Cronache dalla Palestina: il trattamento riservato ai Palestinesi dalle Truppe di Occupazione Israeliane ai posti di blocco.

 

Il campo profughi di Balata e la città di Nablus sono stati aperti…ma per quanto tempo ancora?

Nablus
7 giugno 2003
John Heaney

Il 4 giugno 2003 il Primo Ministro Palestinese Mahmoud Abbas, quello Israeliano Ariel Sharon e il Presidente degli Stati Uniti George Bush si sono incontrati al Beit al Baha Palace nella stazione climatica Giordana di Aqaba sul Mar Rosso.

Il summit veniva inteso come l'inizio del processo, secondo la "road-map", per la risoluzione del conflitto Israelo-Palestinese, con l'obiettivo di dare vita ad uno stato indipendente Palestinese per il 2005.

George Bush, che aveva convocato il summit, dichiarava: "Ciascuno di noi si trova qui perché crediamo che tutti i popoli abbiano il diritto di vivere in pace. In Medio Oriente sta arrivando un grande cambiamento pieno di speranza"

Nello stesso giorno, al campo profughi di Balata di Nablus sembrava che nessuno avesse informato le Forze di Occupazione Israeliane (FOI) su questo "grande cambiamento pieno di speranza"
Quelle stavano con solerzia imprigionando il campo con 6 blocchi stradali, sbarrando le due strade principali e altre strade del campo, impedendo in modo pesante la circolazione dei veicoli nel campo e attorno al campo, compresi i mezzi di servizio per le emergenze mediche (vedi l'articolo del 3 giugno 2003 "Il campo profughi di Balata imprigionato dall'Esercito e dai blocchi stradali").

Il viaggio dal campo profughi di Balata a quello di Askar, che normalmente richiedeva 3 minuti, allora necessitava di 15 minuti attraverso i numerosi campi vicini. Quello stesso giorno, più tardi, la comunità locale e il Movimento di Solidarietà Internazionale (ISM) cercavano di rimuovere alcuni di questi blocchi stradali, una dimostrazione di azione diretta non-violenta contro l'illegale occupazione Israeliana. Le FOI rispondevano a questo sparando pallottole vere sui lavoratori e confiscando a questi i loro strumenti di lavoro. Quella notte venivano aumentati di dimensioni tutti i blocchi stradali.
Balata non era la sola area di Nablus a soffrire di queste severe restrizioni nella circolazione durante questi giorni del processo di pace.

Il 28 maggio la cittadinanza e l'ISM avevano rimosso i blocchi stradali (vedere l'articolo del 28 maggio 2003 "La città di Nablus sta reclamando") su via Jammal Abdel Nasser (nota come "strada per Amman"); appena una settimana dopo che la strada era stata aperta, le FOI vi ricollocavano un blocco. I blocchi stradali erano stati messi in atto da 12 mesi, in seguito all'invasione delle FOI della Città Vecchia nell'aprile 2002, fatta eccezione per quasi due settimane in gennaio, quando la cittadinanza e l'ISM li avevano rimossi.


Oggi. 8 giugno, la comunità locale, assieme all'ISM, si è recata ancora una volta a dimostrare la sua intenzione di azione diretta non-violenta contro l'occupazione Israeliana. Il gruppo ha liberato il campo profughi di Balata, prima rimuovendo 3 blocchi stradali all'ingresso principale del campo sulla strada del Mercato (la strada principale), e quindi aprendo i blocchi stradali sulla strada della Scuola e ad un'altra entrata del campo.

Dopo due giorni di chiusura completa, questa comunità è finalmente in grado di condurre nel campo senza limitazioni autocarri con vegetali e altri alimenti, e ambulanze possono ora servire i 18.000 abitanti all'interno dei 2 chilometri quadrati del campo.
Essendo stata liberata la maggior parte di Balata, il gruppo si è diretto verso via Jammal Abdel Nasser per aprire il blocco stradale che di recente era stato ricollocato.

Il gruppo ha lavorato per un'ora sul blocco stradale, con gli internazionali che circondavano il bulldozer condotto nelle vicinanze, per fornire protezione dai cecchini delle FOI sulle torrette sulla collina sovrastante. Appena sono stati rimossi i blocchi stradali a Balata, come in città, tutta la cittadinanza, i servizi medici, i conduttori di taxi, i lavoratori e le famiglie hanno potuto circolare liberamente.

La rimozione di questi blocchi stradali da parte dei Palestinesi e degli Internazionali costituisce una diretta protesta contro la ingiusta restrizione della circolazione a Nablus, nella West Bank e in tutta la striscia di Gaza. Questa ingiusta occupazione Israeliana della Palestina prende la forma di colonie illegali (insediamenti), posti di controllo militari, recinzioni, trincee, cancellate, blocchi stradali, e (cosa più estrema) della costruzione in corso del Muro dell'Apartheid che ignora in modo flagrante i confini pre-1967.
Per maggiori informazioni, contattare:
John + 972 (0)59 318 324
Hussein +972 (0)59 355 404 or + 972 (0)67 309232
 

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Jenin sotto assedio, soldati aprono il fuoco su autocarri e autobus, conducenti trattenuti e picchiati, 'checkpoints' militari mobili creano la rovina.

Jenin
9 Jun 03
Ewa Jasiewicz

Oggi Jenin è 'città aperta'; comunque gli ultimi cinque giorni - il periodo di tempo degli incontri di facciata per la Pace secondo la "Road Map" - hanno visto a Jenin militari colpire a morte tre abitanti, distruggere almeno due veicoli e trattenere centinaia di persone.

Circa cinque giorni fa, dei soldati al checkpoint sulla via per Jenin hanno ordinato ad un uomo di ritornare a Jenin e di comprare per loro una "argheela" (una pipa ad acqua tipo narghilè), in cambio della sua carta di identità ID che gli avevano requisito.

Una nuova carta ID costa 200 Shekels (per qualcuno la paga di una settimana) e approssimativamente servono tre giorni per averla materialmente.

Quando l'uomo è ritornato con la "argheela", i soldati stupiti gli chiesero di sapere perché si fosse dimenticato di portare loro anche il tabacco. Fu costretto a ritornare a Jenin per riportare un pacchetto di tabacco.

"Al Ithlall" - l'umiliazione!

Cinque giorni fa, circa 50 persone in tutto, radunatesi dalle zone di Seabath e Jabbryyat, venivano impedite di entrare a Jenin e trattenute in stato detentivo per 5 ore (qualche conducente, per 8) dai militari che avevano piazzato i checkpoints tra gli alberi dietro la strada di montagna a Jabbryyat e a Suetat, davanti alla strada piena di curve che fiancheggia un bosco sempre verde. I militari hanno picchiato con i loro M16 alcuni dei conducenti, confiscato tutte le chiavi delle macchine, ridotto in pezzi un'automobile, hanno rubato dalle macchine tre stereo e due cellulari.

Alla fine hanno restituito le chiavi e alle cinque del pomeriggio hanno costretto i conducenti a ritornare da dove erano venuti.

Qualche persona era stata trattenuta sotto il sole dalle otto della mattina.


Due giorni fa, al checkpoint di Aba - un passaggio in un'area di transito in terra battuta dove un enorme bulldozer dell'esercito aveva scavato un fossato che correva tutto lungo una strada di servizio per i coloni dell'insediamento Eduminum - i militari hanno aperto il fuoco su un autobus carico di passeggeri che si dirigeva da Aba a Jenin.

Tre persone sono state ferite, due hanno avuto bisogno di cure ospedaliere, uno perché ferito alla gamba, l'altro ad un braccio. Entrambi erano giovani sui trent'anni.

Il conducente del bus veniva costretto, sotto la minaccia delle armi, a salire sul tetto del suo autobus e a discenderne, secondo il capriccio dei soldati. Gli veniva ordinato di stare seduto sul tetto e di osservare strettamente gli ordini dei militari per un totale di cinque ore; su e giù, stare seduto, alzarsi; nel sole infuocato del mezzogiorno!


Sempre due giorni fa, approssimativamente 30 automobili, compresa un'ambulanza della Mezza Luna Palestinese, venivano bloccate sulla strada di Qabatia, fuori della strada per Jenin.

Almeno 10 conducenti sono stati malmenati da un gruppo di tre soldati che urlavano da una jeep, andando su e giù per la strada ad intervalli irregolari. Circa 100 persone sono state costrette a sedersi a terra dal mattino, ed aspettare le chiavi delle loro macchine e il permesso di andarsene.

Io sono arrivata su questo scenario alle 2.30 del pomeriggio.

L'equipaggio dell'ambulanza stava prendendo il tè su seggiole in strada vicino ad una stazione di servizio incrostata di polvere.

I conducenti di taxi di servizio sedevano stravaccati nei loro veicoli; Radio Al Balad, il solo suono sulle onde di un'aria inebriante per il profumo di pino; un gruppo di uomini stava distribuendo Fanta su un'altura erbosa all'ombra, alla fine della coda di macchine abbandonate.

Il gruppo di uomini - conducenti di taxi, i loro passeggeri li avevano lasciati qualche ora prima per andarsene verso il centro di Jenin con una camminata di 25 minuti - era stato costretto ad aspettare per riavere le loro chiavi e le carte di riconoscimento dalle 8 del mattino.

Una jeep si è avvicinata al gruppo circa 20 minuti dopo il mio arrivo. I militari sono usciti dalla jeep e hanno cominciato a gridare e a urlare, come pazzi, contro gli uomini e contro me stessa.

Quando ho chiesto loro con calma quando questi uomini avrebbero potuto aspettarsi di avere di ritorno le chiavi e le carte d'identità, si sono infuriati ulteriormente. Allora hanno fatto cenno ad un uomo sull'area erbosa , lo hanno interpellato con domande ringhianti, lo hanno afferrato, gli hanno intimato di seguirli e che lui era sotto arresto. Io ho cercato di impedire l'arresto dell'uomo, prendendolo per le braccia, gettandomi fra loro, domandando ai militari: "Perché? Perché proprio lui? Perché avete scelto lui? Quale era la ragione?".

Il comandante del gruppo si è imbestialito, (ancora più di quello che era in precedenza), e mi ha ordinato di non proferire più parola se non volevo anch'io vedermi arrestata. Gli ho chiesto dove quell'uomo venisse portato. In quale prigione? A questo punto mi ha afferrato, ma sono riuscita a divincolarmi. Allora quello mi ha inseguito, mi ha serrato i polsi e me li ha legati dietro la schiena con la solita corda di plastica bianca e mi diceva che mi aveva avvertito e che ora sarei stata espulsa dallo stato di Israele. I conducenti di taxi hanno cercato di intervenire, ma sono stati maltrattati e minacciati dai militari, che hanno intimato loro di ritornarsene al loro posto sull'altura erbosa. Io, da sola (avevano fatto lo scambio dell'uomo scelto a caso con me) venivo portata sulla strada per Jenin, passato il triangolo Shoohadda, sempre superando macchine bloccate per sottrazione delle chiavi e un gruppo di dodici uomini che erano trattenuti da un Hummer delle FOI, e in mezzo ad un campo una scatola è caduta di peso con carte di identità e un mucchio di chiavi di automobile che si raggruppavano sopra e sotto ai miei piedi, quando la jeep sobbalzava sulla pista di terra sconnessa. E a Khalass, mi hanno fatto un discorso intimidatorio, il comandante direttamente sulla mia faccia, mi hanno slegata e sono rientrata a Jenin.

Ero stata diffidata di avere qualsiasi contatto con il gruppo dei dodici uomini che si trovava fra il checkpoint sulla strada per Jenin e Shoohadda.


Nello stesso giorno, ad un'ambulanza dell'ospedale Al Awda erano state sottratte le chiavi, mentre percorreva il centro città di Jenin.

Uno dei pazienti che si trovava dentro veniva preso a calci da un soldato e l'altro vedeva stracciato il suo libretto degli assegni da un altro militare che pretendeva gli firmasse un assegno per 150 shekels.

Venivano tenuti bloccati per 4 ore.

Per tutto il giorno, militari sulle jeeps letteralmente bloccavano a caso dei veicoli, fortuitamente brutalizzavano gli occupanti delle auto, sottraevano loro le chiavi e i documenti di riconoscimento e li abbandonavano in mezzo alla strada. Le strade fuori Jenin erano intasate da macchine bloccate.

Ieri 15 macchine, due autocarri e i loro occupanti sono stati bloccati nella zona di Suetat per più di 4 ore. Inoltre, i conducenti sono stati percossi. Il gruppo dei militari responsabile era lo stesso gruppo che aveva maltrattato gli uomini sulla via per Qabatia e mi aveva arrestato il giorno precedente.

Intorno alle 4 del pomeriggio, sulla strada che porta al villaggio di Yamoon, soldati hanno aperto il fuoco su una macchina che passava attraverso un campo. Nabil Ahmad Jusef Jaradat (45) veniva colpito alla testa con una pallottola esplosiva (dumdum), si pensa sparata da un carro armato. L'altro passeggero, Tariq Ziad Jaaradaat ha subito ferite per i vetri dei finestrini della macchina andati in frantumi.

Nabil si trova nell'unità ICU dell'ospedale Raffidia, a Nablus. Le schegge di pallottola sono ancora nella sua testa. L'ambulanza che lo stava trasportando veniva bloccata al checkpoint sulla strada per Jenin per un'ora.
Tre notti fa, un gruppo di 20 militari è entrato dal Jabbryyat, a piedi, nel campo di Jenin, con l'appoggio di una jeep e di un tank, e sono penetrati nella zona di Jiorta Dahab, dove hanno arrestato Ahmad Ehrewesh, un ventenne studente di Scienze Informatiche. I soldati conoscevano ogni particolare della sua famiglia : la loro storia, che suo padre era morto, che che suo fratello era stato già arrestato; e i loro rispettivi lavori.

Ahmad non era ricercato e non aveva collegamenti politici. Lui, di solito, si tratteneva a Salem.
Un altro uomo residente nella città di Jenin veniva arrestato nella stessa notte, anche lui uno studente di nome Ahmad. Per di più si pensava che si trovasse a Salem.

Quattro giorni fa, Mohammad Saadi, residente al campo di Jenin, un conducente della Società "Amici dei Pazienti" veniva bloccato al checkpoint Beit Eba e dopo trattenuto per più di 4 ore con il suo paziente.

I militari asserivano che il paziente era ricercato.  Ora Mohammad si trova  in stato di fermo ad Huwara.
 
(Traduzione di Curzio di Soccorso Popolare di Padova,

Venetocontroguerra.)
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Per le ultime informazioni sul Movimento di Solidarietà Internazionale(ISM), vedi http://www.palsolidarity.org