030209GAME OVER???
Un editoriale di Radio Città Aperta di ieri 7 febbraio diceva che il gioco è finito
" Il presidente americano Bush ha rotto gli indugi e messo fine alla pantomima di questi mesi sulla guerra contro l'Iraq. Il balletto formale alle Nazioni Unite, le mappe nebbiose di Colin Powell, il via vai diplomatico in Europa e in medio oriente, sono stati solo dei rimbalzi di palla nel flipper della Casa Bianca......
Gli Stati Uniti, la loro economia, i loro interessi
geopolitici, la loro sovrastruttura religiosa vogliono fare questa guerra ed
hanno deciso di farla. E la faranno, si badi bene, per la loro sopravvivenza
come unica potenza mondiale sopravvissuta come tale alla seconda guerra
mondiale e alla guerra fredda. In gioco c'è il mantenimento della loro egemonia
sul mondo, una egemonia che, avendo perso peso sul piano economico e culturale,
rimane solo come supremazia sul piano militare.
A questo punto, il sistema internazionale che abbiamo conosciuto dal dopoguerra
a oggi, subirà uno scossone senza precedenti negli ultimi sessanta anni e
inclina definitivamente il piano su cui ha cercato di reggere alle proprie
contraddizioni. Francia, Germania, Cina e Russia hanno ben compreso la posta in
gioco e dovranno adesso decidere se piegare ancora una volta la testa davanti
al più forte e compromettere così ogni ambizione ad un mondo multipolare oppure
sfidare la supremazia americana aprendo la strada ad una competizione
interimperialista zeppa di incognite....
Questa crisi non è come le altre e questa guerra non sarà come le altre. E'
bene dircelo subito ed esserne coscienti..."
Ci sono diversi elementi realistici nelle precedenti osservazioni, ma non ci convince il quadro d'assieme. Il gioco non è chiuso il gioco è appena aperto...Finora infatti la crisi generale del sistema non ha prodotto che le scosse premonitrici delle avventure, imprese e guerre neocoloniali, ma questa non è la vera guerra, il vero altro mondo possibile. Non sono che i prodromi, come lo furono la guerra delle Filippine e di Cuba o la guerra di Libia per la prima guerra mondiale o la guerra d'Etiopia, l'invasione dell'austri, la guerra in Manciuria per la seconda guerra mondiale. Per sanare la crisi, per distruggere quel bel pò che occorre di capitale occorre ben altro...
E quindi sotto a chi tocca....Usa contro il resto del mondo
Finora abbiamo vissuto di giaculatorie, di smorte ripetizioni fatte da smorti soggetti, esangui relitti del ciclo passato. Adesso la realtà ci impone (ci imporrebbe) di andare avanti.
Quale tipo di guerra avremo davanti? Quale uscita violenta (di questo non ci sono dubbi) alla sua crisi presenterà il capitale. Scontro concorrenziale tra blocchi di imperialisti e distruzione di uno dei blocchi o qualche cosa d'altro? Qualcosa d'altro che combini uno scontro tra stati con una rigerarchizzazione, una guerra civile interna? Un superamento delle vecchie costituzioni "democratiche", una transizione verso un nuovo medioevo tecnologico. L'andamento di questi decenni nelle nostre società, nella storia dei rapporti di lavoro ci porterebbe a propendere per questa ipotesi. E' un quarto di secolo che procede la distruzione sistematica delle "garanzie" delle "sicurezze" nei rapporti di lavoro. E' andata di pari passo con il tradimento, con la svolta neoliberale del ceto politico socialcomunista. C'è un continuo impressionante tra la reazione sociale (di tipo veterofascista gelliano e di tipo riformista ..lasciamo stare gli aggettivi per ora..)La guerra non è che un gradino in più.
Adesso dunque il gioco comincia ad aprirsi. Ed è un gioco ben più complicato che la guerra tra il capitalismo moderno, neoliberale, già riformato degli Usa e quello antiquato, dal volto umano, dll'Inps e dell'Enel dell'Europa. E quale sarà la posizione di classe?? L'alleanza con la propria borghesia "sociale" ? Com'è accaduto in vari casi nella prima e nella seconda guerra mondiale? O non invece un alleanza globale tra sfruttati e popoli e che se vayan todos?
Stabilita la necessità di mobilitarsi e resistere contro l'aggressione americana, sembra evidente la necessità di prepararsi a svolte tattiche anche repentine. Contro la propria borghesia sempre!!!
Per quanto riguarda il nostro ambiente antimperialista, antagonista, anticapitalista è deludente- del tutto deludente - quanto avvenuto finora. E' stata lasciata cadere la richiesta avanzata da molti di una riunione urgente- del tipo di quella che diede vita al forumpalestina- che innestasse un percorso di analisi e soprattutto di lotta contro la guerra. Si è lasciato (per volontà di chi e per che discorso di convenienza “politica” ?)l tutto sostanzialmente nelle mani del manovratore istituzionale, dei partiti istituzionali di sinistra e delle organizzazioni collaterali. Ma quel manovratore, le forze che dirigono la mobilitazione del 15 febbraio, i partiti di sinistra la CGIL, i sindacati vari, sono in pezzi.. C'è addirittura una parte filoamericana che è d'accordo nel dare le basi e il sorvolo e nell'inviare gli alpini al fronte. Un’altra parte è su posizioni "filoeuropee". Il ceto politico poi teme come la morte (sua) la mobilitazione reale. Non esce ancora nessuna indicazione concreta sullo sciopero (A Firenze si era strombazzato uno sciopero europeo!!) Manca dunque, è mancata la volontà di dar voce, organizzazione e rappresentanza politica a una grande massa di lavoratori e di gente che è contro le ristrutturazioni neoliberali nei posti di lavoro, contro la repressione interna e contro la guerra imperialista. E questo a causa del protrarsi della posizione del "piede in due scarpe". Bisognerà come sempre che la base si faccia sentire.
Non ci sarà pace senza fare niente. Restando alla finestra, magari addobbata di regolamentare bandiera iridata. Berlusconi e il suo governo sono dei criminali di guerra. Vanno arrestati per strada (autostrada, ferrovia..) Senza mobilitazione reale, delegando a questo indecoroso ulivo in pezzi non otterremo nulla. L'unico voto utile lo si avrà nelle piazze strade e stazioni. A cominciare dal 15 febbraio a Roma dove dovrà essere evidente il radicale dissenso che abbiamo dalla guerra. . Rompiamo il silenzio in cui la classe e i suoi ceti ci hanno relegato. Dobbiamo decidere dal basso e cominciare la mobilitazione, gli scioperi, le occupazioni dei posti di lavoro, l'organizzazione diretta. Il gioco non è affatto chiuso, sta appena cominciando