretagna, attraverso il suo agente, T.E. Lawrence, meglio conosciuto dagli appassionati di film di Hollywood come “Lawrence d’Arabia”, promise ai leaders arabi che, se avessero combattuto con gli inglesi contro i governanti turchi, gli inglesi avrebbero sostenuto la creazione di uno stato arabo indipendente  dopo la guerra.

Allo stesso tempo i primi ministri inglese, francese e russo siglavano segretamente l’accordo Sykes-Picot.

 Sykes-Picot ri-tracciavano il Medio Oriente. L’accordo venne reso pubblico dopo la Rivoluzione Russa del 1917 dal partito Bolscevico, che lo denunciò come imperialista.

Rivolte di massa irruppero in tutto il Medio Oriente quando i popoli Arabo e Kurdo scoprirono il loro tradimento ad opera delle “democrazie” imperiali e le ribellioni continuarono lungo tutto il periodo coloniale. La repressione fu brutale fino al limite. Nel 1925 ad esempio gli inglesi fecero cadere gas velenoso nella città kurda di Sulaimaniya in Iraq Fu la prima volta in cui quel tipo di gas veniva impiegato con lanci aerei.

Dopo la guerra conclusa nel 1918 la Gran Bretagna e la Francia proseguirono nel loro progetto. Concordarono che Libano e Siria sarebbero stati incorporati nell’Impero Francese, mentre Palestina, Giordania e le due province meridionali Irakene, Bagdad e Bassora, sarebbero divenute parte del vasto Impero Britannico.

Ciò che non concordarono fu a chi doveva appartenere la provincia di Mosul, l’area settentrionale dell’attuale Iraq. Secondo l’accordo Sykes-Picot essa era parte della “sfera d’influenza” francese. Gli Inglesi erano determinati tuttavia ad aggiungere Mosul, la cui popolazione era prevalentemente Kurda, alla loro nuova colonia Iraq. Per spalleggiare la pretesa, l’esercito inglese occupò Mosul quattro giorni dopo la resa turca nell’Ottobre 1918 e non si  ne ando’ più.

La soluzione della contesa inter imperialista tra Gran Bretagna e Francia su Mosul coincise con l’apertura del ruolo USA in Iraq.

L’importanza di Mosul per la grande potenza era basata sulla risaputa presenza di fonti di petrolio, fino ad allora largamente non sfruttate. Gli USA entrarono nella prima guerra mondiale nel 1917 a fianco di Gran Bretagna e Francia, quando entrambi i suoi alleati e avversari erano decisamente esausti. Le condizioni degli USA per entrare nel conflitto includevano la richiesta che gli obiettivi economici e politici venissero presi in considerazione nel dopoguerra. Tra quegli obiettivi vi era l’accesso alle nuove fonti di materie prime, particolarmente al petrolio.

Nel Febbraio 1919, Sir Arthur Hirtzel, un ufficiale coloniale inglese di grado elevato, avvisò i suoi soci: “ si dovrebbe tener presente che la Standard Oil Company e’ molto ansiosa di impadronirsi dell’Iraq” (citato da Peter Sluglett, Britain in Iraq, 1914-32,Londra,19740.

Per affrontare il dominio Britannico-Francese della regione, gli USA richiesero inizialmente una politica della “porta aperta”; cioè che le compagnie petrolifere USA potessero concludere liberamente dei contratti con la nuova monarchia fantoccio di re Faisal, che gli inglesi avevano messo al trono in Iraq.

La soluzione al conflitto sull’Iraq tra gli alleati  vittoriosi venne trovata spartendo il petrolio dell’Iraq. Gli inglesi tennero Mosul come parte della loro nuova colonia irachena.

 

GLI USA RICEVONO PARTE DEL PETROLIO IRACHENO COME RICONOSCIMENTO DEL LORO RUOLO NELAL PRIMA GUERRA MONDIALE

 

Il petrolio dell’Iraq veniva sfruttato in cinque modi; 23,75% ciascuno a Francia, Gran Bretagna, Olanda e Stati Uniti, con il rimanente 5% a beneficio di un barone del petrolio, conosciuto come “Mr. Cinque Percento”,  Caloste Guilbenkian, , che aiutò a negoziare l’accordo.

Esattamente lo 0% del petrolio iracheno apparteneva all’Iraq, e così rimase fino alla rivoluzione del 1958.

Nel 1927, esplorazioni ulteriori e più approfondite portarono alla scoperta di enormi depositi di greggio nella provincia di Mosul. Due anni dopo venne stabilita la Iraqi Petroleum Company, composta da Anglo-Iranian (oggi British Petroleum), Shell, Mobil e Standard Oil di New Jersey (Exxon) che in cinque anni monopolizzò l’intera produzione iraqena di greggio.

Durante lo stesso periodo, la famiglia Al-Saud, coperta da Washington, conquistò gran parte della vicina Penisola Araba.

L’Arabia Saudita venne instaurata nel 1930 quale neo-colonia USA. L’ambasciata USA a Riyadh, la capitale saudita, venne individuata nell’edificio dell’ARAMCO (Arab Amedrican Oil Co.).

Ma le compagnie petrolifere americane ed il loro governo a Washington non erano soddisfatti. Volevano il controllo completo del petrolio nel Medio Oriente, così come già avevano il quasi totale monopolio delle riserve petrolifere dell’emisfero occidentale. Questo significava spiazzare la Gran Bretagna che costituiva  tuttora il guardiano principale della regione. L’occasione venne loro alla fine della 2a Guerra Mondiale. Mentre USA e Gran Bretagna vengono generalmente dipinti come i più vicini alleati dei tempi di guerra, nei fatti essi erano allo stesso tempo strenui avversari.

La guerra indebolì fortemente l’Impero britannico sia internamente che nella perdita delle colonie strategiche in Asia. Nelle prime fasi della guerra, 1939-42, il problema era se la gran Bretagna sarebbe sopravvissuta, e non  avrebbe mai  potuto recuperare il suo precedente dominio.

Gli Stati Uniti, d’altra parte, incrementavano la loro potenza crescendo nel corso di tutta la guerra ( i governanti di Washington avevano di nuovo  aspettato un bel prima di entrarvi ).

Nelle ultime fasi della guerra, l’amministrazione Roosevelt e Truman, dominata dalle grandi banche, dagli interessi delle compagnie  petrolifere e di altre, stabilì di ristrutturare il mondo del dopo guerra in modo tale da assicurare agli USA la posizione dominante.

Gli elementi chiave nella loro strategia furono: 1) superiorità militare statunitense sia nell’armamento convenzionale che nucleare; 2) globalizzazione sotto dominio USA, attraverso l’uso del Fondo monetario Internazionale e della Banca mondiale, creati nel 1944, e l’adozione del dollaro quale valuta mondiale;  3) controllo delle risorse del pianeta e particolarmente del petrolio.

Mentre i combattimenti erano ancora in corso sui campi di battaglia, una lotta dietro le quinte per il controllo economico mondiale si spiegava tra USA e Gran Bretagna. Così intensa fu questa battaglia che il 4 marzo 1944 (tre mesi prima del D-day, lo sbarco in Normandia) il Primo Ministro inglese W.Churchill inviò un messaggio al presidente F. Roosevelt dal tono ostile ed inusuale nel suo contenuto imperialistico:

“Molte grazie per le vostre rassicurazioni circa la mancanza di volontà di conquista dei nostri campi di petrolio in Iran ed Iraq. Lasciate che vi risponda altrettanto reciprocamente dandovi la piena assicurazione che noi non abbiamo alcun pensiero di cercare di tradire i vostri interessi o proprietà in Arabia Saudita. La mia posizione in questo come in altri  argomenti è che la Gran Bretagna non cerca vantaggi,  territoriali o di altro tipo a risultato di questa guerra. D’altra parte essa non verrà privata di alcunché le appartenga dopo aver reso i migliori servizi alla giusta causa – perlomeno fintantoché al vostro umile servitore verrà affidata la conduzione dei suoi affari”. (citato in Kolko, The politica of War, New York, 1968).

 

Questa nota chiaramente mostrava che i governanti USA erano così presi dalla conquista di Iran ed Iraq, entrambe importanti neo colonie britanniche, da determinare un deciso allarmismo nei circoli dominanti britannici.

Nonostante la violenta nota di Churchill, non c’era tuttavia niente che gli Inglesi potessero fare per limitare l’ascesa della potenza USA. Nel giro di pochi anni, la classe dominante britannica dovrà adeguarsi alla nuova realtà ed accettare il suo nuovo ruolo di alleato subalterno degli USA.

 

 

IL RUOLO DEGLI USA SI ESPANDE DOPO LA 2^  GUERRA MONDIALE

Nel 1953, successivamente al colpo della  CIA che mise lo Shah al potere, gli USA presero il controllo dell’Iran. Verso la metà degli anni 50 l’Iraq veniva controllato congiuntamente da USA e Gran Bretagna.

 

Washington stabili’ il Patto di Baghdad nel 1955, che includeva i regimi loro clienti di Pakistan, Iran, Turchia, Iraq, assieme alla gran Bretagna. Il Patto di Baghdad o CENTO – Central Treaty Organization – aveva due scopi: Primo, contrastare l’ascesa dei movimenti di liberazione arabo o di altri nel Medio Oriente e nell’Asia del Sud; e secondo essere interni ad un’ulteriore alleanza militare – le atre erano NATO, SEATO ed ANZUS – che circondavano il campo socialista di Unione Sovietica, Cina, Europa orientale , Corea del Nord e Nord Vietnam.

L’Iraq, al centro del CENTO, era indipendente solo nel nome. La Gran Bretagna manteneva i propri campi d’aviazione militare in Iraq. Mentre il paese era estremamente ricco di risorse petrolifere – il 10% delle risorse mondiali – la popolazione viveva in stato di estrema povertà e fame. Più dell’80% della popolazione era analfabeta. C’era un medico ogni 6.000 persone; un dentista ogni 50.000.

L’Iraq veniva diretto dalla monarchia corrotta di re Faisal II e da una corte di proprietari terrieri feudali e mercanti capitalisti.

Alla base della povertà della popolazione irachena stava semplicemente il fatto che il paese non possedeva le proprie vaste risorse petrolifere.

 

LA RIVOLUZIONE IRAQENA DEL 1958

 

Ma il 14 luglio 1958 l’Iraq venne scosso da una potente esplosione sociale. Una ribellione militare si trasformò in una rivoluzione estesa a tutto il paese. Il re e la sua amministrazione vennero subito destituiti.

Washiungton e Wall Street rimasero stordite. Nella settimana che seguì, il New York Times non aveva altre storie nelle prime dieci pagine che quelle sulla Rivoluzione Irachena.

Mentre un’altra grande rivoluzione che avveniva appena sei mesi più tardi a Cuba viene meglio ricordata oggi, Washington considerava la sollevazione in Iraq molto più minacciosa per i suoi vitali interessi all’epoca.

Il presidente Eisenhower la definì “la più grave crisi dalla guerra di Corea”. Il giorno successivo alla rivoluzione, 20.000 marines iniziarono a sbarcare in Libano. Il giorno dopo 6.600 soldati inglesi vennero paracadutati in Giordania.

Questa venne definita  la “Dottrina Eisenhower”; gli USA sarebbero intervenuti direttamente – entrati in guerra – per prevenire il diffondersi della rivoluzione nell’area vitale del Medio Oriente.

 

Le forze di spedizione USA e britanniche intervennero per salvare i governi neo-coloniali nel Libano ed in Giordania. Se non l’avessero fatto l’impeto popolare dall’Iraq avrebbe sicuramente demolito i corrotti regimi asserviti di Beirut ed Amman.

Ma Eisenhower, i suoi generali ed il suo arci-imperialista segretario di stato John Foster Dulles, avevano qualcosaltro in mente: invadere l’Iraq, rovesciare la rivoluzione ed installare un nuovo regime fantoccio a Baghdad.

Tre fattori costrinsero Washington ad abbandonare il progetto nel 1958; 1) Il carattere morbido della Rivoluzione Iraqena; 2) L’annuncio da parte della Repubblica Araba Unita, confinante con l’Iraq, che le sue forze avrebbero combattuto gli imperialisti se avessero cercato l’invasione; 3) Il sostegno enfatico di Cina e Unione Sovietica alla rivoluzione. L’URSS iniziò la mobilitazione delle sue truppe nelle repubbliche Sovietiche del sud, confinanti con l’Iraq.

La combinazione di questi fattori costrinse gli USA ad accettare l’esistenza della Rivoluzione in Iraq. Ma Washington non si rassegnò mai alla perdita dell’Iraq.

 

Nei tre decenni successivi, gli USA svilupparono diverse tattiche tese a indebolire e destabilizzare l’Iraq come paese indipendente.. A varie riprese, come dopo il completamento della nazionalizzazione del petrolio da parte della Iraqi Petroleum Company nel 1972 e la firma di un trattato di difesa  con l’URSS, gli USA fornirono massicci aiuti militari agli elementi della destra Kurda in lotta con l’Iraq e aggiunsero l’Iraq alla loro lista dei “terroristi”.

Gli Stati Uniti sostennero gli elementi dell’ultra destra  all’interno della struttura politica del post-rivoluzione contro le forze comuniste e nazionaliste di sinistra. Gli Stati Uniti ad esempio applaudirono alla soppressione del Partito Comunista d’Iraq e dei sindacati diretti dalla sinistra da parte del governo del partito Ba’ath di Saddam Hussein alla fine degli anni 70.

Negli anni 80 gli USA incoraggiarono ed armarono l’Iraq nella sua guerra contro l’Iran. Il dominio USA su quest’ultimo venne interrotto dalla rivoluzione Islamica Iraniana del 1979. In realtà, scopo degli USA  nel conflitto era quello di indebolire e distruggere entrambi i paesi  L’ex segretario di stato Henry Kissinger rivelò la vera attitudine degli USA sulla guerra:’ Spero che si ammazzino a vicenda”.

Il Pentagono fornì all’aviazione irachena le foto riprese dal satellite degli obiettivi iraniani. Allo stesso tempo, come rivelò lo scandalo Iran-Contra, gli USA inviavano missili anti-aerei all’Iran.

La guerra Iran-Iraq fu un disastro, fece un milione di morti  e impoverì entrambi i paesi.

 

IL CROLLO DELL’UNIONE SOVIETICA E LA GUERRA DEL GOLFO

 

Quando la guerra finalmente terminò nel 1988, gli avvenimenti in Unione Sovietica ponevano una minaccia nuova e ancor più seria all’Iraq, che aveva un trattato di aiuto militare e di amicizia con l’URSS. In forza deldisarmo permanente” con gli USA, la leadership Gorbachev a Mosca cominciò a tagliare il proprio sostegno ai paesi in via di sviluppo.

Nel 1989 Gorbachev andò oltre e ritirò il proprio sostegno ai governi socialisti dell’Europa Orientale, la maggior parte dei quali crollarono. Questo profondo cambiamento  dell’equilibrio delle forze mondiali – culminato col crollo della stessa Unione Sovietica due anni più tardi – costituì la più grande vittoria per l’imperialismo USA dalla seconda guerra mondiale.

Esso inoltre aprì le porte alla guerra degli USA contro l’Iraq nel 1991, e a più di una decina d’anni di blocchi, sanzioni e bombardamenti che hanno devastato l’Iraq e il suo popolo.

Oggi l’amministrazione Bush sta cercando di conquistare il sostegno pubblico ad una nuova guerra contro l’Iraq parlando di “mezzi di distruzione di massa” e di “diritti umani”. La realtà e’ che Washington non e’ interessata ne’ alla capacità militare ne’ ai diritti umani di qualsiasi posto nel mondo.

Ciò che muove la politica USA verso l’Iraq nel 2002 e’ lo stesso obiettivo che ha motivato Washington 80 anni fa: il Petrolio

 

(in occasione della giornata di lotta del 25 ottobre contro l’invasione del Iraq e per il ritiro immediato delle truppe,   traduzione dall’inglese del compagno Ciano Orio di Venetocontroguerra)