Rave_030303

Bollettino della Rete Antiguerra del Veneto del 3 marzo 2003

 

INDICE

  adesioni

1)COMVENPALESTINA

2)EL TAMISO

3)VIRUXX

4)ARCI-PADOVA

5)PROGETTOCOMUNISTA

6)DEMOCRAZIA  POPOLARE

 

7 - Un sondaggio elettronico sulla guerra

8 - Una proposta per l’otto marzo a Padova

9 - Dalle madri della Plaza de Mayo alle madri irachene

10 - Appello di lavoratori di trenitalia contro la guerra

11- Lettera di dimissioni di un diplomatico americano

12 -Palestine Monitor del 3 marzo col caso della donna in gravidanza di nove mesi uccisa a Gaza

13 - Assemblea nazionale Forum Palestina con documento di convocazione

14- Answer Piano d’azione per il 15 marzo

15- I danni ambientali dell’eventuale guerra in Iraq

 

16Teologia delle  saette sulla strada per…di Camillo Coppola…Lasciatemi sognare

17    Toscana Amara per Berlusconi

18 

19Immigratiseccati:due iniziative a Venezia e Mestre

20Documentazione sulla guerra e sulle basi americane in Italia

21Documento del Tonita di Chioggia su un forcaiolo articolo di Repubblica

22Linea proletaria e la guerra

23Le compagnie americane e il petrolio iracheno

24I BUONI E I CATTIVI

25Informazioni  sul 15 sommario/ww

 

Compagni in rete-

26Che dire e soprattutto che fare?? (soccorso su varie liste) 2 marzo 03

27 Sulle prossime scadenze generali di moviemtno (27 febbraio)

28Ottimo presidio davanti alla Ederle stasera

29Trenitalia trasporta armi di distruzione di massa

30    Partigiani della Pace - di Curzio

 

 

 

 

 

 

1) Il comvenpalestina Comitato Veneto Palestina

che da così la notizia dell’assemblea e della manifestazione

 

PADOVA CONTRO LA GUERRA

-SABATO 8 MARZO ORE 14
MANIFESTAZIONE CONTRO LA GUERRA ALL'IRAQ E IN SOSTEGNO ALLA RESISTENZA DEL POPOLO PALESTINESE
CONCENTRAMENTO DAVANTI ALLA STAZIONE FFSS

-MERCOLEDì 5 MARZO ORE 20.45
ASSEMBLEA ALLA SCUOLA MEDIA DONATELLO, VIA PIEROBON (ARCELLA)

 

 

2) Adesione de El Tamiso lunedì 3 marzo

 

CHE FACCIO?.......CONFERMO L'ADESIONE.

 

PER EL TAMISO - IL PRESIDENTE

 

FRANCO ZECCHINATO

 

 

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Coop. Agr. EL  TAMISO
Mercato Ortofutticolo di Padova stand 14
Corso Stati Uniti 50  Padova
Tel 049 - 8705121   Fax 049 8705571
eltamiso@tin.it

 

 

3)  Viruxx Bologna (da matteo l.)

 

adesione manifestazione 8 marzo da parte di Viruxx
bologna teneteci aggiornati sulle vostre iniziative
ciao ci vediamo a Padova

 

 

 

4)  Arci-Padova

Lunedì  3 marzo 2003

 

Risposta al messaggio di adesione dell’Arci Padova

 

 

Prima di tutto vi ringraziamo della vostra adesione alla manifestazione
cittadina dell'8 marzo contro la guerra.
Voi ci invitate alla partecipazione ad una vostra manifestazione, ma il
messaggio ci è arrivato frammisto ad un linguaggio "macchina", quindi poco
leggibile. Comunque il senso della vostra manifestazione risulta chiarissimo,
e abbiamo letto il vostro appello sul Manifesto di domenica. Daremo lettura
di testi poetici contro la guerra durante la manifestazione, come è già
stato fatto nella manifestazione di Vicenza. Sempre tutti insieme a dire
"no alla guerra!".
"Padova contro la guerra"

 

5) Progetto Comunista del Veneto

Con un messaggio della compagna Cammarata di Vicenza

 

6)  Democrazia Popolare

Messaggio di Michele Captano (da Cristina 2 marzo)

 

Questo messaggio mi è arrivato da Michele Capuano di Democrazia Popolare, è diretto a Voi.

A presto! Ciao! Cristina

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La vostra iniziativa, l'idea proposta è meravigliosa... appartiene ad un sogno di liberazione al femminile e appartiene ad un progetto e ad programma che mentre intende contrastare l'attuale organizzazione delle disuguaglianze e i venti di guerra legge le speranze verso un mondo nuovo attraverso gli occhi di una donna, di un bambino e di una bambina, di chiunque subisce un'ingiustizia...

Hasta la Victoria Siempre

Michele Capuano

 

 

7) Un sondaggio elettronico sulla guerra ( Da Dirk Adrianssen di sos irak-be riportato da Charlotte )

 

Surprising !!!
The Greek Presidency op the European Union organises an electronic opinion
poll for the European citizen about an eventual US attack on Iraq.

[
http://evote.eu2003.gr/evote/(cu5dw345lea3mh30o55rvwvu)/start.aspx?poll=2
http://evote.eu2003.gr/evote/(cu5dw345lea3mh30o55rvwvu)/start.aspx?poll=2
The first results are promising !! Please distribute widely.
Let's all vote !
Greetings.
Dirk adriaensens.
[ http://www.irak.be ]www.irak.be

 

 

8) Documento che convoca l’assemblea di mercoledì 5 marzo alla Donatello

Otto marzo 2003, manifestazione contro la guerra:

una proposta per Padova.

 

L'assemblea padovana, aperta a tutte le realtà cittadine contro la guerra, che si era tenuta alla ex Fornace Carotta il 6 febbraio scorso, aveva deciso di promuovere una

 

manifestazione contro la guerra a Padova, con concentramento alle ore 14.00 di sabato 8 marzo 2003

 alla Stazione Ferroviaria e arrivo al Prato della Valle

davanti al Comiliter,

 

sull'esempio di quella tenuta a Vicenza il 18 gennaio con presidio davanti alla Caserma Ederle, promossa sempre da "Veneto contro la guerra".

Risulta evidente il valore simbolico attuale sia della Stazione Ferroviaria, sia del Comiliter, come della Caserma Ederle, a Vicenza.

 

Si è pensato di indire la manifestazione contro la guerra l'8 marzo, giornata dedicata alla donna, proprio per ricordare le tante sofferenze che le donne e i bambini hanno dovuto sopportare e che dovranno subire se la guerra non si fermerà.

 

Bambini e donne sono le prime vittime delle guerre e degli embarghi, come ci dimostrano, se ce ne fosse bisogno, le numerose immagini, che ormai hanno fatto il giro del mondo, delle donne irachene con in braccio i loro bambini condannati a morte dall'embargo e dall'Uranio impoverito, la nuova arma micidiale, di cui sono vittime anche le popolazioni della Serbia e del Kossovo.

Sono sempre le donne, colpite dall'anemia provocata dalla malnutrizione, a soffrire per la nascita prematura dei loro bambini, che difficilmente possono essere salvati da incubatrici obsolete.

Una situazione internazionale così drammatica, diventerebbe, senza dubbio, una catastrofe con la guerra, per nulla scongiurata, all'Iraq.

 

L'attacco all'Iraq farà anche da copertura ad un numero sempre maggiore di azioni delittuose per cacciare i Palestinesi dalle aree della Cisgiordania e di Gaza, favorendo la pulizia etnica da parte degli Israeliani.

Interi villaggi sono agli arresti domiciliari.

La gente non può essere curata, dato che viene impedito alle ambulanze di raggiungere gli ospedali.

Alcune donne hanno perso, tra atroci sofferenze, i loro bambini ai ceck-points militari.

 

Per discutere di tutto ciò vi invitiamo a partecipare a una nuova assemblea,

 

per dar modo a tutte le forze che lottano contro la guerra a Padova, di raccordarsi e partecipare, per definire il carattere della manifestazione, sul modello di quanto è accaduto a Genova, a Firenze, e a Roma.

Risulta evidente l'importanza che la manifestazione contro la guerra sia la più larga e partecipata possibile.

 

L'assemblea pubblica si terrà il giorno 5 marzo, alle ore 20.45, presso la Scuola Media "Donatello", in via Pierobon al n.19/b, del quartiere dell'Arcella.(prima di arrivare al semaforo dell'Arcobaleno, provenendo dal cinema Astra, si gira a destra per via Agostini,  e subito si incontra via Pierobon)

 

Perciò vi chiediamo di fornirci una sollecita risposta in merito alla vostra adesione, e di dare la più ampia diffusione a questo invito.

Vi ringraziamo per la vostra collaborazione.

"Veneto contro la guerra"

 

Inviare le adesioni a: noallaguerra@libero.it

Le adesioni verranno raccolte nel sito http://www.venetocontroguerra.net

 

 

 

 

TUTTI I GIOVEDI PRESIDIO DAVANTI ALLA

CASERMA "CAMP EDERLE" -VICENZA

Si invita alla partecipazione alla mobilitazione

contro la grande base della morte americana di "Camp Ederle" a Vicenza.

Da giovedì 20 febbraio troviamoci tutti i giovedì (giovedì 20/02 - 27/02 - 06/03 - 13/03 - 20/03 - 27/03) davanti alla caserma "Ederle" in viale della Pace, a Vicenza, per un presidio, dalle ore 20.00 alle ore 22.00, con fiaccole e striscioni, 

per dire "no a questa guerra!"

 

 

RIUNIONE SETTIMANALE DI ORGANIZZAZIONE,

DI DISCUSSIONE, E DI CONFRONTI 

OGNI VENERDI,

 dalle 18 alle 20, a Padova, in Piazzetta Toselli (via Palestro), 

"piazza contro la guerra".

 

 

 

 

 

 

9) Dalle madri della plaza de Mayo alle madri irakene (Dalla associazione madri della plaza de mayo 1 marzo)

Buenos Aires, 27 de febrero de 2003

A todas las madres iraquíes: 

 

El asesino George Bush dice: “Estaremos en Iraq todo el tiempo que sea necesario”. Saddam dice: “Moriré en Iraq y voy a conservar mi hombría”. Los pueblos decimos: “No a la guerra, a la infame guerra”.

Las madres de todo el mundo sabemos del dolor pero también de la entereza del pueblo iraquí. Apoyamos a ese pueblo valiente que desde hace años sufre la prepotencia del imperialismo de EE.UU. y la voracidad de sus gobernantes: demócratas o republicanos, todos sufren el mismo mal, las ansias de poder.

El petróleo es su ambición, el oro negro los enceguece y no les importa el sufrimiento y ni la destrucción que provoca la guerra.

Queridas madres iraquíes, aquí, en Argentina, la Asociación Madres de Plaza de Mayo les ofrece su corazón. Nuestra presidenta, Hebe de Bonafini, viajará a la brevedad para acompañarlos.

Un abrazo revolucionario,  

 

 

Hebe de Bonafini

Presidenta  

 

 

 

10) Appello dei lavoratori di Trenitalia contro la guerra

Ciao Fausto questo penso vada messo sul sito !

Saluti

Flora

SOSTENETE I FERROVIERI, DIFFONDETE QUESTO APPELLO!

SINO AD OGGI CGIL, CISL, UIL E ORSA NON LO HANNO FATTO PROPRIO,
PREFERENDO INIZIATIVE DI FACCIATA E GENERICHE.

LA RACCOLTA FIRME CONTINUA, ANCHE IN ALTRI IMPIANTI DELLA RETE.

FABRIZIO ACANFORA

INFO: 3336001169

LA GUERRA SI AVVICINA,
I FERROVIERI NON VOGLIONO LA GUERRA

Il Governo italiano ha concesso alle Forze armate statunitensi
l'utilizzo della rete infrastrutturale del nostro Paese.

Il Presidente dell'Autorità Portuale di Genova, Giuliano Gallanti, ha
dichiarato la ferma opposizione della comunità portuale genovese
all'attracco ed alla permanenza in porto di navi da guerra USA. E' un
primo importante segnale di pace che viene dal mondo del trasporto.

E' ora necessario che le lavoratrici ed i lavoratori di tutti i
settori del trasporto si esprimano senza se e senza ma contro questa
guerra che ha esclusivamente motivazioni di tipo economico e che
facciano quanto in loro potere per gettare sabbia nell'ingranaggio
bellico.

Potrebbe verificarsi l'eventualità di dover comporre, scortare,
condurre treni per trasporto truppe, mezzi militari USA ed ogni
altro strumento di morte sul territorio italiano.

Noi sottoscritti ferrovieri italiani rifiutiamo di renderci complici di
una guerra che milioni di donne e di uomini, nel mondo,
dimostrano ogni giorno di non volere.

Per questo noi dichiariamo fin d'ora che non formeremo, non
scorteremo, non condurremo treni per trasporto truppe e mezzi
militari USA.

Vogliamo che l'Italia, il nostro Paese, rimanga fedele all'Articolo 11
della Costituzione.


I FERROVIERI OBIETTANO CONTRO LA GUERRA

Genova, 20 febbraio 2003

E' un'iniziativa del Collettivo Personale Viaggiante FS di Genova e della
Redazione de Il Piccolo Principe - il Giornale del Viaggiante


ADESIONI:

TAGLIATTI Luciano CapoTreno Ge P.P. (Filt - Cgil)
SCARFO' Antonio CapoTreno Ge P.P. (Filt - Cgil / Rsu)
SPARACELLO Giuseppe CapoTreno Ge P.P. (Uilt)
FERTINI Giuseppe CapoTreno Ge P.P. (Filt - Cgil)
MELITA Leonardo CapoTreno Ge P.P. (Fltu - Cub)
MONCADA Michela CapoTreno Ge P.P. (Fltu - Cub)
TORRIELLI Bruno CapoTreno Ge P.P. (Fit - Cisl)
DI VIZIO Antonio CapoTreno Ge P.P. (Filt - Cgil)
PITTALUGA Flavio CapoTreno Ge P.P. (Filt - Cgil)
PINTO Sergio CapoTreno Ge P.P. (Fit - Cisl / Rsu e Rls)
ANELLI Giampiero CapoTreno Ge P.P. (Filt - Cgil / Rsu)
BOLLA Elisabetta CapoTreno Ge P.P. (Filt - Cgil / Rsu)
RONCOLI Ivana Capo Treno Ge P.P. (Filt - Cgil)
DAGNINO Gianluigi CapoTreno Ge P.P. (Filt - Cgil)
MAZZONE Massimo CapoTreno Ge P.P. (Uilt)
GUERRINI Raimondo CapoTreno Ge P.P. (Uilt)
CIAPPINA Aurora Capo Servizi Treno Ge P.P. (Filt - Cgil)
MARENCO Claudio Capo Treno Ge P.P. (Filt - Cgil)
GRATTAROLA Luca Capo Treno Ge P.P. (Filt - Cgil)
FUGARDO Giorgia Capo Servizi Treno Ge P.P. (Filt - Cgil)
BADI Mauro CapoTreno Ge P.P. (Spv - Orsa)
GRIGATTI Sabrina Capo Treno Ge P.P. (Spv - Orsa / Com. Pari
Opportunità)
SIGONA Carmelo Conduttore Ge P.P. (Filt - Cgil)
PASTORINO Fausto Capo Treno Ge P.P. (Spv - Orsa)
VISCONTI Gabriele Capo Treno Ge P.P. (Fltu - Cub)
GARBARINO Elena Capo Servizi Treno Ge P.P. (Filt - Cgil)
BRUZZONE Corrado Capo Servizi Treno Ge P.P. (Fit - Cisl)
GALLESI Sandro Capo Treno Ge P.P.
TALARICO Roberto Capo Treno Ge P.P. (Fit - Cisl)
PESCE Giovanni Capo Personale Viaggiante Ge P.P.
RICCA Franco Capo Personale Viaggiante Ge P.P. (Fit - Cisl)
TRAVERSO Paola Capo Servizi Treno Ge P.P. (Fit - Cisl)
ZIPOLI Silvia Capo Treno Pisa (Uilt)
MACCIO' Giovanni Capo Treno Ge P.P. (Uilt)
CHIARELLO Giuseppe Capo Treno Ge P.P.
BRUGNOLO Federico Capo Treno Ge P.P. (Uilt)
ACANFORA Fabrizio Capo Treno Ge P.P. (Filt - Cgil /Rsu)
LAZZARI Patrizia Capo Treno Ge P.P. (Fltu - Cub)
PENCO Simona Capo Treno Ge P.P. (Filt - Cgil / Dir. Prov. CdL Ge / Dir.
Reg. Ligure Filt - Cgil) CASSANO Giancarlo Capo Treno Ge Brignole (Filt -
Cgil / Rsu)
CUZZOCREA Giovanna Capo Treno Ventimiglia
CUFARI Filippo Macchinista Livorno (Comu - Orsa)
BRACALI Marco Capo Treno Fi S.M.N. (Fltu - Cub)
LEONI David Capo Treno Fi S.M.N. (Lista di Base Fltu - Cub / Rsu)
PIAZZINI Andrea Capo Treno Fi S.M.N. (lista di Base Fltu - Cub / Rsu)
PINA Linda Capo treno Fi S.M.N. (Lista di Base Fltu - Cub / Rls)

 

11) Da Flora 3 marzo Lettera di dimissioni di un diplomatico americano

Ciao Fausto ti invio questo documento penso sia il caso di metterlo sul sito.

Flora

Corpo diplomatico degli Usa John Brady Kiesling
Lettera di dimissioni, al:
Segretario di Stato Colin L. Powell

Atene, Martedì 27 febbraio 2003-03-03

Caro Signor Segretario

Le sto scrivendo per rassegnare le mie dimissione dal Servizio Esteri degli Stati Uniti e dalla mia posizione di Consigliere Politico presso l'Ambasciata Statunitense di Atene, dimissioni effettive dal 7 di marzo.
Lo scopo della  mia attività comprendeva di sentirmi obbligato a dare qualcosa al mio paese.
Il servizio come diplomatico americano è un lavoro da sogno. Sono stato pagato per capire le lingue straniere, le culture, per cercare diplomatici, politici, studenti e giornalisti e per persuaderli che gli interessi degli Stati Uniti coincidevano con i loro stessi interessi.
La mia fiducia nel mio paese e nei suoi valori era l'arma più potente nel mio arsenale diplomatico.
E' inevitabile che dopo 20 anni con il Dipartimento di Stato io sia diventato più sofisticato e cinico circa i ristretti ed egoistici motivi burocratici che a volte permeano la nostra politica.
Ma fino a prima di questa Amministrazione è stato possibile credere che portando avanti la politica del mio presidente io stavo nello stesso tempo portando avanti gli interessi del popolo americano e del mondo intero.
Ora non lo credo più.
Le politiche che ci si chiede di portare avanti non solo sono incompatibili con i valori americani ma vanno anche contro gli interessi stessi degli americani.
Il nostro fervente insistere sulla guerra contro l'Iraq ci sta portando a distruggere la legittimità internazionale che è stata l'arma americana più potente sia di difesa che di offesa fin dai tempi di Woodrow Wilson. Abbiamo cominciato a smantellare la più grande ed efficace rete di relazioni internazionali che il mondo abbia mai conosciuto.
Il nostro attuale percorso ci porterà instabilità e pericolo, non sicurezza.
Il sacrificio degli interessi globali a favore della politica interna e degli interessi burocratici di parte non è una novità, e non è certamente un problema solo dell'America. Tuttavia, non si è mai assistito ad una tale sistematica distorsione da parte dell'intelligence, con una manipolazione sistematica della pubblica opinione americana dai tempi del Vietnam.
La tragedia dell'11 settembre ci ha lasciato più forti di prima, raggruppando attorno a noi una vasta coalizione internazionale che collaborasse per la prima volta in modo sistemico contro il terrorismo. Ma anziché trarre profitto da questi successi e costruire qualcosa attorno ad essi, questa Amministrazione ha scelto di usare il terrorismo come strumento politico, trasformando il disperso e in gran parte sconfitto esercito di Al Qaeda in alleato ai fini burocratici.
Il risultato e probabilmente il motivo di tutto ciò è la dislocazione di una vasta quantità di risorse economiche sottratte  alla spesa sociale per poter essere girate alle forze militari, questo ha contribuito ad indebolire la politica di salvaguardia dei cittadini americani a favore della mano dura di chi ci governa. 
L'11 settembre non ha creato tanto danno alla struttura della società americana come quello che pare vogliamo farci noi stessi con le nostre mani. E' davvero la Russia degli ultimi Romanov il modello che vogliamo seguire, un impero egoista e superstizioso che ha prodotto la propria autodistruzione nel nome di uno stupido status quo ?
Dovremmo chiederci perché abbiamo fallito nel persuadere il mondo che la guerra contro l'Iraq fosse necessaria.
Negli ultimi due anni non abbiamo fatto altro che dimostrare che i ristretti e mercenari interessi degli Stati Uniti  escludono i valori propri cari ai nostri partners.   Anche laddove i nostri obiettivi non erano mai stati messi in questione ora veniamo posti all'indice.  Il modello dell'Afghanistan è di poco conforto agli alleati che si domandano su che basi pianifichiamo di ricostruire il Medio Oriente e in base a quale immagine e quali interessi.
Siamo diventati ciechi, così come la Russia è cieca in Cecenia e Israele è cieco nei Territori Occupati, pensiamo veramente che un'opprimente potere militare sia una risposta adeguata al terrorismo ? Dopo che gli scempi del dopo guerra in Iraq si aggiungeranno a quelli commessi a Grozny e a Ramallah, sarà compito di qualche bravo straniero che attualmente si occupa della situazione di riunire la Micronesia riuscire a capire dove questa politica ci condurrà.
Noi abbiamo una coalizione ora, una buona coalizione. La lealtà di molti dei nostri amici è consistente, un tributo alla morale Americana costruita in un secolo. Ma i nostri alleati più stretti sono ora meno persuasi che la guerra sia giustificata piuttosto essi sono convinti che sarebbe pericoloso permettere agli USA di andare avanti in solitudine.
La lealtà dovrebbe essere reciproca.  Perchè il nostro Presidente perdona il modo autoritario e dispotico in cui questa Amministrazione tramite anche i propri ufficiali più importanti, si sta proponendo ai nostri alleati.
Per caso "oderint dum metuant" è veramente diventato il nostro motto ?

Vi invito urgentemente ad ascoltare gli amici dell'America in giro per il mondo. Anche qui in Grecia, culla europea dell'anti americanismo, abbiamo più cari amici di quanti i  lettori dei giornali americani si possono immaginare. Anche quando si lamentano dell'arroganza americana, i Greci sanno che il mondo è un posto difficile e pericoloso, e vogliono un sistema internazionale forte, con gli Stati Uniti e l'Europa in stretta collaborazione. Quando i nostri amici hanno paura di noi piuttosto che per noi è ora di preoccuparci. Ora essi hanno paura. Chi dirà loro con convinzione che gli Stati Uniti sono, così come lo erano un supporto di libertà, sicurezza e giustizia per l'intero pianeta.
Signor Segretario, io ho un profondo rispetto per la sua personalità ed abilità. Lei ha mantenuto più credibilità internazionale per noi di quanta ne abbia la nostra politica e ha mantenuto qualcosa di positivo fuori dagli eccessi di una ideologica ed egoistica autoreferenziale  Amministrazione.  Ma la sua lealtà al Presidente va troppo oltre.  Noi stiamo sforzando sopra ogni limite un sistema che abbiamo costruito con tanto amore, tramite una rete di leggi, trattati, organizzazioni, e valori comuni che hanno posto limite ad ogni irruenza molto più efficacemente di quanto l'America stessa fosse stata in grado di fare per difendere i propri interessi.
Io do le dimissioni perché ho provato e fallito nel riconciliare la mia coscienza con la mia abilità di rappresentare l'attuale Amministrazione USA. Ho fiducia che il nostro processo democratico sia alla fine auto correttivo, e spero che in breve io possa contribuire dall'esterno a dar forma a politiche che possano servire la sicurezza e la prosperità del popolo americano e del mondo in un modo migliore.

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U.S. Diplomat John Brady Kiesling
Letter of Resignation, to:
Secretary of State Colin L. Powell

ATHENS | Thursday 27 February 2003

Dear Mr. Secretary:
I am writing you to submit my resignation from the Foreign Service of the United States and from my position as Political Counselor in U.S. Embassy Athens, effective March 7. I do so with a heavy heart.
The baggage of my upbringing included a felt obligation to give something back to my country.
Service as a U.S. diplomat was a dream job. I was paid to understand foreign languages and cultures, to seek out diplomats, politicians, scholars and journalists, and to persuade them that U.S. interests and theirs fundamentally coincided. My faith in my country and its values was the most powerful weapon in my diplomatic arsenal.
It is inevitable that during twenty years with the State Department I would become more sophisticated and cynical about the narrow and selfish bureaucratic motives that sometimes shaped our policies. Human nature is what it is, and I was rewarded and promoted for understanding human nature. But until this Administration it had been possible to believe that by upholding the policies of my president I was also upholding the interests of the American people and the world. I believe it no longer.
The policies we are now asked to advance are incompatible not only with American values but also with American interests. Our fervent pursuit of war with Iraq is driving us to squander the international legitimacy that has been America?s most potent weapon of both offense and defense since the days of Woodrow Wilson. We have begun to dismantle the largest and most effective web of international relationships the world has ever known. Our current course will bring instability and danger, not security.
The sacrifice of global interests to domestic politics and to bureaucratic self-interest is nothing new, and it is certainly not a uniquely American problem. Still, we have not seen such systematic distortion of intelligence, such systematic manipulation of American opinion, since the war in Vietnam. The September 11 tragedy left us stronger than before, rallying around us a vast international coalition to cooperate for the first time in a systematic way against the threat of terrorism. But rather than take credit for those successes and build on them, this Administration has chosen to make terrorism a domestic political tool, enlisting a scattered and largely defeated Al Qaeda as its bureaucratic ally. We spread disproportionate terror and confusion in the public mind, arbitrarily linking the unrelated problems of terrorism and Iraq. The result, and perhaps the motive, is to justify a vast misallocation of shrinking public wealth to the military and to weaken the safeguards that protect American citizens from the heavy hand of government. September 11 did not do as much damage to the fabric of American society as we seem determined to so to
ourselves. Is the Russia of the late Romanovs really our model, a selfish, superstitious empire thrashing toward self-destruction in the name of a doomed status quo?

We should ask ourselves why we have failed to persuade more of the world that a war with Iraq is
necessary. We have over the past two years done too much to assert to our world partners that narrow and mercenary U.S. interests override the cherished values of our partners. Even where our aims were not in question, our consistency is at issue. The model of Afghanistan is little comfort to allies wondering on what basis we plan to rebuild the Middle East, and in whose image and interests. Have we indeed become blind, as Russia is blind in Chechnya, as Israel is blind in the Occupied Territories, to our own advice, that overwhelming military power is not the answer to terrorism? After the shambles of post-war Iraq joins the shambles in Grozny and Ramallah, it will be a brave foreigner who forms ranks with Micronesia to follow where we lead.

We have a coalition still, a good one. The loyalty of many of our friends is impressive, a tribute to American moral capital built up over a century. But our closest allies are persuaded less that war is justified than that it would be perilous to allow the U.S. to drift into complete solipsism.
Loyalty should be reciprocal. Why does our President condone the swaggering and contemptuous approach to our friends and allies this Administration is fostering, including among its most senior officials.
Has ?oderint dum metuant? really become our motto?

 I urge you to listen to America's friends around the world. Even here in Greece, purported hotbed of European anti-Americanism, we have more and closer friends than the American newspaper reader can possibly imagine. Even when they complain about American arrogance, Greeks know that the world is a difficult and dangerous place, and they want a strong international system, with the U.S. and EU in close partnership. When our friends are afraid of us rather than for us, it is time to worry. And now they are afraid. Who will tell them convincingly that the United States is as it was, a beacon of liberty, security, and justice for the planet?

Mr. Secretary, I have enormous respect for your character and ability. You have preserved more international credibility for us than our policy deserves, and salvaged something positive from the excesses of an ideological and self-serving Administration. But your loyalty to the President goes too far. We are straining beyond its limits an international system we built with such toil and treasure, a web of laws, treaties, organizations, and shared values that sets limits on our foes far more effectively than it ever constrained America?s ability to defend its interests.

I am resigning because I have tried and failed to reconcile my conscience with my ability to represent the current U.S. Administration. I have confidence that our democratic process is ultimately self-correcting, and hope that in a small way I can contribute from outside to shaping policies that better serve the security and prosperity of the American people and the world we share.

John Brady Kiesling

 

12) Tragica guerra di sterminio di Sharon contro il popolo palestinese- lunedì 3 marzo

di seguito la traduzione in italiano-

 

Da Plalestine Monitor

The Palestine Monitor
A PNGO Information Clearinghouse

URGENT UPDATE
Israelis kill nine-month pregnant woman in Gaza
3 March 2003


Israeli forces killed a nine-month pregnant woman early this morning when
they demolished a house next door to hers, causing a portion of her house to
fall on top of her.

Noha Sabri Sweidan, 37, from Al Bureij refugee camp near Gaza City, was at
home with her husband and nine children when the Israeli attack occurred.
Israeli soldiers demolished the house next door to Noha's -- the force of
the blast caused serious damage to Noha's home, crushing her in the process.

According to Dr Ahmad Rabah, head of the Al-Aqsa Martyrs Hospital in Gaza,
Noha was only a few days away from giving birth.

Noha's husband and children sustained light injuries in the Israeli attack.

Israelis prevented an ambulance from reaching Noha's home, leaving relatives
and neighbors no option other than to carry her to a nearby UNRWA clinic.
From there she was later transferred to the Al Aqsa Martyrs Hospital, but
she and her unborn baby were already dead upon arrival.

"The family is now facing a horrific future," said Kamal Al Baghdadi, Mayor
of Bureij Refugee Camp.  "Not only are they homeless, having to rely on
family members to take them in - but nine children between the ages of two
and 14 are now left without their mother and the new baby brother or sister
they were eagerly waiting to bring home."

In another related development, a 51-year-old woman was injured when Israeli
soldiers demolished her house in Rafah died of her injuries yesterday. Aziza
al Qasir was paralyzed in the 23 October attack on her home, which the
Israeli military said was in retaliation for an operation carried out by her
19-year-old son on an Israeli settlement.


For more information contact: The Palestine Monitor
+972 (0)2 298 5372 or +972 (0)59 387 087
http://www.palestinemonitor.org

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The Palestine Monitor
A PNGO Information Clearinghouse

UPDATE
Weekend of invasion and killing in Gaza
3 March 2003


Israeli troops invaded two refugee camps in the Gaza Strip in the early
hours of this morning, killing at least seven people and leaving scores of
others wounded and homeless.

According to witnesses, Israeli soldiers in tanks and jeeps, with Apache
helicopters hovering overhead, invaded Al Bureij and An Nuseirat refugee
camps and proceeded to open fire on the area, occupying houses and detaining
residents.

Tareq Aqel, a 13-year- old from Al Bureij refugee camp, was killed when hit
in the stomach with shrapnel from tank fire. Five other Palestinian men were
also killed in the ensuing gunfire - Muhammad Ali Al-Babdi, 22; Maha Uissa
Ar-Rifa'I, 23; Walid Al-Abed Al-Khatib, 24; Fadi Al-Hawajri, 16 and Mutassam
Al-Khalili al Aqel, 27.

As usually happens when Israeli troops invade Palestinian areas, ambulances
were prevented from reaching the wounded. Aaccording to local medical
sources, the wounded were transferred to the local clinic inside the camp,
but staff were unable to provide suitable treatment due to the lack of
proper equipment and resources.

Dr. Ahmad Rab'a, head of the Shuhada Al-Aqsa hospital in Gaza said, "38
injured people were treated at the hospital, five of whom are in a critical
condition. Most of the wounded we treated had only received the most basic
care that was available in the local clinic - which was far from
satisfactory, but the best available as the soldiers prevented our
ambulances from reaching the wounded." Dr. Muwaiye Hassanain from the Shifa'
a Hospital reported that six critically injured people remained in the
hospital.

A 37-year-old pregnant woman, Noha Sabri Sweidan, was also killed in the
invasion when Israeli troops blew up a house near her house, causing part of
her home to collapse, killing her and injuring her children. She was the
second woman to die yesterday from this cause; Aziza Al-Qaseer, 51, died
from injuries she received when her house was demolished on her on the 23rd
of February.

Early on Sunday morning Israeli troops killed two Palestinians in Khan
Yunis. Muhammad Al-Asar, aged 40, bled to death after Israeli soldiers shot
him while he was in his home; the troops then prevented an ambulance from
reaching him. Muhammad Muree Abdulhadi, 25, was also shot and killed. Troops
also destroyed a large residential building during this invasion, leaving
approximately 50 people homeless; 14 other houses were demolished, as was a
mosque.

At the funeral of Abdulhadi, Israeli soldiers shot a nine-year-old child,
Abdul Rahman Jardallah, in the head - he died in the hospital in Khan Younis
five hours later. He was the 425th Palestinian child to have been killed in
the intifada.

The Nasser hospital also came under Israeli fire, parts of its surrounding
wall were destroyed. Eight people were injured in the attack, including a
nurse who was shot in the leg.


For more information contact: The Palestine Monitor
+972 (0)2 298 5372 or +972 (0)59 387 087
http://www.palestinemonitor.org

 

Questa è una cronaca degli ultimi giorni di quello che sta acadendo, sotto
ilsilenzio di tutta la comunità occidentale, nella striscia di Gaza dove
Sharon si prepara, in attesa dello scoppio della guerra,alla soluzione finale
della questione palestinese. E' una cronaca dei fatti ma quello che non
si riesce a riportare è la sensazione di paura e catastrofe incombente che
i nostri amici e amcihe di Gaza ci scrivono nelle e-mail personali. Il senso
di morte imminente che incombe su di loro è costante ed è triste leggere
nei loro messaggi l'assenza di ogni speranza nel futuro....

CSA Asilo Politico Salerno
The Palestine Monitor
ONG Palestinese di controinformazione

AGGIORNAMENTO  URGENTE 
Gli israeliani uccidono  una donna al nono mese di gravidanza a Gaza
3 Marzo 2003


Le forze israeliane hanno ucciso una donna incinta al nono mese questa mattina
presto quando stavano demolendo una casa vicino alla sua abitazione, provocandoli
crollo di una porzione del tetto su di lei.

Noha Sabri Sweidan, 37 anni, del campo profughi di Al Bureij  vicino Gaza
City, si trovava in casa con suo marito e di suoi nove bambini quando è
avvenuto l?attacco israeliano.
Secondo il Dr Ahmad Rabah, responsabile dell?Ospedale dei  Martiri di Al-Aqsa
in Gaza,
Noha avrebbe dato fra pochi giorni alla luce un bambino.

Suo marito ed i suoi bambini hanno riportato ferite lievi nell?attacco israeliano.

Gli israeliani hanno impedito che un ambulanza raggiungesse la casa di Noha,
lasciano ai suoi parenti d ai vicini nessuna alternativa se non portarla
alla più vicina clinica dell? UNRWA.
Da lì è stata trasferita più tardi all? Ospedale ma lei ed il suo bambino
erano già morti prima del loro arrivo.

La famiglia sta affrontando ora un tremendo futuro, ha affermato Kamal Al
Baghdadi, Sindaco del campo profughi di Bureij Refugee. Non solo perché
sono rimasti senza casa, ma anche per i nove bambini dai due anni ai 14
lasciati ora senza madre e senza il prossimo bambino che sarebbe nato.

In un altro fatto correlato, una donna 51 enne ferita quando i soldati hanno
demolito la sua casa a Rafah è morta per le ferite ieri. Aziza al Qasir
era rimasta paralizzata nell?attacco del 23 Febbraio, che il comando militare
israeliano aveva compiuto in ritorsione per un?operazione militare compiuta
dal figlio 19enne della donna contro un insediamento israeliano.


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Aggiornamento
Weekend di invasione ed uccisioni a Gaza
3 Marzo 2003


Le truppe israeliane hanno invaso due campi profughi nella Striscia di Gaza
nelle prime ore del mattino, uccidendo almeno 7 persone e lasciandone altre
ferite e senza casa.

Secondo i testimoni oculari, i soldati israeliani nei carri armati e nelle
jeep, supportati da elicotteri Apache, hanno invaso i campi profughi di
Al Bureij e An Nuseirat ed hanno proceduto ad aprire il fuoco sull?area,
occupando case ed arrestando i residenti.

Tareq Aqel, di 13 anni dal campo profughi Al Bureij, è stato ucciso quando
è stato colpito allo stomaco dal fuoco proveniente da un carro armato. Cinque
altri palestinesi sono stati uccisi Muhammad Ali Al-Babdi, 22; Maha Uissa
Ar-Rifa?I, 23; Walid Al-Abed Al-Khatib, 24; Fadi Al-Hawajri, 16 and Mutassam
Al-Khalili al Aqel, 27.

Come di solito succede quando le truppe israeliane invadono aree palestinesi,
alle ambulanze viene impedito di raggiungere i feriti. Secondo fonti mediche
locali, i feriti sono stati trasferiti nella clinica del campo , ma lo staff
medico non è stato in grado di fornire un trattamento adeguato a causa della
mancanza di equipaggiamento medico appropriato.

Dr. Ahmad Raba, responsabile del Shuhada Al-Aqsa Hospital in Gaza ha affermato
che 38 feriti sono stati curati dall?ospedale, 5 dei quali in condizioni
critiche. La maggiore dei feriti ha ricevuto solo le cure basiche disponibili
nella clinica del campo molto lontano dall?essere sufficienti poiché i soldati
hanno impedito alle nostre ambulanze dal raggiungere i feriti. Il Dr. Muwaiye
Hassanain del Shifa Hospital ha riferito che sei feriti in condizioni critiche
sono rimasti nell?ospedale.
 
Domenica mattina sul presto le truppe israeliane hanno ucciso due palestinesi
a Khan
Yunis. Muhammad Al-Asar, di  40 anni, ferito a morte dopo che i soldati
lo avevano colpito quando era casa; le truppe hanno impedito alle ambulanze
di raggiungerlo. Muhammad Muree Abdulhadi, 25 anni,  stato colpito ed ucciso.
I soldati hanno anche distrutto un edificio residenziale, lasciano circa
50 persone senza casa; 14 altre case sono state demolite così come una moschea.

Al funerale di Abdulhadi, i soldati hanno sparato e colpito alla testa un
bambino di 9 anni,
Abdul Rahman Jardallah, che è morto in ospedale a Khan Younis
5 ore dopo. È stato il 425 bambino palestinese ucciso nell?Intifada.

Anche l?ospedale Nasser è stato colpito dal fuoco israeliano, una parte
dei muri di cinta sono stati distrutti. Otto persone ferite durante l?attacco,
inclusa un?infermiera colpita alle gambe.


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13 Assemblea  nazionale del Forumpalestina- Documenti di convocazione

 

La Palestina dentro la guerra preventiva

Pisa, Sabato 15-Domenica 16 marzo

C/o Circolo "Agorà"(via Bovio 48/50)

Assemblea Nazionale del

Forum Palestina

"Una nuova fase della solidarietà con la lotta

del popolo palestinese"

La giornata di sabato 15 marzo sarà dedicata alla discussione sul bilancio dell’attività svolto e sulle nuove iniziative in programma. Chiunque potrà portare il proprio contributo.

Per gli aspetti organizzativi, pasti e alloggio: tel.050/500442, 338/4014989

Forum Palestina

Info: http://www.Forumpalestina.org  ; forumpalestina@libero.it

Una nuova fase per la solidarietà con la lotta del popolo palestinese

Bozza di documento per l'assemblea nazionale

del Forum Palestina (Pisa, 15-16 marzo)

Dopo circa un anno di iniziative, tra cui il grande successo della manifestazione nazionale per la Palestina del 9 marzo dello scorso anno, la prima e la più grande in Europa, stiamo assistendo in Italia alla difficoltà e - parallelamente - ad una controffensiva politica e culturale delle forze filo-israeliane nel nostro paese. Al contrario registriamo una inquietante inerzia della sinistra e dei movimenti sulla questione palestinese che non coincide con gli orientamenti di larga parte della gente che è scesa in piazza in questi mesi. La cornice della mobilitazione contro la guerra preventiva e la presenza di spezzoni, striscioni e bandiere palestinesi dentro le grandi manifestazioni di Firenze e Roma, hanno finora dimostrato lo spazio esistente per l'iniziativa ed hanno supplito alla mancanza di mobilitazioni specifiche.

C'è quindi bisogno di riorganizzare e rilanciare il lavoro di solidarietà con la resistenza palestinese in Italia.

1) Un problema sta emergendo clamorosamente negli ultimi mesi, ed è lo straordinario arretramento politico delle forze della sinistra esterne o interne ai social forum sulla questione della Palestina nel contesto dell'escalation della guerra preventiva. Sui palestinesi grava la minaccia di una "soluzione finale". Quando le bombe americane cadranno su Bagdad, sono in molti a pensare che il governo Sharon - che ha vinto come prevedibile le elezioni - ne approfitterà per realizzare la "Eretz Israel", la Grande Israele che prevede l'espulsione di gran parte dei palestinesi in Giordania o altrove e il confinamento dei nuclei rimanenti dentro un sistema di bantustan.

2) Intanto lo stillicidio dei palestinesi prosegue inesorabile giorno dopo giorno. Rastrellamenti continui, uccisioni "mirate" o casuali, demolizioni di case, bombardamenti, arresti di massa. Le testimonianze su quanto avvenuto nei Balcani, potrebbero impallidire davanti a quanto avviene nei territori palestinesi occupati dai soldati e dai coloni israeliani. Eppure tutto questo continua ad avvenire nel più completo silenzio, il silenzio dei colpevoli diretti e quello di chi ha deciso di girare la testa altrove perchè la questione palestinese divide, lacera, costringe a prese di posizioni chiare e non consente troppi margini di equidistanza ed ambiguità.

3) Sono evidenti in questo, i risultati del fortissimo e prevedibile pressing dei gruppi di pressione e opinione filo-israeliani. Queste pressioni sono state un mix di aggressività squadristica (contro le manifestazioni per la Palestina, sotto la sede del PRC, l'aggressione a Luisa Morgantini all'uscita da Sciuscià, l'aggressione a Vittorio Agnoletto o gli atti di teppismo contro la mostra di Medici Senza Frontiere) e di campagne stampa mirate che hanno "demonizzato" come antisemita addirittura un libro ed un intellettuale progressista come Alberto Asor Rosa o un circolo ARCI come "L'Agorà" di Pisa. Episodi analoghi sono avvenuti in altri paesi europei ed anche nel Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre.

Di fronte ad una ripresa dell'iniziativa in solidarietà con la Palestina che ha avuto i suoi punti alti nella manifestazione del 9 marzo e nella missione di protezione internazionale nei territori occupati tra marzo ed aprile, l'offensiva filo-israeliana è cominciata con la manipolazione della manifestazione di Roma del 6 aprile dello scorso anno- quella che sarebbe stata aperta da uno vestito da kamikaze - e con il rilancio della consueta e desueta trappola sul "rischio di antisemitismo" della sinistra italiana (tra l'altro in assenza totale di episodi concreti in questo senso che in qualche modo giustificassero un allarme amplificato artatamente dai mass media) o della condanna del terrorismo.

4) Questa offensiva ha prima messo sulla difensiva i partiti della sinistra, e poi è entrata come una lama nel burro offrendo a questi l'occasione per sfilarsi da ogni manifestazione che mettesse al centro i diritti del popolo palestinese, la sua resistenza all'occupazione e rifiutasse ogni assurda simmetria tra questa e la l'occupazione coloniale da parte dello Stato di Israele.

E' evidente che, finchè i partiti della sinistra o i movimenti costruiranno progetti e ambizioni politiche in gran parte fondati solo sull'immagine e sul riflesso che si ottiene nei mass media, prima o poi questo si ritorcerà indietro come un boomerang innescando una ritirata politica come quella fin troppo evidente del PRC o una crisi di progetto.

5) Nel dibattito che ad esempio si va aprendo in queste settimane di vigilia della guerra contro l'Iraq, viene spontaneo porre domande precise ed anche un pò scomode. Dopo che è stata bombardata la Jugoslavia in nome dell'ingerenza "umanitaria", come si fa a rimanere del tutto inerti di fronte all'emergenza umanitaria in Palestina denunciata anche dall'UNRWA? Perchè non ci si batte per l'apertura dei corridoi umanitari tesi a far arrivare alla popolazione palestinese medicinali, viveri, assistenza? Dov'è finito tutto quel mondo di associazioni umanitarie e ONG che si lanciò nell'emergenza umanitaria in Kossovo, affiancando e legittimando talvolta le stesse operazioni militari della NATO? Come si fa a pretendere che l'Iraq accetti le ispezioni dell'ONU quando a Israele viene consentito di rifiutarle? Come si può parlare - giustamente - di disarmo e smantellamento delle armi di distruzione di massa solo per l'Iraq mentre gli arsenali nucleari israeliani restano inviolabili e al di fuori del Trattato di Non Proliferazione nucleare? Come si fa ad indignarsi - anche qui giustamente - di fronte al sistema delle punizioni collettive e dei rastrellamenti di tutti "gli uomini sopra ai 16 anni", a condannare le stragi e le persecuzioni naziste contro gli ebrei, e poi negare che le forze armate israeliane a Jenin o nelle città palestinesi hanno adottato lo stesso modello? Come si fa sottrarsi alle richiesta di rottura delle relazioni diplomatiche ed economiche con Israele o all'adozione di sanzioni quando in questi dieci anni si è taciuto, sottovalutato o accettato gli embarghi contro l'Iraq e la Jugoslavia?

Da un lato è evidente una contraddizione enorme che richiede una battaglia politica e culturale nella sinistra, tra le ONG e nei movimenti di solidarietà internazionale.

Dall'altro è venuta emergendo tutta l'inadeguatezza di una cultura politica che negando l'imperialismo come fase storica, non riesce più a visualizzare in modo coerente le contraddizioni internazionali, le forze campo e le categorie di interpretazione.

7) L'aver saputo coniugare obiettivi coerenti e capacità di iniziativa politica, ha trovato conferma nella manifestazione nazionale di solidarietà con la Palestina del 9 marzo, una manifestazione alla quale hanno partecipato centomila persone che hanno condiviso una chiave di lettura e contenuti che rifiutano apertamente ogni equidistanza tra l'occupazione israeliana e i diritti del popolo palestinese.

Oggi non é possibile nè accettabile parlare di pace in Medio Oriente senza mettere radicalmente in discussione il modello colonialista israeliano, tantopiù nel quadro della guerra "preventiva" che gli Stati Uniti si apprestano a scatenare contro l'Iraq e gli altri paesi del Medio Oriente. E se si comprende questo, non si può negare il diritto alla resistenza con ogni mezzo nella lotta di liberazione nazionale ingaggiata dal popolo palestinese e dalle sue organizzazioni contro l'occupazione militare e coloniale israeliana.

8) Il Forum Palestina, ha più volte chiarito di non aver avuto né di voler avere alcun atteggiamento conflittuale con i movimenti contro la guerra o con i social forum, anzi, ritiene di dover salvaguardare l'unità del movimento, di dover partecipare a tutte le mobilitazioni contro la guerra e di doversi confrontare partendo da posizioni chiare sulla lotta di liberazione della Palestina riaffermando che esse sono in queste condizioni pienamente legittime.

Nella società, sono molti i lavoratori, gli studenti, le persone che non si approcciano più ai problemi tramite l'appartenenza ad un partito o a un sindacato o altro. Abbiamo verificato in queste mesi che anche sulla situazione in Palestina c'è molta più disponibilità e sensibilità tra la gente "normale" che tra il ceto politico.

I volantinaggi e i presidi della campagna per il boicottaggio dell'economia israeliana davanti ai centri commerciali , si sono molto spesso rivelati più stimolanti di tante riunioni "politiche".

9) In secondo luogo non si può più rimanere prigionieri dell'ipoteca dei mass media. Il linciaggio politico su giornali e telegiornali di chi organizza la solidarietà alla Palestina o delle posizioni critiche verso Israele , è sistematico. A volte ne fa le spese un intellettuale come Asor Rosa, altre deputati come Luisa Morgantini o Mauro Bulgarelli, altre ancora un circolo culturale come il caso di "Agorà" di Pisa. Di fronte "all'anatema" di antisemitismo, una volta che un qualsiasi esponente delle comunità ebraiche ha lanciato l'anatema e un qualunque organo di informazione lo abbia reso pubblico, sembra di precipitare nel buio Medioevo dove una scomunica papale o la delazione di un prete di campagna toglieva diritto di parola e di esistenza (o anche peggio) a chiunque incorresse nell'anatema. Di fronte ad esso, il ceto politico della "sinistra" si sbanda, deraglia, si ritira e si costringe al silenzio e all'autocensura sulla lotta di liberazione e sui diritti del popolo palestinese.

Fortunatamente, le reti di discussione in internet, le reti di posta elettronica, i contatti diretti, le radio di movimento, qualche raro spazio sui giornali, riescono in molti casi a neutralizzare gli anatemi o ad aggirare i silenzi e i boicottaggi dei mezzi di informazione ufficiali. E' uno spazio e uno strumento importante che ha consentito spesso comunicazione, confronto e messa in campo di iniziative.

 

 

 

10) Nelle fasi di movimento, quelle più dinamiche in cui l'iniziativa cresce da sé, dare vita ad una struttura organizzata può dare l'impressione di un appesantimento, di una forzatura sulla autonomia delle realtà locali e dei loro percorsi. In poco più di un anno di attività, il Forum Palestina è stato una "struttura leggera", vissuta più attraverso il sistema delle reti e il sito internet che una associazione vera e propria. Ma l'autoconvocazione che ha portato alla manifestazione del 9 marzo, è, sotto certi aspetti, irripetibile nelle attuali condizioni. La manifestazione nazionale del 26 ottobre per la Palestina e contro la guerra, pur nella sua riuscita qualitativa, ha confermato la differenza tra le due iniziative.

Per questa ragione pensiamo che il Forum Palestina debba passare ad una fase di strutturazione organizzativa e associativa che ne stabilizzi l'esistenza e l'iniziativa, sia costituendosi come associazione nazionale sia dando vita ai Forum Palestina locali. Intendiamo per questo convocare una assemblea nazionale a marzo a Pisa per discutere del programma e delle proposte organizzative.

11) Nelle prossime settimane saremo tutti impegnati nella mobilitazione contro la guerra. Facciamo vivere dentro le iniziative il "valore aggiunto" rappresentato dalla resistenza e dal diritto nazionale del popolo palestinese.

Anche se l'offensiva delle lobby filo-israeliane e la vigliaccheria politica delle forze ufficiali della sinistra e del centro sinistra, cercheranno in tutti i modi di neutralizzare o seppellire la solidarietà internazionalista con la lotta del popolo palestinese, questa battaglia ha la legittimità e le condizioni per stabilizzarsi e crescere. A ognuno di fare quello che può nella propria realtà locale, sindacale, politica, associativa e di coordinarlo, socializzarlo, metterlo in rete. La manifestazione del 9 marzo è nata ed è riuscita proprio per questo.

12) All’assemblea dovremo discutere anche sulla convocazione di una manifestazione nazionale sulla palestina entro la primavera di quest’anno per rilanciare l’iniziativa.

13) La piattaforma del Forum resta, al momento, i cinque punti su cui è stata convocata la manifestazione del 9 marzo:

- ritiro delle truppe e delle colonie israeliane dai territori palestinesi occupati

- nascita di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme Est capitale

- diritto al ritorno per i profughi palestinesi

- invio di osservatori internazionali in Palestina

- solidarietà con l'Intifada

Emendamenti, suggerimenti, proposte su questo documento devono pervenire entro il 9 marzo a: Forumpalestina@libero.it  per poter essere sistematizzati e discussi in sede di assemblea nazionale.

Buon lavoro a tutte e a tutti

Forum Palestina
http://www.forumpalestina.org



 

 

 

 

 

 

Lunedì 3 marzo

14) Dall’Answer New York Piano d’azione per il 15 marzo

 

INTERNATIONAL ANTI-WAR MOVEMENT ANNOUNCES MARCH 15 ACTIONS

More than 120 representatives from the anti-war movement
in 28 countries convened in London this weekend to
strategize and coordinate international efforts to stop
the war on Iraq. The U.S. was represented by a delegation
from the A.N.S.W.E.R. Coalition.

The London Meeting issued a statement of international
coordination calling for "a massive escalation of action
in the next weeks to try to prevent war," and announcing
demonstrations, protests and mass actions on March 15 in
solidarity with the Emergency Convergence on the White
House.

The worldwide anti-war movement is working together in an
unparalleled effort of coordination and solidarity as
people around the world fight for peace and justice, not
just each for themselves, but for each other.

Today's Washington Post features an article on the London
Meeting that also discusses the growth of the global peace
movement and the important Cairo Conference of last
December, at which A.N.S.W.E.R. Steering Committee member
Elias Rashmawi was elected Vice President of the
International Campaign Against U.S. War on Iraq.  As in
America, where the peace movement for the first time is
representing the breath and diversity of all of the people
of the U.S. from different backgrounds and struggles
working together, the international movement is
recognizing and supporting the struggles for justice of
populations throughout the world whose voices must be
heard for a truly representative and effective peace and
justice movement to emerge.  (The full text of the
Washington Post article is available at
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/articles/A30813-2003Mar2.html)

You can help build the March 15 Emergency National
Convergence at the White House. Here's how:

THE PLAN FOR THE EMERGENCY CONVERGENCE ON THE WHITE HOUSE
is to gather at 12 noon at the Washington Monument (just
south of the White House, Constitution Ave. between 15th
and 17th Sts. NW) for a rally and march.

Contact information for BUSES, VANS AND CAR CARAVANS
traveling to DC -- and an easy-to-use form to sign up to
list the transportation options from your city -- go to:
http://www.internationalanswer.org/campaigns/m15/m15transp.html

A FLYER for the March 15 Emergency National Convergence on
the White House is available on the A.N.S.W.E.R. Coalition
web site. You can easily download a PDF of the national
flyer for the Washington DC demonstration, as well as a
version for those in New York City planning to travel to
DC. Flyers for West Coast events are also available. To
download flyers, go to
http://internationalanswer.org/campaigns/resources/index.html
If you cannot download and print the flyers, you can pick
up stacks at A.N.S.W.E.R. offices around the country, or
you can call us at 202-544-3389 and request a packet of
flyers.

For logistical information -- such as a map of the rally
area, directions, public transportation in DC, disability
access, housing and more -- go to
http://internationalanswer.org/campaigns/m15/logistics.html

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FOR MORE INFORMATION:
http://www.InternationalANSWER.org
http://www.VoteNoWar.org
info@internationalanswer.org

 

 

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15) Iraq: I danni ambientali di un eventuale guerra

http://www.ecquologia.it/sito/pag89.map

 

Secondo BirdLife Int, un nuovo conflitto in Iraq causerebbe danni ambientali irreversibili come la scomparsa degli ultimi 50 km2 di paludi rimasti nella regione da cui dipendono le popolazioni locali.

 

Fonte: BirdLife International; ENS; Friends of the Earth
Traduzione a cura di Fabio Quattrocchi mailto:FABIOCCHI@inwind.it
***************
Se volete ricevere queste news, mandate una email
vuota a mailto:econotizie-subscribe@yahoogroups.com
e replicate al messaggio di conferma che vi viene inviato
***************

 

24 Febbraio 2003 - L'organizzazione ambientalista BirdLife International ha inviato all'UNEP, ai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e al governo Iraqeno una completa documentazione sui possibili rischi a cui andrebbero incontro le popolazioni locali e gli ecosistemi regionali se dovesse scoppiare un conflitto in Iraq.

 

L'Iraq ospita sul suo territorio 42 aree ornitologiche importanti, e un'area Mesopotamica delle specie ornitologiche endemiche, abitata da quelle specie di uccelli che vivono solo in Iraq. Gli uccelli che migrano attraverso l'Iraq lungo percorsi antichi di migliaia di anni incontreranno incendi, fuoriuscite di petrolio, sostanze tossiche ed esplosioni nei loro voli se il conflitto iniziasse, sostiene BirdLife Int.

 

Gli uccelli trampolieri e gli uccelli acquatici sarebbero particolarmente esposti ai rischi di fuoriuscite di petrolio perche' il terriorio Iraqeno e' situato nell'estremita' settentrionale del Golfo Persico che e' uno dei 5 siti piu' importanti al mondo per lo svernamento degli uccelli trampolieri e un'area importante che centinaia di migliaia di uccelli acquatici migratori usano per rifornirsi durante il periodo primaverile ed autunnale.

 

Nel 1991 BirdLife Int. e la Royal Society for the Protection of Birds hanno mandato tre squadre di scienziati nella regione del Golfo per valutare gli impatti ambientali della guerra e il conseguente inquinamento petrolifero. La documentazione inviata al consiglio di sicurezza dimostrano che la guerra del 1990-1991 ha causato le piu' grandi fuoriuscite di petrolio della storia. Circa sette milioni di barili di greggio sono fuoriusciti inquinando 560 km di costa e distruggendo importanti ecosistemi. Secondo la task force di Friends of the Earth inviata nell'area nel 1991, oltre 763 milioni di petrolio si sono riversati nel Golfo Persico; 322 km di costa dell'Arabia Saudita sono stati contaminati rovinando le paludi costiere e provocando la morte delle specie ornitologiche che vi vivevano; inoltre gli ecosistemi desertici sono stati distrutti dal movimento di mezzi pesanti e dalle fuoriuscite di petrolio avvenute sulla terra.

 

Basandosi sulle informazioni riguardanti i danni ambientali causati dalla Guerra del Golfo nel 1991 e sui dati riguardanti i recenti conflitti in Yugoslavia e Afghanistan, BirdLife Int ha identificato 7 rischi per l'ambiente e la biodiversita' (e di conseguenza anche per le popolazioni locali) che la guerra potrebbe causare:

-La distruzione fisica o il disturbo di habitat naturali di importanza internazionale a causa dell'uso delle armi;

-Inquinamento tossico degli habitat naturali causati dalle fuoriuscite di petrolio o dagli incendi dei pozzi dovuti ai combattimenti;

-Contaminazione chimica e bio-tossica degli habitat come risultato dell'uso di armi di distruzione di massa e dai bombardamenti convenzionali delle infrastrutture militari ed industriali;

-Distruzione fisica degli habitat in seguito alla crescita della pressione umana causata dai movimenti di massa dei rifugiati (inquinamento dell'acqua, uso di legname come combustibile, caccia della fauna);

-La distruzione di paludi e vegetazione forestale dovuta ai combattimenti

-La desertificazione resa piu' accentuata dai veicoli militari e dall'uso di armi (i carri armati comprimono il suolo ostacolando la ricrescita della vegetazione)

-Estinzione di specie o subspecie endemiche

 

Secondo BirdLife Int, l'impatto della guerra sull'ambiente e' stato spesso ignorato dal conflitto stesso. Come ha dimostrato la prima guerra del Golfo, simili conflitti hanno effetti devastanti sull'ambiente, la biodiversita' e la qualita' della vita dei popolazioni locali anche molto dopo la cessazione delle ostilita'. 

 

BirdLife Int dice che in Iraq ci sono 16 specie ornitologiche minacciate o quasi minacciate, oltre a 3 specie endemiche di palude. Nel 1991, gli uccelli intrappolati nelle chiazze di petrolio diventarono il simbolo dell'impatto ambientale della guerra, BirdLife Int spera di non rivedere ancora una volta le stesse immagini sugli schermi televisivi nel 2003.

 

Prima della loro quasi totale distruzione, i 15,000 km2 di paludi mesopotamiche formavano uno degli ecosistemi palustri piu' estesi dell'Eurasia occidentale. Questa complessa rete di laghi e paludi d'acqua dolce segue il corso del Tigri e dell'Eufrate, estendendosi da Baghdad fino al sud del paese. Oggi di quelle paludi rimangono intatti solo 50 km2, ma questi hanno la possibilita' di ripristinare il sistema. I mammiferi e le specie ittiche che abitavano solo nelle paludi sono scomparse. Le specie ittiche costiere del Golfo, dipendenti dalle paludi per deporre le uova, hanno subito un enorme declino. Un nuovo conflitto potrebbe portare alla distruzione finale di queste paludi.

 

L'impatto di questa distruzione ha privato la popolazione indigena dei Ma'dan del loro ambiente tradizionale. I Ma'dan vivevano in queste zone da 5,000 anni, basando il loro stile di vita sostenibile sulle ricche risorse delle paludi. Molti dei Ma'dan adesso sono rifugiati o sfollati in seguito al conflitto del 1991, alle repressioni del governo Iraqeno e alle sanzioni economiche.

 

In queste paludi molte specie ittiche deponevano le uova e in questo modo fornivano il 60% del pesce consumato in Iraq. Ma le zone palustri mesopotamiche sono state pesantemente danneggiate dalla guerra Iran-Iraq tra il 1980 e il 1988 a causa degli incendi estesi, dai pesanti bombardamenti e dall'uso diffuso di armi chimiche

 

 

16) Teologia delle saette sulla strada per… di Camillo Coppola dalla lista Networkcontrog8 3 marzo

 

Vorrei guardare il mondo attraverso i VOLTS.

In questo momento tragico, l'ennesimo di una serie di momenti che ci portano dall'inizio di tutte le guerre a oggi, rivendico il diritto di sognare.
Solo sognare, intendiamoci, perche' e' chiaro che certe cose non accadano.

Eppure non puo' sfuggire il fatto, inconfutabile, che da qualche parte e' acquattata la probabilita' teorica che come un Martin Luter King nasca un nuovo candidato al martirio:

Sono le ore 13 di martedì 4 marzo 2003. Il telegiornale, in coda, annuncia che:

il riformista COFFERATI,colpito da un fulmine sulla la strada per l'ULIVO,si é iscritto ai COBAS.

Nell'impeto mistico ha lanciato, in una conferenza stampa, una campagna per la pace di tipo completamente nuovo. Ha detto: "Bloccare i treni delle armi e' sacrosanto ma non sara' sufficiente a fermare la guerra. E noi, che veniamo dalle grandi fabbriche amiamo avere dei risultati concreti. Abbiamo fatto due conti e abbiamo appurato che la guerra fruttera' miliardi di dollari agli Stati Uniti. Prima dovranno distruggere e poi dovranno ricostruire. E intanto si prenderanno tutto il petrolio. Se vogliamo fermare la guerra abbiamo un solo sistema: trasformarla in un cattivo affare. Poi ha preso un lattina di Coca Cola e ha detto: "Guardatela bene perche' questa e' l'ultima Coca Cola che io apriro' fino a che gli Stati Uniti continueranno la loro politica di guerra!" Poi ha rovesciato tutta la bevanda gasata per terra. I giornalisti deglutivano.
Mercoledì 4 migliaia di associazioni e singoli individui mandano in tilt il sito dei COBAS aderendo alla campagna "Non compriamo la guerra".
Giovedi' 200 sindaci dell'Ulivo si ritrovano a Bari e approvano un piano di risparmio energetico che ha l'obiettivo di tagliare del 30% i consumi di energia entro 3 mesi. Parte cosi' la campagna "Pannelli solari per la pace: la guerra la si fa per il petrolio, tagliamo i consumi.".
La Coop in serata comunica che rendera' disponibili sui propri scaffali 20 nuovi prodotti in grado di diminuire i consumi di energia, acqua e combustibile con un risparmio annuo per le famiglie che li adotteranno di 500 euro e un costo complessivo di 400 euro. L'adozione del pacchetto ecologico si ripaga cioe' in meno di 12 mesi e poi garantisce un risparmio per parecchi anni. Inoltre le Coop adottano per tutti i loro mezzi il biodiesel come carburante. Infine la Coop lancia sul mercato la Coop Cola, 100% biologica, prodotta dalle cooperative sociali siciliane che hanno preso in gestione i beni della mafia.
17.000 tra cooperative e imprese seguono l'esempio dei comuni e delle Coop e si ripromettono di tagliare i consumi del 30%.
Venerdi' 7 marzo le associazioni dei girotondi lanciano una campagna per la telefonia etica che offre un risparmio notevole agli abbonati e fa confluire mediamente 30 euro per contratto in un fondo destinato a finanziare una televisione indipendente che verra' trasmessa da una rete di 34 televisioni locali e via satellite. Vengono stipulati 12 mila contratti nelle prime 24 ore.
Sabato 8 marzo va in onda la prima trasmissione indipendente sponsorizzata dal sindacato giornalisti, da Banca Etica e da un trust di distributori di merendine biologiche e biancheria intima senza polifosfati. Vengono organizzati punti di visione collettiva in bar, bocciofile, stazioni ferroviarie, fabbriche occupate per l'occasione e cinema.
La trasmissione, durante la quale Sabrina Ferilli si presenta totalmente vestita di capi made in Usa e li fa a pezzi restando, finalmente, completamente nuda, e' seguita da 8 milioni di italiani.
Vengono aperti in una sola notte 20.000 conti bancari etici e acquistate 1500 tonnellate di derrate alimentari di qualita' superiore e 80.000 slip di cotone mistico.
Vengono sottoscritti 118.000 contratti telefonici e si garantiscono cosi' le trasmissioni dei primi 8 mesi di una televisione povera, aperta a tutti gli esperimenti e realizzata da un incredibile gruppo di artisti e intellettuali esclusi da tutte le tv. Nel giro di pochi giorni nascono centinaia di redazioni locali, gruppi di video amatori sperimentali e si inizia a produrre una fiction che si intitola: "Bush e' un alieno ma e' sexy" il cui contenuto resta misterioso. 
12 marzo: in tutto il mondo i quotidiani raccontano in prima pagina il caso Italia, primo paese al mondo dove una televisione autofinanziata dai telespettatori batte in ascolti  tutti i telegiornali. Gli analisti finanziari registrano un vero e proprio crollo dei consumi dei prodotti Usa e inglesi.
In Francia, Germania, Olanda e in molti altri paesi  le parole d'ordine italiane vengono rilanciate e nascono ovunque comitati di consumatori etici e gruppi d'acquisto per la pace.
16 marzo Bush annuncia l'attacco all'Irak per il 24 marzo.
Le principali banche del mondo ricevono una lettera firmata da 50 milioni di risparmiatori che chiedono di ritirare tutti i loro soldi da fondi di investimento e fondi pensionistici che investono in aziende Usa e inglesi.
Lunedi' 24 marzo, alle ore 7 del mattino la Casa Bianca annuncia che l'attacco all'Irak e' rimandato e che si aspetteranno nuove ispezioni e il mandato dell'Onu.

Potenza della fantasia e dei fulmini per un nuovo martiriologio.

 

 

 

17) Toscana amara per Berlusconi (Dal Cerchio messaggio del 3 marzo)

 

Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio ha tentato
di acquistare una proprietà nella zona di Montalcino
Toscana amara per Berlusconi
"Basta, rinuncio al castello"
Il sottosegretario Tortoli (Fi) rivela la delusione del premier
"Ha avuto un'accoglienza ostile, con insulti e gestacci"


ROMA - Silvio Berlusconi era più che determinato: mettere su casa anche in Toscana, a Montalcino, tra i celebri vigneti delle uve del Brunello. Trovare e comprare una sontuosa residenza - preferibilmente un castello - in una delle aree più esclusive della regione che tanto piace al suo amico e omologo britannico Tony Blair. E invece, nulla: "Ha cercato di acquistare una fattoria, un luogo di incontri - ha confermato oggi, rispondendo ai giornalisti, il sottosegretario all'Ambiente Roberto Tortoli, fedelissimo di Forza Italia - e se ancora non l'ha fatto e ci ha ripensato è per il tipo di accoglienza che ha avuto a Montalcino. Ha ricevuto solo frasi di mafioso, gesti dell'ombrello... questo non è un paese normale".

Insomma, a sentire le parole dell'esponente azzurro di governo, la Toscana - regione storicamente "rossa" - si è rivelata amara per il premier. Che sarebbe stato insultato apertamente dalla popolazione locale. Un po' per ragioni politiche, un po' per diffidenza, un po' per il caratteraccio dei toscani: fatto sta che la gente avrebbe dimostrato (secondo il sottosegretario) un'antipatia molto palese verso il capo del governo. Un'ostilità assai diversa rispetto al rispetto da cui è circondato non solo nella casa di Macherio, ma anche in Sardegna, in quella Villa Certosa in cui trascorre i week end.

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Ma facciamo un passo indietro. Il presidente del Consiglio era arrivato in Toscana sabato 22 febbraio scorso: i fotografi lo avevano immportalato mentre usciva dalla rocca di Montalcino, prima di recarsi al castello di Velona, vicino alla celebre abbazia di Sant'Antimo. Da qui le voci subito diffuse: il premier aveva deciso l'acquisto del castello, accordandosi con l'anziano proprietario Luigi Piermartini. Una trattativa già conclusa positivamente, secondo quanto avevano riportato, allora, alcune agenzie di stampa; ma poi smentita, qualche giorno più tardi, da Piermartini: "Questa cosa non è vera e non ha alcun fondamento", aveva tagliato corto.

Insomma: acquisto sfumato, ostilità diffusa. Questo, però, non significa che Berlusconi abbia rinunciato del tutto alla sua nuova idea immobiliare. E infatti Tortoli prima ha detto "a me risulta che ci abbia ripensato"; poi però ha precisato che il leader "non ha ancora deciso, ma è rimasto scioccato dall'accoglienza di questa regione".

Un'interpretazione degli eventi smentita prontamente dal sindaco della località, il diessino Massimo Ferretti: "Ho molti dubbi sul fatto che sia stato un montalcinese a compiere un gesto di insulto all'indirizzo di Berlusconi. E questo perchè, a quanto mi è stato riferito, lo sgradevole episodio sarebbe avvenuto quando Berlusconi ha visitato la Fortezza, visitata solo da turisti". Il primo cittadino, però, ha aggiunto di non poter "escludere escludere che sia stato un montalcinese, perchè non ho le prove e quindi non lo posso dimostrare. Però mi lascerebbe molto stupito se ciò fosse accaduto".

 

 

19) Da Erica di Immigratiseccati Iniziative a Mestre e Venezia (lunedì 3 marzo)

 

Cari compagni,
    vi invio le locandine per gli incontri di sabato 8 marzo a Venezia (discussione sulla lotta dei Kabyle in Algeria) e di giovedi' 13 marzo a Mestre (presentazione del libro "Lotta sporca").

Un abbraccio a tutti
Erica

 

LOTTA SPORCA

Luci e ombre nella lotta dei lavoratori delle pulizie ferroviarie

 

 

Nell’autunno 2001, dopo un’infame gara d’appalto “al ribasso” con ingenti tagli al personale, imposta da Ferrovie dello Stato e Trenitalia con il consenso dei sindacati di Stato, i lavoratori delle pulizie ferroviarie di tutto il paese iniziano una dura vertenza contro i licenziamenti.

La durata temporale della vertenza (dall’autunno 2001 all’aprile 2002), la sua intensità in tre momenti distinti (metà dicembre 2001, febbraio e aprile 2002), il suo carattere allo stesso tempo locale e nazionale, la porzione di classe coinvolta, i suoi contenuti e le forme di lotta impongono un’analisi e una riflessione sull’attuale stato del conflitto di classe, anche per i nodi non sciolti e i problemi ancora aperti. Tra questi, il processo ai lavoratori incriminati per l’occupazione dei binari, in una logica di criminalizzazione delle lotte sociali.

 

 

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GIOVEDI’ 13 MARZO 2003 ore 20.00

c/o Sede CUB via Camporese 118 Quartiere Pertini Mestre

da Venezia: autobus n.24

da Mestre stazione F.S.: autobus 31-32