Il New York Times svela i progetti tattici del Pentagono
Nel mirino i palazzi di Saddam Hussein. Tempi rapidissimi
Iraq, ecco i piani d'attacco
"Prima una pioggia di bombe"
Tremila ordigni telecomandati per aprire la strada ai marines
Poi scatterà l'attacco via terra con due divisioni dell'esercito

ROMA - La guerra prevista, in attesa di quella vera. Prima una pioggia di 3.000 bombe di precisione telecomandate e di missili per devastare le forze armate irachene. Due giorni di bombe eppoi l'offensiva di terra. Tocca alla versione online del New York Times, anticipare i futuri scenari del conflitto in Iraq. E quello che si capisce è che sarà un attacco aereo breve ma di impressionante violenza. Nel bombardamento iniziale verranno usate un numero di bombe di precisione telecomandate dieci volte superiore a quelle sganciate nei primi due giorni della guerra del Golfo del 1991. Ad oggi, sempre secondo fonti dell'aviazione militare, nella regione del Golfo sono già state portate 6.700 bombe a guida satellitare e oltre 3.000 a guida laser. Saranno impiegati almeno 500 aerei a cui si aggiungeranno quelli basati su quattro o cinque portaerei.
I bersagli saranno difese contraeree, quartier generali politici e militari, sistemi di comunicazione e sospetti siti di armi chimiche e biologiche. Ma non solo. Anche i palazzi del presidente Saddam Hussein saranno il bersaglio dei bombardieri americani e britannici.

Lo scopo dei bombardamenti, secondo il Nyt, sarà quello di "spezzare la volontà di lotta delle forze armate irachene, spingendone un gran numero alla resa o alla defezione e isolare così il regime nella speranza di una sua rapida caduta". Il tutto dovrebbe durare meno di una settimana. Poi scatterà l'attacco via terra. L'offensiva sarà affidata a due divisioni dell'esercito: "La terza divisione di fanteria e un contingente di marines punteranno verso nord a partire dal Kuwait, mentre una forza guidata dalla quarta divisione, i cui carri armati e mezzi corazzati sono dotati dei più sofisticati sistemi digitali di comunicazione e di individuazione dei bersagli, si dirigerà verso sud a partire dalla Turchia" scrive il giornale americano.

Secondo le fonti del Pentagono, truppe speciali avranno il compito di impadronirsi di piste di atterraggio e altri obiettivi all'interno del paese. Oltre ai 50mila soldati Usa, altri 25 mila britannici stanno raggiungendo la regione.

Altro aspetto delicato riguarda la necessità di neutralizzare l'uso di armi chimiche o biologiche da parte dell'Iraq e quella di impedire che i soldati di Saddam si ritirino a Bagdad e in altre città per ingaggiare sanguinose battaglie nei centri urbani.

E dopo? Che accadrà a guerra finita? Il futuro è già chiaro nella mente degli Usa. "Le forze statunitensi controlleranno, per un certo periodo di tempo, l'Iraq" anticipa la responsabile per la sicurezza del presidente Bush, Condoleeza Rice.

Se la guerra si avvicina, i cittadini Usa mostrano di condividere l'uso della forza per disarmare Saddam. Due americani su tre, il 66%, sono oggi favorevoli alla guerra in Iraq, secondo un sondaggio realizzato per conto di Washington Post e Abc. un'inversione di tendenza rispetto al calo dei sostegni registrati dagli ultimi sondaggi.