Intervengo a nome di "Medicina
per la Pace" di Padova, un'associazione che
si occupa di documentare ed informare sugli effetti delle moderne guerre sulle
popolazioni.
"Abbiamo studiato e visto anche di persona,
nel corso di un viaggio in Iraq che si è svolto nell'aprile scorso con una
delegazione composta da medici di 17 Paesi, le
conseguenze della guerra e dell'embargo sulla popolazione civile Irachena.
Siamo contrari ad una nuova guerra, e anche alla prosecuzione delle sanzioni
che producono solo fame, aumento delle malattie e morte.
In questi 10 anni, per chi non lo sapesse,
1.600.000 civili iracheni sono morti per le conseguenze della guerra e
dell'embargo, e l'incidenza dei tumori è aumentata del 50%.
I dati epidemiologici confermati dall'OMS,
Organizzazione Mondiale per la Sanità, indicano che
1.
oggi
in Iraq nella stessa famiglia ci si ammala di 4-5 specie di tumori diversi;
2.
l'incidenza
del cancro nel 1988 era di 11 casi su 100.000 abitanti e nel 2001 di 116;
3.
a
Bassora nel 1988 ci sono stati 45 morti per tumore e nel 2001 i morti per la
stessa causa sono diventati 600;
4.
i
nati malformati nel 1990 erano pari al 3,4 per mille e nel 2001 raggiungevano
il 22 per mille.
Per fortuna l'aborto terapeutico è consentito
dalle leggi di quel Paese. ma per le donne la
gravidanza è diventata una disgrazia: nove mesi di incubo! Perché?
Perché, per diagnosticare le malformazioni, è necessaria l'ecografia, e gli ecografi non possono essere
importati in quanto potrebbero essere utilizzati come…sonar a scopo bellico.
Per lo stesso motivo anche gli apparecchi
radiologici, e molti farmaci sono sottoposti ad embargo; farmaci come i nitroderivati utili per i cardiopatici, gli antitumorali, i
reagenti per gli esami di laboratorio e per gli esami colturali indispensabili
per diagnosticare le malattie parassitarie, prima debellate ed ora causa di
morte, soprattutto per i bambini, data l'impossibilità di potabilizzare le acque.
"Tutto questo potrebbe servire per la guerra chimica e
batteriologica!". E questo vale anche per gli
insetticidi e i fertilizzanti, e per l'ossigeno e i disinfettanti e per gli
anestetici.
Come medici siamo disperati all'idea di una
nuova guerra, e siamo solidali con i colleghi Iracheni e con il personale
sanitario di quel Paese, che abbiamo conosciuto e apprezzato come veri eroi di
una resistenza quotidiana contro la disperazione e l'impotenza.
Veder morire una persona, e non poter fare
niente, è un'esperienza durissima che ogni medico prima o poi
fa, ma vederla morire e sapere che basterebbero interventi medici modesti, come
somministrazione di antibiotici, plasma, antitumorali, antiparassitari, acqua
pulita, ecc., e in qualunque altro posto disponibili, è intollerabile.
Siamo disperati, ma urleremo forte!
Padova 6 febbraio 2003- Silvia Cortese di
"Medicina per la Pace" di Padova