L’ULIVO, L’ONU E IL MOVIMENTO CONTRO LA GUERRA

 

PER UNA SCADENZA UNITARIA DI RICOMPOSIZIONE  CONTRO LA GUERRA INFINITA ED IN APPOGGIO ALLA RESISTENZA IRACHENA E PALESTINESE

Intervento a nome di soccorsopopolare fatto su varie liste (qui il testo pubblicato in Indymedia)f

 

L'Ulivo, l'Onu e il movimento

by soccorsopopolare Saturday October 18, 2003 at 09:39 PM

mail: soccorsopopolare@libero.it 

 

Le dichiarazioni nell’ intervista al Corriere di oggi di Fassino, di immediato allineamento al attuale ricompattamento dei signori dell'Onu  sull’Iraq, dovrebbero portare a discutere del rapporto tra l’Ulivo, il “paraolivo” e il movimento contro la guerra infinita


JUGOSLAVIA, IRAQ, BOLIVIA,
ULIVO, PARAOLIVO, ONU, OLU.....

C'è qualche altro che come me ha letto, qualche giorno fa sui giornali, della bella festina popolare a New York, a Manhattan, mi sembra di ricordare, laddove il caro Putin serviva il caffé ai primi clienti del distributore Lukoil, il primo di una catena di 1600 distributori, acquistati alla ex Getty da una società russa tanto cara al nostro, mi pare adesso di ricordare che Putin stesse alla cassa ? Non pochi 1600 distributori dove vendere il petrolio russo privatizzato (cioè rubato al popolo) da Putin e soci.
E qualcuno ha letto come lo stesso Putin sia stato in prima linea nell'opera di conciliazione tra Americani ed Europei. Lui ha altro a che pensare adesso che difendere le proprietà del popolo, adesso deve fare cose da grandi, solide, società petrolifere e bancarie, distributori da riempire magari con petrolio iracheno.
E quindi tutti assieme appassionatamente nell'ONU o meglio sarebbe dire l'OLU, l'Organizzazione dei Ladroni uniti. Altro che Onu dei popoli. Il fascino e l'attrazione di questa onesta coorte (sono infatti molto armati), seppur discreto, è potente. Fassino e gli altri dell'Ulivo non ci hanno potuto resistere per un solo giorno. Come prima, più di prima, come per la Jugoslavia. Ecco lo sbocco politico a cui portano i marciatori di Assisi, la loro pace, che ben si dispiega - aiutata da molti molti caccia, tanks etc- in Iraq, in Palestina, in Bolivia. E si capisce anche fin troppo bene come non si voglia manifestare per la resistenza del popolo iracheno, semmai bisogna darsi da fare per aiutare, partecipare alle missioni umanitarie dei nostri carabinieri. Ecco spiegata l'impasse in cui si trova il movimento contro la guerra, le reticenza, la difficoltà estrema che troviamo nel convincere quelli che pure hanno manifestato a venire di nuovo con noi il 25 ottobre contro le basi americane, contro la guerra e assieme contro il taglio delle pensioni, dei servizi, dei salari falcidiati dall'inflazione reale.

E finqui niente di veramente nuovo. Di tutto possiamo accusare D'Alema e Fassino fuorchè di non mantenere il loro principi, le loro idee, le loro amicizie.


Quello che è veramente sbalorditivo è osservare il comportamento politico di chi continua a ripetere che bisogna andare via subito dall'Iraq, che bisogna essere contro la guerra senza se e senza ma e...nello stesso tempo...esattamente nello stesso tempo... tratta un alleanza politica che in cambio di qualche poltroncina porta acqua al mulino de...l'Olu. Se non è schizofrenia cos'è?

Ci pare che molta gente non sia convinta di queste scelte politiche vuoi dell'Ulivo blindato e di governo (o che bello di nuovo Prodi Treu Visco Fassino Rutelli e tutti gli altri..) vuoi del "paraolivo", delle prefiche rosse o verdi, disobbedienti più o meno, che si stracciano le vesti sui dolori del mondo e si coprono gli occhi con una mano per non vedere intanto l'altra mano che si serve - a man bassa- al banchetto imbandito per il morto (il movimento è quel morto, morto avvelenato da amici). Proprio perchè c'è questo malcontento che cerca un espressione di massa, c'è anche l'opera di scomposizione, repressione, divisione di quelli che non sono d'accordo. Gli scompositori di professione sono al lavoro in tutta l'area non perbene, ad attizzare zizzanie e seminare casini, divisioni e scomposizione in tutta l'area, dagli anarchici, agli antimperialisti, agli antagonisti. Ce n'è per tutti, tipiche le vicende delle rifritture del periodo alessandrino, tipica la questione dei nazimaoisti in agguato sui colli umbri. E' da dire che tutte queste manovre di scomposizione e repressione vengono facilitate dalla lontanissima e solidissima inclinazione che abbiamo al particolarismo, al localismo, allo sfaldamento, alle ripicche reciproche. Quello che per un attimo è sembrato possibile subito prima e subito dopo Genova, il formarsi di una vera forza di opposizione e di lotta, è stato attaccato, corrotto, dissociato, scomposto. E ciò è stato possibile per la gruppuscolare caratteristica del movimento italiano odierno. Si è aperta di nuovo la strada alla mistificazione dei cortei per la pace con alla testa i capi delle spedizioni di guerra neocoloniali. Fino a quando continueremo così?
Perchè, prima di finire seriamente repressi un'altra volta, il che in parte è già cominciato e in parte non pare lontano viste le campagne di stampa in corso, non apriamo gli occhi?
A che ci servono delle identità costruite su percorsi già sorpassati (e falliti)?
Gli avvenimenti del Venezuela e della Bolivia, ad esempio, non ci dicono niente? Perchè non dovrebbe essere possibile anche qui portare in movimento(un vero movimento reale) ampie masse?Perchè non determiniamo delle scadenze unitarie, ampie contro la guerra,il carovita, la precarietà? Perchè non partiamo da una scadenza ampia e unitaria proprio in appoggio della resistenza palestinese ed irachena, una scadenza riunificante, esemplare, fatta in coordimnamento con la prossima scadenza internazionale, quella che seguirà il 25 ottobre, quella per cui molti a Parigi saranno concordi. Potrebbe essere verso Natale o nella prima metà di gennaio. Facciamo come i compagni boliviani, non lasciamoci intrappolare dai fantasmi elettorali, rilanciamo su punti precisi, in primis la lotta contro la guerra infinita e l'appoggio ai popoli in lotta, la saldatura degli obiettivi antimperialisti con gli obiettivi interni, contro la repressione..