LA QUESTIONE MEDIORIENTALE E IL MOVIMENTO CONTRO LA
GUERRA
Intervento
di Venetocontroguerra all’iniziativa di Padova del 26
settembre 2003 (municipio-Sala degli Anziani a Palazzo Moroni)
PER L’INTIFADA E LA
RESISTENZA DEL POPOLO IRACHENO
PER IL RITIRO IMMEDIATO
DELLE TRUPPE DI OCCUPAZIONE
PER LA RIPRESA DEL
MOVIMENTO CONTRO LA GUERRA E CONTRO IL CAROVITA
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Perché
abbiamo organizzato l’iniziativa di stasera? Perché
abbiamo scelto di farla al centro della città?
Perché il problema che stasera sarà trattato, il Medioriente, la guerra e il movimento contro la guerra, la politica Usa in quella regione, e nei suoi rapporti con le altre potenze occidentali e con l’Onu, è una questione centrale, non tanto e non solo nei suoi portati storici, nell’importanza che essa ha ed ha avuto in tutta la storia contemporanea, ma soprattutto per l’importanza che essa avrà nel futuro di noi tutti, dell’umanità intera.
Il Medioriente è il luogo della ricchezza naturale contemporanea per eccellenza, il petrolio; ed è anche il punto di snodo dei continenti. In quanto centro geostrategico è sempre stato luogo di lotta per l’egemonia, fin dall’antichità, fin dalle crociate, fin dagli imperi coloniali, che furono una triste invenzione degli europei, dei mercanti, dei banchieri, dei politici, dei missionari, degli uomini d’arme europei, una delle più tristi invenzioni della storia dell’umanità, quel colonialismo fondatore del sistema mondiale moderno, di quell’economia-mondo basata sulle disuguaglianze, su una piramide con al vertice pochi paesi ricchi e alla base, schiacciati come sotto una jugernaut, una grande maggioranza di paesi poveri. Pochi paesi ricchi dove la ricchezza è sempre più concentrata e dove le differenze sociali si fanno sempre più evidenti.
Il Medioriente è stato ed è un palcoscenico centralissimo di questa economia-mondo, dove si sono svolte le imprese , si sono scontrate e si scontrano le potenze, vale a dire i grandi gruppi di sfruttatori organizzati in regni, repubbliche od imperi che fossero o che siano. Inutile sottolineare l’accrescimento della sua importanza nella storia contemporanea, da quando si cominciarono a sfruttare i giacimenti di petrolio, il cui controllo sancisce l’egemonia dei gruppi imperialisti dominanti, attualmente dagli anni 20-30 dello scorso secolo, i gruppi americani connessi ai loro parenti europei inglesi e olandesi. Di pochi giorni fa è la notizia che il prossimo capo della Nato, il braccio armato di questa egemonia della Esso e della Shell, al posto del lord inglese, sarà un olandese, non un olandese qualunque ma il ministro degli esteri, un capo del partito di maggioranza che esprime e organizza il dominio delle multinazionali olandesi, eredi del grande impero coloniale olandese.
Nel Medioriente, per impadronirsi delle ricchezze, le potenze si sono impadronite dapprima di punti strategici, degli scali nel Mediterraneo e sulla rotta delle Indie, degli sbocchi delle carovaniere e poi si sono impadronite delle terre, mettendo spesso confini arbitrari, passando sopra gli interessi dei popoli. Il Medioriente è stato sempre un capitolo principe nei consessi di questi grandi ladroni, le varie Conferenze di Berlino, Parigi e ora, spesso, New York. Non sempre si è trattato di conferenze, di gentle agreements, di tanto in tanto l’armonia del concerto stecca, l’armonia delle orchestre, dei quartetti si interrompe, i suonatori si accapigliano tra loro, si danno gli strumenti in testa, e li usano a mò di clava, un po’ come hanno cominciato a fare anche ora; come fa Bush, come osservava Giulietto Chiesa in un articolo sul “ Il Manifesto” dell’altro giorno. Allo scontro e alla guerra li spingono l’ineliminabile concorrenza, la diversità inconciliabile degli interessi materiali.
In quest’area, in epoca contemporanea, è balzato in primo piano un altro attore, la lotta dei popoli arabi contro il colonialismo, alcune delle cui tappe più importanti-anche se Bush e gli altri sembrano essersene dimenticati,– furono le rivolte e la rivoluzione anticoloniale in Iraq. Queste rivolte e rivoluzioni si inquadrano, furono sostenute e sostennero un movimento mondiale che si è battuto e si batte contro l’imperialismo. Proprio spinte e in alleanza con quel moto gigantesco di emancipazione e liberazione del lavoro, nato dall’insofferenza degli operai e dei contadini al sistema che produceva sfruttamento e guerra mondiali e milioni di vittime, quel moto che fu la rivoluzione d’ottobre russa, la rivoluzione tedesca, la lotta antifascista in Italia Spagna Jugoslavia Francia, la rivoluzione cinese, la rivoluzione vietnamita, le masse arabe insorsero a ondate, in Libano, Siria, Iraq, Palestina, Algeria, riuscirono ad avere risultati importanti, tra i quali l’esito vittorioso della rivoluzioni algerina nel 1954 e di quella democratica in Iraq nel 1958.
Ma la lotta era tutt’altro che finita e l’imperialismo, con a capofila ora gli americani, dopo la sconfitta degli europei anglo-francesi nella crisi di Suez del 1956, continuò la sua opera di egemonia tramite soprattutto l’opera del bastione sionista e la scomposizione del fronte avversario, la corruzione delle élites arabe, la loro integrazione nel capitale finanziario. Contro questa nuova fase del dominio, contro il pilastro sionista, si erge eroica e tremenda, disposta a lottare fino all’ultimo sacrificio la lotta del popolo palestinese, l’Intifada, moderna Comune dei nostri decenni, gloria ed esempio per tutti i popoli, lotta cui oggi noi vogliamo rendere omaggio e lo facciamo dando la parola al compagno Kutaiba che a quella lotta appartiene, che sia lui che sia il punto di vista dell’Intifada a spiegarci come stanno le cose. Ognuno ha i suoi esperti, i nostri esperti sono i palestinesi dell’Intifada.
E questo non è un omaggio retorico, un antimperialismo di maniera che applaude alle lotte lontane, e tanto più applaude, tanto più sono distanti. Questo è un passaggio politico centrale che vale per noi, qui e ora, che ci impegna a scendere in campo contro l’aggressione, contro l’occupazione delle terre dei popoli palestinese ed iracheno, che ci impegna a lottare anche qui non solo per solidarietà, ma per nostro preciso interesse politico, la guerra, contro le basi americane, contro le tendenze e le politiche di guerra e di sfruttamento, neorazziste e neocoloniali che riaffiorano prepotentemente nella moderna Europa coi trattati contro i migranti, con le liste nere in cui vengono definite terroriste organizzazioni come il fronte popolare palestinese che sono organizzazioni storiche di lotta di liberazione, con i tagli sulle pensioni e sui servizi mentre si impegnano somme enormi nella costituzione della Forza di Rapido intervento, manganello del neoimperialismo europeo.
Dal 1975, l’anno della crisi del petrolio, è iniziato, non a caso in Medioriente, un altro arco di crisi epocale che ha portato a strette sempre più frequenti e mortifere, strette che hanno il carattere di guerre ogni volta più larghe e che molto presumibilmente si termineranno con la vittoria di uno dei due veri contendenti o con la finale rovina di entrambi e dell’umanità intera. Questa è la posta in gioco e dunque nulla c’è di più importante per noi e per le generazioni future.
Stretto dalla crisi di nuovo generale, dall’abbassamento del saggio di profitto, dalle difficoltà globali di valorizzare l’enorme massa di capitale accumulato l’intero sistema ha cominciato le sue convulsioni, che hanno portato già a numerosi passaggi al cui centro stanno da un lato le iniziative del più organizzato e potente Stato dei ricchi, dei banchieri della Chase e della City Bank, dei petrolieri della Esso e della Shell e della Halliburton, dei padroni dei media della Microsoft e della Cnn, lo stato dei Bush e del generale Clark. Da un lato stanno dunque gli USA e la loro politica aggressiva e dall’altro lato le resistenze dei popoli che non possono più arretrare, resistenze che vengono definite tout court dai media, dal sistema della disinformazione, terrorismo, esattamente come i nazifascismi definivano terroristi i partigiani del 1943-45. Si dimenticano quegli stessi media dei milioni di morti fatti nelle varie controrivoluzioni (dall’Indonesia, al Cile all’Argentina, al Nicaragua) progettate e realizzate dai paladini della democrazia e dei diritti umani. Quello che gli interessa in realtà è la rapina delle ricchezze, nel caso specifico si tratta di impadronirsi di gran parte del petrolio esistente, dai giacimenti della Mesopotamia, ai giacimenti del mar Caspio, privatizzarli darli alle multinazionali, alla Halliburton, alla Esso, ai vari Bush e Cheney, ai forzieri elettorali dei repubblicani. Vengono perciò sacrificati decine di migliaia di innocenti, in gran parte bambini, centinaia di migliaia contando le vittime delle conseguenze –per esempio gli effetti delle armi all’uranio impoverito- quello usato cioè contro i poveri.
In questa crisi è in gioco dunque anzitutto la posizione egemonica degli USA. Quale sarà l’esito? Una riaffermazione dell’egemonismo? Il ritorno ad un primato Europeo? Lo scontro interimperialistico? O piuttosto un periodo di equilibrio delle potenze con al centro, come camera di compensazione l’Onu? O invece il compattamento delle potenze del Nord della fortezza del Nord contro il nuovo impero d’oriente, la Cina? Questi i temi che saranno discussi stasera. A noi sembra che la vera soluzione sarà diversa, stia non in una rifondazione del vecchio potere, in un compromesso o in nuove guerre tra le vecchie e nuove potenze ma in un’alternativa di sistema.
Di questi tempi emerge infatti sempre più anche l’altro lato della questione, quello per cui anche siamo qui stasera, quello a cui dobbiamo dare nei prossimissimi tempi, una risposta valida, cioè organizzata. L’altro lato della questione è il lato interno della guerra. Nel momento stesso in cui intensifica le guerre di predazione e dominio sui popoli, il sistema dominante, sempre spinto dal suo motore centrale, dalla necessità suprema del profitto, che è sempre profitto borghese, individuale, del singolo che se ne frega di tutto il resto dei cittadini e dei popoli, spinto dunque da questa “sacra auri fames”, il sistema dunque attacca il salario, le condizioni di vita, i diritti conquistati con le lotte dai lavoratori. Paralleli e concorrenti sono le spedizioni imperialiste e la guerra ai salari, agli stipendi, alle pensioni, ai servizi sociali, alla sanità, alla scuola pubblica.
Questo meccanismo centrale della guerra, storicamente, ha trovato il suo avversario vero nella lotta dei popoli e dei lavoratori. Lotta dei popoli depredati e oppressi e lotta dei lavoratori nelle metropoli sono sempre state connesse, derivano e si spalleggiano a vicenda, ottengono risultati nella misura in cui si sorreggono, si intersecano, fanno da sostegno e da moltiplicatore l’una con l’altra, pensiamo solo alle nostre lotte, o meglio a quelle della mia generazione (e di qualche altro dei presenti in questa sala) alla lotta dei lavoratori negli anni ’60 e alla lotta per il Vietnam. Via via in questi anni recenti della grande nuova crisi generale questa dinamica si sviluppa. Come non vedere, ad esempio, la presenza del proletariato americano a Seattle? Come non vedere la presenza di organizzazioni dei lavoratori a Genova, nelle marce contro la guerra? E come non vedere adesso la presenza della Federazione della AFL CIO della Costa Occidentale nella manifestazione che si farà contro la guerra a Washington il 25 ottobre prossimo e che già vede aderenti 2000 tra piccole e grandi associazioni? Contro la guerra globale comincia ad intrecciarsi un’azione globale in cui cominciano ad essere attivi lavoratori coscienti e sperimentati. [ Già l’iniziativa che facciamo stasera si inquadra in una scadenza globale in cui partecipano cittadini, lavoratori, donne di oltre 40 paesi del mondo, dal Libano al Giappone, dagli Stati Uniti, all’Inghilterra, dal Belgio all’India. E’ vero che sono le organizzazioni più di sinistra, più avanzate per così dire, che si muovono, che fanno da battistrada al movimento futuro. Ma anche negli anni scorsi è stato così. Anche negli anni scorsi ci è toccato fare da rompighiaccio. E così faremo anche adesso. Pensare che il movimento contro la guerra fosse morto e sepolto è stata una pia illusione di Bush e della sua corte. Pensavano, con lo strapotere delle armate, con la corruzione di élites, con i tribunali speciali, con nuovo diritto sempre più ineguale, con la repressione con Guantanamo, con le nuove prigioni speciali, coll’isolamento, colla repressione, con la disinformazione, con i loro media di poter spazzar non solo la resistenza irachena, ma anche il movimento contro la guerra. Ma qualcosa evidentemente non ha funzionato e funziona nella loro macchina. La resistenza in Iraq si allarga sempre più e perfino i sondaggi pubblici registrano il crollo verticale dei consensi a Bush in patria, 2000 organizzazioni americane hanno aderito alla manifestazione a Washington indetta dall’Answer (e quando la indissero due mesi fa molti irrisero all’iniziativa, come, in piccolo, irrisero a noialtri, quando facemmo la manifestazione il 25 aprile scorso davanti alla base americana di Vicenza colla parola d’ordine: la resistenza continua). Adesso quello che allora sembrava un nostro azzardo nessuno più lo contesta, i media non riescono più a nascondere i colpi che porta all’occupante la resistenza irachena, come i giornali non riusciranno più a nascondere tra breve la vastità del dissenso anche qui da noi in occidente. Ma bisogna farlo emergere questo dissenso.
Molte bandiere della pace sono rimaste appese ai balconi, ma bisogna uscire dalle case e tornare in strada, a partire dal 4 ottobre a Roma, a partire dal 25 ottobre in tutta Italia e nel mondo.
Siamo qui stasera a chiamare tutti, dico proprio tutti, uno per uno, a lavorare per la ripresa del movimento contro la guerra, per la saldatura col movimento contro il carovita, la precarietà, per i diritti eguali, contro i diritti diseguali che proteggono solo i più ricchi ed i più forti.
Questa saldatura trai due movimenti, quello per gli obiettivi sociali e quello contro la guerra, è il nostro compito primo. Chi non vede che bisogna unire a tutti i costi i milioni che hanno manifestato per la pace e quelli che sono andati a Roma da Cofferati! Bisogna unire i due movimenti nei programmi generali e nei comitati locali, bisogna unirli in un vero grande movimento per l’alternativa e non ridurli a tifoserie, a supporters di squadre elettorali che sempre illudono e sempre puntualmente deludono. Le spedizioni militari vanno soppresse, le enormi spese militari che esse comportano vanno indirizzate al lavoro, al recupero dei salari, degli stipendi delle pensioni, alla sanità, alla scuola, all’ambiente.
Bisogna cambiare strada radicalmente, bisogna andare a una vera alternativa.
La guerra non è sbagliata solo se la fa Bush, la guerra è sbagliata anche quando la fanno Wesley Clark o Blair, la guerra è sbagliata anche quando la fa D’Alema!! L’alternativa non è una questione di uomini di un colore che ci governino al posto di uomini di un altro colore, essa è una questione di sostanza, di punti irrinunciabili. Il no alla guerra e la lotta effettiva contro il carovita, per il salario, per l’emancipazione dei lavoratori sono irrinunciabili punti dell’alternativa che bisogna imporre e saranno imposti attraverso una lotta ampia e organizzata. Non ci possiamo sottrarre perché è una questione vitale, o passa questo punto di vista infatti o la storia dell’umanità non sarà molto lunga, non ci sarà futuro per le prossime generazioni, questo oramai ci è chiaro e ci è chiaro anche che per riuscire abbiamo bisogno di essere in moltissimi.
Perciò vi invitiamo tutti, tutti ad organizzarvi con noi, a promuovere un nuovo amplissimo ciclo di lotte che sconfigga e superi in partenza anzitutto i persistenti tentativi di scomposizione, tra buoni e cattivi, tra amici dei partiti perbene e ragazzi della via Pal, una divisione del fronte antiguerra che qui c’è stata e per certi versi c’è ancora, a tutto vantaggio delle destre o della Destro che dir si voglia. Bisogna riuscire a girar pagina e mettere da parte chi persiste nell’opera di scomposizione. Questo sarà possibile andando oltre il collage di piccoli ceti politici, oltre gli intergruppi la cui inefficacia è stata più volte provata, capaci solo nel controllo e non nell’impulso della lotta di massa. Sarà possibile innestando un ciclo di nuovi ampli e multiformi comitati che raccolgano nei quartieri, nelle scuole, nei posti di lavoro tutti quelli che sono per l’alternativa, tutti quelli che sono contro la guerra. Comitati locali che lavorino dentro scadenze effettivamente globali come sarà quella del 25 ottobre prossimo. Noi chiamiamo tutti a partecipare attivamente, ad impegnarsi.
Ma per riuscire in questa lotta bisogna anche riflettere e capire, fare un bilancio da cui ripartire, fare analisi che ci portino a dei punti saldi, altre pietre per il nostro difficile guado da una crisi generale ad un’altra, dalle lotte contro l’aggressione al Vietnam a quelle contro l’aggressione all’Iraq e alla Palestina. E’ per questo che noi stasera diamo la parola a tre compagni, i nostri esperti, che hanno a lungo riflettuto e agito, due compagni avvocati che hanno agito nei movimenti e hanno nello stesso tempo agito nelle istituzioni, nei tribunali assumendo la difesa spesso dei colpiti dalla repressione. Quanti processi politici non hanno sostenuto in giro per i vari tribunali! Toni che ci ha difesi un po’ tutti, non solo da anni, ma da decenni oramai e che ora per esempio è impegnato nella difesa dei compagni di Bassano dello Stella Rossa e Vainer che domani partirà per la Palestina, Vainer che difende alcuni degli islamici arrestati in questi mesi in Italia, Vainer che è il presidente del comitato italiano Nuova Colombia, che è stato a Bagdad e a Istambul. E infine soprattutto Kutaiba, che è il segretario dell’Unione Democratico Arabo Palestinese, cioè l’organizzazione che rappresenta in Italia il punto di vista della sinistra palestinese e araba. Lui, loro sono i nostri esperti a loro dunque la parola.
Padova 26 settembre 2003
PER LA RIPRESA DEL MOVIMENTO CONTRO LA
GUERRA E CONTRO IL CAROVITA
TUTTI IL 4 OTTOBRE A ROMA E TUTTI IN
MOVIMENTO DI NUOVO IL 25 OTTOBRE IN ITALIA, IN AMERICA E NEL MONDO!
NO ALLA GUERRA, RITIRO DI TUTTE LE
TRUPPE DI OCCUPAZIONE DALL’IRAQ, DALLA PALESTINA DALL’AFGHANISTAN!
NIENTE SPESA MILITARE, AUMENTARE I
SALARI, LE PENSIONI, LE SPESE PER SANITÀ, SCUOLA, LAVORO !
Per contatti: http://www.venetocontroguerra.net e noallaguerra@libero.it