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Le dichiarazioni nell’ intervista al
Corriere di oggi di Fassino, di immediato allineamento al attuale
ricompattamento dei signori dell'Onu sull’Iraq,
dovrebbero portare a discutere del rapporto tra l’Ulivo, il “paraolivo” e il
movimento contro la guerra infinita
JUGOSLAVIA, IRAQ, BOLIVIA,
ULIVO, PARAOLIVO, ONU, OLU.....
C'è qualche altro che come me ha letto, qualche giorno fa sui giornali, della
bella festina popolare a New York, a Manhattan, mi sembra di ricordare,
laddove il caro Putin serviva il caffé ai primi clienti del distributore
Lukoil, il primo di una catena di 1600 distributori, acquistati alla ex Getty
da una società russa tanto cara al nostro, mi pare adesso di ricordare che
Putin stesse alla cassa ? Non pochi 1600 distributori dove vendere il
petrolio russo privatizzato (cioè rubato al popolo) da Putin e soci.
E qualcuno ha letto come lo stesso Putin sia stato in prima linea nell'opera
di conciliazione tra Americani ed Europei. Lui ha altro a che pensare adesso
che difendere le proprietà del popolo, adesso deve fare cose da grandi,
solide, società petrolifere e bancarie, distributori da riempire magari con
petrolio iracheno.
E quindi tutti assieme appassionatamente nell'ONU o meglio sarebbe dire
l'OLU, l'Organizzazione dei Ladroni uniti. Altro che Onu dei popoli. Il
fascino e l'attrazione di questa onesta coorte (sono infatti molto armati),
seppur discreto, è potente. Fassino e gli altri dell'Ulivo non ci hanno
potuto resistere per un solo giorno. Come prima, più di prima, come per la
Jugoslavia. Ecco lo sbocco politico a cui portano i marciatori di Assisi, la
loro pace, che ben si dispiega - aiutata da molti molti caccia, tanks etc- in
Iraq, in Palestina, in Bolivia. E si capisce anche fin troppo bene come non
si voglia manifestare per la resistenza del popolo iracheno, semmai bisogna
darsi da fare per aiutare, partecipare alle missioni umanitarie dei nostri
carabinieri. Ecco spiegata l'impasse in cui si trova il movimento contro la
guerra, le reticenza, la difficoltà estrema che troviamo nel convincere
quelli che pure hanno manifestato a venire di nuovo con noi il 25 ottobre
contro le basi americane, contro la guerra e assieme contro il taglio delle
pensioni, dei servizi, dei salari falcidiati dall'inflazione reale.
E finqui niente di veramente nuovo. Di tutto possiamo accusare D'Alema e
Fassino fuorchè di non mantenere il loro principi, le loro idee, le loro
amicizie.
Quello che è veramente sbalorditivo è osservare il comportamento politico di
chi continua a ripetere che bisogna andare via subito dall'Iraq, che bisogna
essere contro la guerra senza se e senza ma e...nello stesso
tempo...esattamente nello stesso tempo... tratta un alleanza politica che in
cambio di qualche poltroncina porta acqua al mulino de...l'Olu. Se non è
schizofrenia cos'è?
Ci pare che molta gente non sia convinta di queste scelte politiche vuoi
dell'Ulivo blindato e di governo (o che bello di nuovo Prodi Treu Visco
Fassino Rutelli e tutti gli altri..) vuoi del "paraolivo", delle
prefiche rosse o verdi, disobbedienti più o meno, che si stracciano le vesti
sui dolori del mondo e si coprono gli occhi con una mano per non vedere
intanto l'altra mano che si serve - a man bassa- al banchetto imbandito per
il morto (il movimento è quel morto, morto avvelenato da amici). Proprio
perchè c'è questo malcontento che cerca un espressione di massa, c'è anche
l'opera di scomposizione, repressione, divisione di quelli che non sono
d'accordo. Gli scompositori di professione sono al lavoro in tutta l'area non
perbene, ad attizzare zizzanie e seminare casini, divisioni e scomposizione
in tutta l'area, dagli anarchici, agli antimperialisti, agli antagonisti. Ce
n'è per tutti, tipiche le vicende delle rifritture del periodo alessandrino,
tipica la questione dei nazimaoisti in agguato sui colli umbri. E' da dire
che tutte queste manovre di scomposizione e repressione vengono facilitate
dalla lontanissima e solidissima inclinazione che abbiamo al particolarismo,
al localismo, allo sfaldamento, alle ripicche reciproche. Quello che per un
attimo è sembrato possibile subito prima e subito dopo Genova, il formarsi di
una vera forza di opposizione e di lotta, è stato attaccato, corrotto,
dissociato, scomposto. E ciò è stato possibile per la gruppuscolare
caratteristica del movimento italiano odierno. Si è aperta di nuovo la strada
alla mistificazione dei cortei per la pace con alla testa i capi delle
spedizioni di guerra neocoloniali. Fino a quando continueremo così?
Perchè, prima di finire seriamente repressi un'altra volta, il che in parte è
già cominciato e in parte non pare lontano viste le campagne di stampa in
corso, non apriamo gli occhi?
A che ci servono delle identità costruite su percorsi già sorpassati (e
falliti)?
Gli avvenimenti del Venezuela e della Bolivia, ad esempio, non ci dicono
niente? Perchè non dovrebbe essere possibile anche qui portare in
movimento(un vero movimento reale) ampie masse?Perchè non determiniamo delle
scadenze unitarie, ampie contro la guerra,il carovita, la precarietà? Perchè
non partiamo da una scadenza ampia e unitaria proprio in appoggio della
resistenza palestinese ed irachena, una scadenza riunificante, esemplare,
fatta in coordimnamento con la prossima scadenza internazionale, quella che
seguirà il 25 ottobre, quella per cui molti a Parigi saranno concordi.
Potrebbe essere verso Natale o nella prima metà di gennaio. Facciamo come i
compagni boliviani, non lasciamoci intrappolare dai fantasmi elettorali,
rilanciamo su punti precisi, in primis la lotta contro la guerra infinita e
l'appoggio ai popoli in lotta, la saldatura degli obiettivi antimperialisti
con gli obiettivi interni, contro la repressione..
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