RAVE 030306

Bollettino della Rete Antiguerra Veneto del 6 marzo 2003

 

1)    Eccoli!! arrivano i fascisti contro l’otto marzo e contro chi lotta contro la guerra

2)    I nemici, riflessione di un maestro elementare di Barbarano

3)    Le nuove armi pronte ad essere usate contro l’Iraq (scheda a cura di Renata)

4)    Walkouts  nuove tendenze salubri  del movimento

5)    Le Forze Armate Turche con la guerra americana

6)    Alla ricerca del traditore. I Cobas e le Br. Comunicato

7)    Le prime vittime in italia del Bioterrorismo:I bambini dello Spallanzani

 

 

Eccoli : arrivano i fascisti!!!

 

 

Contro la manifestazione di Padova contro la guerra dell'otto marzo 2003, indetta da settimane in solidarietà delle donne e di tutto il popolo irakeno e che si inquadra nelle decisioni della riunione internazionale dei comitati contro la guerra tenuta a Londra il 1 marzo, che al primo punto ha preso atto e rilanciato la scadenza dell'8 marzo contro la guerrae nella giornata italiana di mobilitazione che vede la manifestazione contro Camp Darby come la manifestazione di punta, contro quindi tutto il movimento antiguerra si precisa una grave provocazione del onorevole carabiniere Ascierto, ben noto fin dai tempoi in cui si è recato col suo capo Fini ad incoraggiare, solidarizzare con le forze dell'ordine prima, durante e dopo la mattanza di Genova.. Costui ha indetto a Padova una manifestazione regionale fascista proprio l'otto marzo, prendendosela proprio coi "pacifisti".

Scendono dunque in campo a difesa delle basi della morte americanei fascsti, come ai bei tempi. Occupano la piazza dell'otto marzo e cominciano la contrapposizione.

Chiamiamo tutti gli antifascisti, tutti quelli che sono contro la guerra a rispondere attivamente.

NON UN PASSO INDIETRO
TUTTI CONTRO IL FASCISMO E CONTRO LA GUERRA

chiediamo a tutto il movimento solidarieta' ed attivo sostegno

l'otto marzo non deve essere sporcato dalla provocazione fascista

Pemettendo questa provocazioni le autorità cittadine e governative sono corresponsabili di questo inaudito attacco all'otto marzo e alla lotta contro la guerra.

sotto riproduciamo COME IL GIORNALE DI PADOVA IL MATTINO PUBBLICA OGGI LA NOTIZIA IGNORANDO PERALTRO COMPLETAMENTE LA NOSTRA MANIFESTAZIONE(COME HANNO IGNORATO LE MOBILITAZIONI
CON

2 )I Nemici  di Giuliano Corà, maestro a Barbarano Vicentino

I nemici

 

 

Stamattina, uno dei miei allievi di Seconda elementare, giocando con le marionette ‘ a mano’, ne ha infilate due, una raffigurante un tipo con la faccia larga e folti capelli neri, e l’altra uno col turbante, la barba a punta e il naso camuso, e, gridando: “Attenti, Saddam e Bin Laden!”, ha ‘aggredito’ i compagni. Terrificante. Se un bambino di sette anni, che certo avrà, con la politica, rapporti quasi inesistenti, ha già così perfettamente introiettato un simile messaggio razzista e manicheo, il cerchio è chiuso, e la guerra può ben cominciare. Come il Terzo Reich aveva ‘convinto’ il suo popolo che gli ebrei erano non esseri umani, sia pure di ‘razza inferiore’, ma pidocchi, topi, parassiti da eliminare, così oggi il Reich Americano ha svolto compiutamente la sua opera, diffondendo fin negli ultimi focolari dell’impero la nozione che l’arabo è il nemico, il cattivo, colui che aggredisce, colui dal quale a priori conviene difendersi. Paradossale convincimento, da parte di chi sta per scatenare, proprio sull’arabo, uno spaventoso genocidio. Paradossale convincimento, ed orrenda cultura. Ma è pur vero che chi semina vento raccoglie tempesta, e un giorno, ahinoi, quella cultura ci si ritorcerà contro.

 

3) Le nuove armi pronte ad essere usate contro l’Iraq (da Renata)

Un documento interessante sulle armi pronte per IraSe avete tempo e lo ritenete
opportuno fate delle fotocopie per questa sera.
Ciao
Renata


Subject: ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA
Date: Tue, 17 Dec 2002 22:56:05 +0100

Pronta la poderosa macchina americana
Iraq, ecco le nuove armi Usa che annienterebbero Saddam

High tech in assetto di guerra: con un solo lancio 16 missili possono
colpire 16 obiettivi diversi

Roma, 15 dic. - (Adnkronos) -
High tech Usa in assetto di guerra per annientare Saddam. Perché, se ci
sara', lo scontro frontale tra Stati Uniti e Iraq si giocherà anche, anzi,
quasi del tutto, sul terreno dell'alta tecnologia. Uno dei punti di forza
della poderosa macchina bellica americana. Che ha già dato prova di
nell'attacco ai talebani dell'Afghanistan
. Dimostrando che il 'desert
storm' del '91 fa gia' parte di un passato tecnologico vecchio come, o
forse piu', di un secolo.
Un passato nel quale, per esempio, i computer erano solo strumenti per
decisioni amministrative e che invece, questa volta, resi ancora piu'
sofisticati e potenti e dotati di schermi al plasma, avranno un ruolo
strategico tattico, in cui anche l'informazione e internet saranno armi
da guerra. Come quelle che useranno gli uomini dei corpi speciali, addestrati
per colpire dritto al cuore il potere del Rais.
In questa guerra tecnologica, nelle mani degli uomini di Bush ci saranno
armamenti come gli invisibili elicotteri Apache Longbow, capaci di
identificare 128 obiettivi con un solo 'sguardo'. Bastera' spingere un
comando per far vomitare dal ventre di uno solo di questi elicotteri 'senza
volto' ben 16 missili Helfire
. Che schizzeranno via tutti contemporaneamente, diretti dal radar nascosto sopra le gigantesche pale, ognuno su un obiettivo diverso da distruggere.
Missili ma non solo. Anche bombe, ovviamente. E tutte intelligenti.
Attrezzate con il joint direct attack munition, Jdam nel gergo veloce e
spasmodico da battaglia. Il Jdam e' il 'cervello' che guida la bomba
diritto sull'obiettivo e che puo' essere applicato a ordigni che vanno da
una tonnellata a 250 chili. Secondo molti esperti, contro Saddam gli Usa
schiereranno tutte bombe 'intelligenti', rispetto al 30 per cento usato
in Kosovo o al 60 per cento schierato nell'ultimo conflitto in Afghanistan.
Ma un bilancio di quanto e come gli Usa sono equipaggiati per l'addio al
Rais iracheno si puo' tracciare anche dalla imponente panoramica degli
armamenti a stelle e strisce messa in campo nella guerra contro il
terrorismo, in Afghanistan. Una prova generale di quello che ha in tasca
l'America
. Per 'Enduring Freedom', infatti, gli americani hanno schierato
oltre 30 mila uomini, 4 portaerei, oltre 30 navi da guerra, piu' di 300
aerei. A terra si sono mosse le forze speciali, mentre in patria erano
richiamati in servizio piu' di 25.000 riservisti. Di fronte a loro gli
eserciti Usa avevano poco piu' di 40 mila talebani armati di kalashnikov
o di alcuni vecchi Mig.


Armamenti di terra, mare e aria ma anche satelliti spia lanciati nello
spazio, su orbite top secret, per 'leggere' anche le piu' piccole
informazioni, entrati in azione contro la guerra al terrorismo, frutto
della rabbia e del dolore dell'11 settembre. In mare sono state posizionate
le portaerei ''Carl Vinson'', la ''Enterprise'' e la ''Theodore
Roosevelt'', ancorate nel Golfo, nell'oceano Indiano e nel Mediterraneo.
Mentre la ''Kitty Hawk'', partita dal Giappone senza dotazione di aerei
come supporto logistico, le altre tre, al momento dell'attacco, esponevano
sui loro giganteschi ponti 75 aerei da guerra, tra cui cacciabombardieri
d'attacco F-14 e F-18 e ricognitori EA-6B per la guerra elettronica.
Tra le unita' navali Usa schierate, erano oltre 30 gli incrociatori della
classe ''Aegis'' equipaggiati di speciali radar e apparecchiature
elettroniche per lanciare missili su differenti obiettivi, insieme a
cacciatorpediniere e sottomarini di attacco con a bordo missili Cruise.
Anche in aria gli Usa hanno dimostrato la loro supremazia tecnologica. Con
i loro bombardieri strategici B-1, B-2 e B-52, che hanno lasciato le basi
negli Stati Uniti e nell'isola britannica di Diego Garcia, nell'Oceano
indiano. Ed ancora. Contro il terrorismo e' scesa in campo anche l'ultima
versione dei B-52H usati in Vietnam e in grado di portare a bordo sempre
missili Cruise da lanciare anche da distanze di oltre 1.600 km.
E nella guerra all'Iraq a muovere le loro possenti pale non saranno solo
gli invisibili Apache Logbow, ma anche elicotteri come gli MH-53J ''Pave
Low'', silenziosissimi, dotati di sistemi agli infrarossi per muoversi
nella notte e capaci di portare a destinazione 30 uomini per volta delle
truppe speciali. Anche gli AH-64 ''Apache'', elicotteri d'attacco, che
hanno contribuito alle battaglie di ''Enduring Freedom'', potrebbero
prendere il volo sui cieli iracheni. Centinaia, infine, gli uomini
schierati in Afghanistan dei corpi speciali come i Berretti Verdi ed i
Ranger dell'Esercito Usa, insieme agli specialisti di trasporto aereo
dell'Air Force, che si potrebbero dirigere contro Saddam.
Ma il Rais potrebbe dover fare i conti anche con la leggenda dei Delta
Force. Negli Usa sono conosciuti come i 'fantasmi', in Afghanistan sono
arrivati preceduti da una fama da brivido. Sono i cosidetti proiettili
umani che potrebbero svolgere azioni determinanti nella battaglia che si
aprira' contro Saddam. Dei Delta Force si sa solo che sono circa 1.200
mastini, addestrati fino allo sfinimento e per azioni al di fuori di ogni
immaginazione. Quando si muovono lo fanno per uccidere. Quasi sempre
sferrando un unico colpo letale alla gola. Hanno un mandato a piede libero,
agiscono nelle cosidette operazioni 'casa per casa'. Le piu' terribili.
Quelle che si giocano solo col buio delle tenebre.

(ADNKRONOS)

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--
Francesco Iannuzzelli     francesco@peacelink.org
Associazione PeaceLink
http://www.peacelink.it

 

 

 

4)Walkouts

 

Preparativi per le nuove dimostrazioni contro la guerra in america

Segnaliamo la pratica di una nuova forma di movimento che si cominicia a praticare anche da noi:walkout, la passeggiata fuori dalle attività normali. E’ una forma di movimento intelligente e salubre fatta per aggirare la repressione del movimento antiguerra. A gruppi anche piccoli gli studenti disertano le lezioni e percorrono i campus e le città, così fanno gruppetti di cittadini tenendo piccolissimi comizi, affiggendo cartelli etc. Si preparano così con dei porta a porta fatti da centinaia di migliaia  di persone le nuove grandi scadenze generali. Ecco un comunicato giuntoci dall’answer.

 

 

Report form March 5 National Anti-War Moratorium
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TAKE IT TO THE WHITE HOUSE on March 15
Emergency National Anti-War Convergence

Thousands of people walked out today to protest war
against Iraq. Youth, students, and others left high
schools and middle schools, left college campuses, left
their workplaces and carried out hundreds of anti-war
actions in communities around the
United States today,
March 5. The anti-war movement emanates from every
community and has become a powerful force demanding a halt
to Bush's war drive.

The  A.N.S.W.E.R. Coalition participated in many of these
actions. Below are some preliminary reports on some of the
student actions that took place:

WASHINGTON DC
           Today at
Howard University there was a walkout
of approximately 200 students demanding money for
education, not for war. Youth and Student A.N.S.W.E.R.,
Amnesty International (HU chapter) and HUSA (Howard
University Student Association) organized the walk out.
The students rallied at the center of campus at
11:45am,
chanted and held a speak out.
           In northern
Virginia, there was a walkout
organized by
Yorktown (Arlington) Public High School
Students Against the War with the assistance of Youth and
Student A.N.S.W.E.R. The main
Yorktown student organizer
counted 140 people present at the demonstration, out of a
school of 800. After this demonstration was over a number
of students went to join the large and vigorous anti-war
demonstration happening in front of HB Woodland, organized
by the middle school students. When the students were
forced off the sidewalk by Arlington County Police, they
took the hallways of their school, running through every
hall chanting "Hell no we won't go, we won't fight for
Texaco!" Many teachers were present for this
demonstration. The A.N.S.W.E.R. Youth and Students joined
them.

CALIFORNIA
           San Francisco State University students rallied
on campus then blocked traffic on
19th Avenue in the
afternoon. Hundreds of
San Francisco high school students
walked out and marched through
San Francisco and passed
out flyers for the upcoming March 15 march. In
Oakland,
hundreds of students walked out, marched and then rallied
in front of City Hall.
           Seniors at
Arroyo High School walked out and
their principal has revoked their senior "privileges" and
is barring them from walking in the graduation ceremony.
Petaluma High School students walked out and blocked a
main street in front of their school. Walkouts also took
place at Berkeley High, City College of San Francisco,
San
Jose
State University
, San Jose high schools, Notredame
College
, Sonoma State University, California State
University
Sacramento, UCLA and at twelve other Los
Angeles
schools, UC Santa Barbara and many more.

NEW YORK CITY
           College and high school students walked out of
classes and converged on
Union Square in New York City,
overflowing the park at noontime. Many students traveled
to Hunter College -- part of the CUNY (City University of
New York) school system -- to join a walkout of hundreds
of Hunter students a little later in the day. As students
stood in the buildings holding banners that were visible
through the glass windows, speakers addressed an
overflowing crowd. They included City Councilmember
Charles Barron, Larry Holmes representing the A.N.S.W.E.R.
Coalition, and many student speakers.

You can send accounts of your school's or community's
action to
info@internationalanswer.org

TAKE IT TO THE WHITE HOUSE MARCH 15

The reason the anti-war movement is growing so fast is
that the world recognizes that the Bush Administration is
not only planning to carry out an illegal unprovoked
assault but that it intends to use methods that constitute
war crimes and crimes against humanity. The reign of
terror and violence is no longer a secret but the declared
policy and strategy of the Bush administration. Fearful
that a large number of
U.S. casualties will intensify a
political backlash at home, the war planners are openly
admitting that they intend to create maximum terror among
the Iraqi population. A front page article in the New York
Times today reported the Pentagon's plans for "unleashing
3,000 precision-guided bombs and missiles in the first 48
hours of the campaign. General Myers warned that the
American attack would result in Iraqi civilian
casualties...'But we can't forget that war is inherently
violent,' he said. 'People are going to die. As hard as we
try to limit civilian casualties, it will occur. We need
to condition people that that is war. People get the idea
this is going to be antiseptic. Well, its not going to
be.'" ("U.S. General Sees Plan to Shock
Iraq Into
Surrendering" New York Times,
March 5, 2003)

On March 15, tens of thousands will converge on the White
House in
Washington DC. THE PLAN FOR THE EMERGENCY
CONVERGENCE ON THE WHITE HOUSE is to gather at
12 noon at
the
Washington Monument (just south of the White House,
Constitution Ave. between 15th and 17th Sts. NW) for a
rally and march.

Contact information for BUSES, VANS AND CAR CARAVANS
traveling to DC -- and an easy-to-use form to sign up to
list the transportation options from your city -- go to:
http://www.internationalanswer.org/campaigns/m15/m15transp.html

A FLYER for the March 15 Emergency National Convergence on
the White House is available on the A.N.S.W.E.R. Coalition
web site. You can easily download a PDF of the national
flyer for the
Washington DC demonstration, as well as a
version for those in
New York City planning to travel to
DC. Flyers for West Coast events are also available. To
download flyers, go to
http://internationalanswer.org/campaigns/resources/index.html
If you cannot download and print the flyers, you can pick
up stacks at A.N.S.W.E.R. offices around the country, or
you can call us at 202-544-3389 and request a packet of
flyers.

For logistical information (updated daily) -- such as a
map of the rally area, directions, public transportation
in DC, disability access, parking, housing and more -- go
to
http://internationalanswer.org/campaigns/m15/logistics.html

-------------------------------------

FOR MORE INFORMATION:
http://www.InternationalANSWER.org
http://www.VoteNoWar.org
info@internationalanswer.org
New York 212-633-6646
Washington 202-544-3389
Los Angeles 213-487-2368
San Francisco 415-821-6545
 

Gli amerikani di Turchia

Le forze armate turche con la guerra americana

 

La situazione al confine nord dell’Iraq. I militari turchi portano il loro sostegno alla guerra americana, malgrado il voto negativo del parlamento. Preoccupazioni dei kurdi per i preparativi di invasione militare turca.

(notizie ritrasmette in francese da Roger Rommain-Belgio)

L'armée turque défie le "niet" du parlement! : il fallait s' y attendre ! La "démocratie" turque a ses limites. Les généraux veillent, comme au CHILI  d' Allende ... Cette sale guerre impérialiste ne va pas cesser de s' étendre. Le monde est en danger, par la grâce d' Adolf BU$H Jr et son cabot Tony BLAIR.

 

----- Original Message -----

From: editor@info-turk.be

To: flash@info-turk.be

Sent: Wednesday, March 05, 2003 4:23 PM

Subject: L'armée turque défie le "niet" du parlement!

 

 

Quatre jours après le "niet" du Parlement turc
au déploiement des forces américaines dans le pays

L'Armée turque a apporté son
soutien ferme à l'opération
américaine contre l'Irak
 

En plus, le chef d'état-major a sévèrement mis en garde  les Kurdes d'Irak contre toute opposition à une intervention de l'Armée turque
 

Après une attente de quatre jours suivant la giffle cuisante du parlement turc à Bush et à ses complices, l'allié principal des Etats-unis en Turquie, l'armée turque a finalement rompu son silence et a apporté son soutien ferme au déploiement de forces américaines dans le pays. Les militaires turcs ont également mis en garde de manière très sévère les Kurdes d'Irak contre toute opposition à leur propre possible intervention.

"Les vues des forces armées sont les mêmes que celles du gouvernement", a déclaré le chef d'état-major, le général Hilmi Ozkok, lors d'une rare intervention devant les journalistes, auxquels il a lu une déclaration écrite.

Le général Ozkok faisait référence à une motion du gouvernement du parti de la Justice et du Développement (AKP) rejetée samedi dernier par le Parlement. Elle prévoyait un déploiement de 62.000 soldats américains en Turquie et l'envoi de troupes turques dans le nord de l'Irak.

Le rejet de la motion, y compris par près d'une centaine des députés de la majorité gouvernementale, a provoqué surprise et déception à Washington.

"Nous avions pensé que si un front était ouvert dans le nord (de l'Irak) la guerre serait écourtée et que des évènements imprévisibles n'auraient pas lieu", a précisé le général turc.

"Malheureusement, notre choix n'est pas entre le bien et le mal, mais entre le mauvais et le pire", a-t-il dit, soulignant que "si nous ne participons pas à une guerre, (...) il nous sera impossible d'avoir notre mot à dire après la guerre".

Relevant que son pays n'avait ni les capacités, ni les moyens de prévenir à lui seul une guerre, le général Ozkok a indiqué que "la Turquie subira les mêmes dommages, qu'elle participe ou non au processus de guerre".

Il a par ailleurs prévenu les factions kurdes d'Irak qu'elles devraient assumer les conséquences d'une éventuelle confrontation avec l'armée turque, en cas d'intervention de celle-ci au Kurdistan irakien.

"Je leur rappelle notre droit légitime à défendre nos intérêts nationaux et j'espère qu'ils seront prudents et coopératifs", a-t-il dit.

"Ceux qui veulent remplacer la paix par la confrontation en assumeront également la responsabilité et les conséquences", a-t-il dit sèchement.

Lundi, des milliers de Kurdes irakiens avaient manifesté à Erbil contre un possible envoi de soldats turcs dans leur zone, qui échappe au contrôle de Bagdad depuis 1991, et ont brûlé le drapeau turc.

Ankara est très hostile à la création d'une entité kurde indépendante dans le nord de l'Irak, craignant que "ceci n'encourage une reprise de la rébellion parmi les kurdes de Turquie, juste de l'autre côté de la frontière."

La Turquie a déjà déployé plusieurs milliers de soldats dans le nord de l'Irak et s'était proposé d'en augmenter le nombre en cas de guerre.

Mercredi, des cocktails molotov ont été lancés par de inconnus contre la représentation à Ankara du Parti démocratique du Kurdistan (PDK), l'une des deux factions kurdes d'Irak, provoquant des dégâts mineurs, a rapporté l'agence Anatolie. (Info-Türk/AFP, 5 mars 2003)
 

Des Kurdes d'Irak manifestent contre un éventuel envoi de soldats turcs

Des milliers de Kurdes irakiens ont manifesté lundi contre un possible envoi de soldats turcs dans leur zone qui échappe au contrôle de Bagdad depuis 1991, selon un correspondant de l'AFP sur place.

Les manifestants ont parcouru plusieurs kilomètres à Erbil, dans le Kurdistan irakien (nord), criant des slogans hostiles à la Turquie et demandant "une protection internationale pour le peuple kurde".

Des partis politiques et différentes associations ont appelé à cette manifestation au cours de laquelle des étudiants ont brûlé des drapeaux turcs devant le siège d'agences de l'Onu.

Le peuple kurde "se soulèvera" si jamais l'armée turque envahit le nord de l'Irak dans le cadre d'une attaque des Etats-Unis pour renverser le régime de Saddam Hussein, a affirmé samedi le dirigeant kurde Massoud Barzani, à l'issue d'une conférence de l'opposition irakienne.

"Même si les troupes turques sont sous commandement militaire américain, ce ne serait pas acceptable pour nous", a déclaré à la presse M. Barzani, chef du Parti démocratique du Kurdistan (PDK).

Le PDK et l'Union patriotique du Kurdistan (UPK) se partagent le contrôle du Kurdistan irakien.(AFP, 3 mars 2003)
 

Un commandement politico-militaire conjoint pour le PDK et l'UPK

Les deux principales factions kurdes qui contrôlent le nord de l'Irak ont annoncé mardi la création d'un commandement politique et militaire conjoint, en raison des "circonstances critiques" dans la région.

Dans un communiqué co-signé par le Parti démocratique du Kurdistan (PDK de Massoud Barzani) et l'Union patriotique du Kurdistan (UPK de Jalal Talabani), les deux formations soulignent que "les circonstances critiques dans la région exigent davantage l'unité des rangs et la conjugaison des énergies".

Selon le communiqué, "le haut commandement conjoint" est chargé de la coordination entre les deux formations notamment dans "les domaines politique, militaire et administratif".

Le haut commandement est co-présidé par MM. Barzani et Talabani. Il regroupe des membres des deux formations.

Un responsable du PDK a estimé dans une déclaration à l'AFP que la mise en place de ce commandement unifié était "un indice sur la fin des divergences entre les deux factions et sur leurs efforts visant à unifier le discours politique des Kurdes en prévision de la prochaine étape".

Les deux factions, qui se disputaient le nord de l'Irak (qui échappe au pouvoir de Bagdad depuis la guerre du Golfe en 1991), avaient scellé fin 2002 leur réconciliation en ratifiant un accord de paix signé en 1998 à Washington. (AFP, 4 mars 2003)
 

Une partie des Turcomans craignent l'entrée des Turcs au Kurdistan irakien

Une partie des Turcomans du Kurdistan irakien se dit opposée à une opération militaire turque au Kurdistan et refuse de servir de prétexte à une intervention turque qui risquerait de se retourner contre eux.

Si d'un côté le parti du Front turcoman irakien, proche d'Ankara, menace d'appeler les Turcs à la rescousse en cas de "provocation" kurde, une autre partie des Turcomans du Kurdistan assure qu'elle sera aux côtés des Kurdes en cas d'entrée de soldats turcs au Kurdistan irakien qui échappe au contrôle de Bagdad depuis 1991.

"Nous avons la même position que les Kurdes sur la question", affirme Jawdat al-Najar, ministre turcoman chargé des questions de sa communauté au sein du gouvernement d'Erbil, dans la région contrôlée par le Parti démocratique du Kurdistan (PDK).

S'il le faut, "les Turcomans se battront contre les Turcs avec les Kurdes", n'hésite-t-il pas à ajouter alors que le ton monte entre responsables turcs et kurdes.

Selon le Front turcoman d'Irak, il y aurait trois millions de Turcomans mais selon d'autres estimations il y en aurait 500.000, répartis essentiellement dans les régions d'Erbil, Souleimaniyah, ainsi qu'à Kirkouk et Mossoul. Ces deux dernières régions sont actuellement contrôlées par Bagdad et convoitées par les Kurdes.

Le ministre turcoman, de son côté, évoque la fraternité ancestrale entre Kurdes et Turcomans, les nombreux mariages mixtes, les droits de la minorité qu'il représente: la liberté politique et d'expression - une dizaine de partis et associations, deux télévisions turcomanes, huit journaux et magazines, quatre radios, des programmes dans leur langue sur la radio satellitaire du PDK, des écoles turcomanes. Les Turcomanes du Kurdistan ne sont toutefois pas représentés au Parlement.

"Sous l'empire ottoman, les Turcomans, comme les Kurdes ou les arabes, étaient privés de liberté, enrôlés de force dans l'armée", rappelle-t-il.

Si ces responsables insistent sur les acquis et disent ne pas craindre de représailles en cas d'intervention turque, les Turcomans de la rue eux ne cachent pas leurs craintes.

Selon Gérard Gauthier de l'Institut français des langues, à Erbil depuis quatre ans, "les Turcomans ne se sentent pas du tout Turcs et n'ont aucun intérêt à voir arriver les soldats turcs. Mais ils se disent aussi que si cela arrivait, les Kurdes leur en voudront et que cela les mettra dans une situation impossible".(AFP, 5 mars 2003)
 

Une impasse sur Chypre mettrait en danger la candidature turque à UE

Une persistance de l'impasse sur un règlement à la division de Chypre mettrait en danger l'ouverture des négociations d'adhésion de la Turquie à l'Union européenne, a mis en garde mardi le commissaire européen à l'Elargissement Guenter Verheugen.

"Il est difficile de voir comment il serait possible d'entamer des négociations d'adhésion dans de telles circonstances", a estimé M. Verheugen, selon le texte, diffusé à Bruxelles, d'un discours prononcé devant des parlementaires britanniques à Londres.

Le commissaire européen a invité Ankara à "réfléchir aux conséquences" que revêtirait pour "ses aspirations à l'UE" une absence de règlement de la question chypriote.

A compter du 1er mai 2004, date prévue pour l'élargissement de l'Union à dix nouveaux membres dont Chypre, les 25 pays de l'UE élargie pourraient se trouver confrontés à une situation où la Turquie "ne reconnaît pas" pas l'un des leurs, a souligné Guenter Verheugen.

Le commissaire européen désignait de la sorte les autorités chypriotes grecques de Nicosie, reconnues par la communauté internationale mais pas par Ankara.

La Turquie a le statut de candidat à l'UE mais n'a pas encore entamé les négociations d'adhésion. Le sommet européen de Copenhague, en décembre, a décidé que l'Union se prononcerait à la fin de 2004 sur l'ouverture éventuelle de ces négociations, en fonction des progrès réalisés par Ankara dans ses préparatifs.

Chypre est divisée depuis 1974 entre Chypriotes grecs et Chypriotes turcs. Les deux camps ne sont pas parvenus à s'entendre avant le 28 février sur un plan de l'Onu proposant une réunification de l'île sur le modèle de la Confédération helvétique.

A l'invitation du secrétaire général de l'Onu Kofi Annan, les dirigeants chypriotes grec et turc ont promis de se rendre lundi prochain à La Haye pour donner leur réponse à la demande de l'Onu appelant à la tenue de référendums, dans le nord turc et le sud grec de l'île, sur le plan de paix.(AFP, 4 mars 2003)
 

La Turquie condamnée pour violation de la liberté d'expression de Yasar Kemal

La Turquie a été condamnée par la Cour européenne des droits de l'Homme pour violation de la liberté d'expression d'un écrivain, condamné pour un article critiquant la politique des autorités turques envers les Kurdes, a indiqué mardi la Cour dans un communiqué.

Yasar Kemal Gokceli, écrivain turc de 76 ans, avait été condamné en 1996 par la cour de sûreté de l'Etat à un an et huit mois de prison pour un article intitulé "Le ciel noir de la Turquie" publié en 1995 dans le livre "La liberté d'expression et la Turquie". La Cour de sûreté turque avait en effet considéré que ce texte visait "à attiser la haine et l'hostilité entre les citoyens d'origine turque et ceux d'origine kurde".

Le livre "La liberté d'expression et la Turquie" publié par la société CSY, qui a également déposé un recours devant la Cour européenne, avait fait l'objet d'une saisie.

La Cour européenne, soulignant notamment que certains passages "particulièrement acerbes" de ce texte empreint "d'agressivité certaine et de virulence" donnent au récit une "connotation hostile", estime malgré tout que cet article "ne saurait passer pour inciter à l'usage de la violence, à la résistance armée ou au soulèvement".

La Cour considère ainsi que la condamnation pénale de l'auteur et la saisie sont des mesures qui n'étaient pas "nécessaires dans une société démocratique" et condamne la Turquie pour violation de la liberté d'expression (article 10) de M. Gokceli et de la société CSY. (AFP, 4 mars 2003)
 

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Cobas e Br

Alla ricerca del traditore

I Cobas contro le speculazioni che li vogliono ispiratori dei Br

Al direttore de "La Repubblica"

L"agguato" ai COBAS

Nell’editoriale de "La Repubblica" di oggi, 4/3/2003, dal titolo "Alla ricerca del traditore", lo specialista Giuseppe D’Avanzo, giocando a fare l’investigatore sulle nuove BR, tende un vero e proprio agguato nei confronti dei COBAS e del sindacalismo di base, ritenuti il brodo di coltura da cui sarebbero scaturiti gli omicidi di D’Antona e Biagi.

La Confederazione Cobas respinge con sdegno tale teorema, denunciando la strategia che il governo e alcuni inquirenti stanno perseguendo con pervicacia e presunzione nei confronti della nostra organizzazione, rea di rappresentare settori consistenti di lavoratori nella lotta contro il neoliberismo e la guerra; lotta che a livello mondiale mobilita milioni di lavoratori/trici, cittadini/e e che sta esprimendo l’unica alternativa reale al capitalismo e alla guerra.

Le "nuove BR" rappresentano un "diversivo marginale" utile solo alla controparte e che –  nonostante l’eco, ma proprio per il disgusto provocato dagli omicidi - non riesce minimamente a scalfire la partecipazione alla lotta generale di massa.

Per chi ha a cuore le sorti dei lavoratori è un atto di umiltà analizzare quanto le cabine di regia Confindustriali e governative elaborano e decidono ai loro danni; il rifiuto delle politiche liberiste, della distruzione dei posti di lavoro (compresi i licenziamenti per la cancellazione/sospensione dell’art. 18) e dello stesso diritto del lavoro, è atto di resistenza legittima e praticata da milioni di persone alla luce del sole.

Non occorrono gli specialisti, né i raffinati intellettuali, né i "grandi vecchi" per smascherare il rozzo disegno liberista di ultraflessibilità e tagli del costo del lavoro.

Le BR "vecchie e nuove" sono utili solo allo sviluppo di leggi di emergenza e di una strategia paranoica di criminalizzazione del movimento contro il neoliberismo e la guerra senza se e senza ma.; e sono funzionali, così come la guerra preventiva di Bush, alla progressiva eliminazione dello stato di diritto e delle libertà collettive e individuali, sindacali, sociali e politiche.

Riteniamo la libertà di stampa un diritto universale e come tale difeso a prescindere.

Ma è uno sforzo vano, se "La Repubblica" non riconosce il danno grave provocato ai COBAS ed all’intero movimento dei lavoratori dalle allucinanti quanto gratuite illazioni del suo editorialista D’Avanzo, che, citando fonti anonime e contrastanti, con un’operazione da "linciaggio mediatico", indica all’opinione pubblica i COBAS come possibili mandanti degli omicidi D’Antona e Biagi, o peggio ancora.

La Confederazione Cobas pretende la immediata pubblicazione (domani stesso) di questo scritto con pari risalto dell’editoriale diffamatorio; se ciò non avverrà, saremo costretti ad adire le vie legali per difenderci da siffatte aggressioni, per tutelare i nostri iscritti e il prestigio di cui godiamo.

per la CONFEDERAZIONE COBAS

il portavoce nazionale Pino Giampietro (333/5773110)

Brescia, 4/3/2003

 

Coordinamento per la Salute Pubblica (Roma)

Prime vittime del Bioterrorismo: Chiusa la pediatria allo Spallanzani

 

PRIME VITTIME DELLA GUERRA ANNUNCIATA, I BAMBINI: CHIUSA LA PEDIATRIA DELLO SPALLANZANI PER FAR SPAZIO AL "BIOTERRORISMO"!

Se è vero che in Iraq, in seguito ai più di dieci anni di "embargo"
USA-Europa, sono 300.000 i bambini che ogni anno muoiono e soffrono per
assenza di cure, anche qui da noi, gli interessi che si celano dietro la
"guerra permanente e preventiva" mietono e mieteranno vittime "innocenti"
tra i bambini affetti da malattie infettive (vecchie e nuove.). Dal mese di
novembre dello scorso anno, arbitrariamente, quanto crudelmente, il
Commissario Straordinario dello Spallanzani  ha chiuso l'unico reparto di
pediatria di malattie infettive della città e del Centro-Sud! Tale scelta
rientra pienamente nel piano di trasformazione e di privatizzazione che con
il governo di centro-destra si è accelerato ulteriormente. Si punta alla
militarizzazione dell'I.R.C.C.S. L. Spallanzani sia per ottenere maggiori
finanziamenti che per regalare risorse umane e materiali alle
multinazionali (a capitale prevalentemente americano) dei farmaci e delle armi.

  L'obiettivo è quello trasformare l'Istituto Spallanzani in Istituto solo
per la ricerca e sperimentazione e non per la cura dei
malati,   finalizzando sempre più i ricoveri di degenti "selezionati" per
la ricerca e la sperimentazione gestita con interessi privati dalle
multinazionali del settore. Così da novembre succede che i bambini sono
curati in Day Hospital e quando hanno bisogno di ricovero la Direzione
dell'ospedale propone il ricovero nei reparti degli adulti, in promiscuità
con ogni tipo di degente e di problema sociale, oltre che sanitario.

E' stato chiuso il passaggio tra lo Spallanzani ed il S. Camillo che
permetteva una adeguata viabilità di personale e visitatori e facilitava i
trasferimenti e le consulenze per i pazienti più gravi e bisognosi, ora si
sta addirittura costruendo un muro -  il tutto nel pieno disprezzo della
salute e dei malati, una consultazione in tempi rapidi può salvare vite umane.

Sono stati istituiti nuovi laboratori sul bioterrorismo alla presenza di
ministro, assessore, politici vari, vantandosi dell'efficienza nel
trattamento e nello studio di agenti infettanti di classe A (o cl. 4, che
necessitano di strutture adeguate, cioè cl. 4, che non si sa se quelle
dello Spallanzani siano idonee ed autorizzate).

Da mesi è quindi nata una forte mobilitazione, interna ed esterna
all'ospedale, con scioperi, presidi, raccolte firme e manifestazioni che ha
prodotto la nascita di un ampio Coordinamento per la Salute Pubblica
(Aprile per la sinistra, Attac, Banca etica, Cittadinanza attiva TDM, Cobas
Spallanzani, Comitato di Resistenza Popolare, LILA, Rifondazione Comunista,
Verdi), interrogazioni parlamentari, ispezioni di parlamentari nella
struttura, ecc..

L'obiettivo è quello di far luce su cosa realmente si vuole fare di un
ospedale tanto importante quale lo Spallanzani, su cosa realmente si
manipola dentro i suoi laboratori (si è parlato di ebola, antrace, vaiolo,
virus neurotropi.) ed a quale fine, di far fronte all'attacco del
guerrafondaio governo Berlusconi sulle privatizzazioni e sui diritti alla
salute, e soprattutto per ridare certezza e dignità a tutti i bambini
affetti da qualsiasi malattia infettiva
RIAPRENDO IMMEDIATAMENTE L'UNICO REPARTO DI PEDIATRIA SPECIALIZZATO DI ROMA E DEL LAZIO
Coordinamento per la Salute Pubblica
(Aprile per la sinistra, Attac, Banca etica, Cittadinanza attiva TDM, Cobas
Spallanzani, Comitato di Resistenza Popolare, LILA, Rifondazione Comunista,
Verdi)
il coordinamento si riunisce tutti i lunedì dalle ore 18.00 alle 20.30 c/o
il C. S. "il Cantiere" in via G. Modena a Trastevere,

per contatti tel.: 340.8525308, e-mail: coordinamentosalute@libero.it
Roma, 05.03.2003